Il geniale inventore della V2, la micidiale bomba volante che avrebbe dovuto sconfiggere l’Inghilterra, ha un sogno infantile coltivato sin dalla giovinezza, arrivare sulla Luna. Osservare gli astri con il cannocchiale stimola l’immaginazione del giovane. 
Negli anni Venti cresce il desiderio di andare più veloci, più lontano, più in alto e la passione per la missilistica contagia il giovane fisico Wernher Von Braun, un ragazzo poco più che ventenne appartenente ad un casato aristocratico della Germania bene.

1942, un giovane von Braun (in abito scuro), e altri membri del suo gruppo di ricerca ricevere le congratulazioni da generale tedesco Erich Fellgiebel

È questo che alimenta la ricerca e lo spirito di Von Braun, il più geniale ma spietato manager di Adolf Hitler. Lo scienziato che aveva progettato un razzo per l’esplorazione del sistema extraterrestre, invece si piega agli ordini di Hitler per costruire un ordigno destinato a seminare morte. 
Quando Hitler sale al potere Von Braun è un dipendente civile dell’esercito; la politica non lo interessa e non nutre stima per il Nazismo, ma desidera capire quale conseguenze avrà il nuovo regime sul suo lavoro. Il Führer promette il riarmo e cerca tutte le innovazioni in materia di armamenti aumentando, tra l’altro, gli stanziamenti per il progetto missilistico.
Il primo settembre ’39 la Germania invade la Polonia, è la seconda guerra mondiale e Von Braun lavora per un’arma invincibile, la V2. Un missile potentissimo e velocissimo che supera la velocità del suono, un’arma imprendibile che una volta lanciata raggiunge l’obiettivo con tutto il suo carico di morte.
Il successo delle V2 attira le attenzioni di Hitler e dei vertici delle SS, ma le autorità militari incominciano a disinteressarsi del lavoro di Von Braun nella convinzione della “guerra-lampo”. Le armi che si progettano in quel centro, dove lavorano stravaganti scienziati, non faranno in tempo ad essere utilizzate. Ed allora è meglio che diano il loro contributo immediato allo sforzo bellico: arrivano le prime cartoline-precetto, sia per gli scienziati, sia per i tecnici e il personale ausiliario.
Von Braun sente mancarsi il terreno sotto i piedi e interessa il maresciallo von Brauchitsch, comandante in capo dell’esercito, e suo amico personale. Non solo il maresciallo fa revocare la chiamata alle armi del personale di Von Braun, ma assegna anche alla base 3.000 uomini, fra tecnici ed ufficiali dell’esercito. Non semplici soldati ma professori universitari delle più diverse discipline, dall’ingegneria alla chimica e alla fisica. 

Partenza di un razzo V2 nel 1943

Himmler, capo delle SS, visita Peenemünde, la località del mar Baltico dove nascono le V2, e capisce che lì sta nascendo qualcosa di decisivo per il volgersi della guerra. Per non restare escluso dalla creazione del missile Himmler offre detenuti lavoratori dei campi di concentramento. 
Nell’aprile ’43 Von Braun deve soddisfare le aspettative del Führer e Himmler sorveglia la produzione dei missili e lo stesso ingegnere che li ha creati.

In questo suo spiare poliziesco Himmler viene a sapere che Von Braun è stanco di lavorare sedici ore al giorno e che non crede nella “vittoria finale”, un’offesa grave per il regime nazista. Per le SS questo “semplice pensiero” è un crimine e il 22 marzo ’44 Himmler fa arrestare Von Braun e i suoi collaboratori. Sono accusati di aver pronunciato frasi disfattiste sull’esito del conflitto. È Albert Speer, l’architetto personale di Hitler e capo degli armamenti, che corre da Hitler per dirgli che i suoi uomini hanno fatto un madornale errore. Von Braun è rilasciato e torna alle sue ricerche.

Il 7 settembre 1944 il mondo è occupato a massacrarsi, ma per i londinesi quel giorno segna un fatto nuovo. La morte non arriva più dagli aeroplani che si possono avvistare, abbattere, e dentro i quali vi sono pur sempre degli uomini. La morte arriva dal cielo con una macchina nuova e incontrastabile perché piomba sul bersaglio a duemila chilometri l’ora e arriva prima del rumore stesso che produce. Niente può fermare la furia distruttrice della tonnellata di esplosivo racchiuso nella sua ogiva. Questa meraviglia della tecnica si chiama Vergeltungswaffe2 (ossia arma di rappresaglia 2), più nota come V2. È un razzo lungo 14 metri, ha una velocità massima di 5.000 km. orari, che gli permette di raggiungere 100 km. di quota, su nei cieli, quasi volesse toccare Dio. Tuttavia non è il Cielo che lo chiama, ma solo la miseria degli uomini, che gli impone di tornare verso terra a compiere la missione per cui è stato costruito: uccidere.

Il 21 luglio 1969, a poco più di vent’anni dalla fine della guerra, il mondo è incollato davanti ai televisori per assistere allo sbarco sulla superficie della Luna degli astronauti americani Neil Alden Armstrong e Edwin Eugene Aldrin. Sono arrivati fin sul nostro satellite spinti dal razzo “Saturno“, alto sessanta metri, hanno viaggiato ad una velocità di 40.000 chilometri all’ora. Ora sono lassù lontanissimi eppure così vicini al cuore di tutti.

L’orrore del 1944 e la poesia del 1969 hanno lo stesso padre, il fisico tedesco Wernher Von Braun, padre della missilistica, divenuto cittadino americano in modo avventuroso, direttore della NASA, l’ente spaziale americano. Il razzo Saturno è il discendente naturale della “Vergeltungswaffe2”, ma enormemente più potente di quest’ultima.

Nel 1977 Von Braun, concludendo una vita intensissima contrassegnata, come spesso accade per i geni, dalla solitudine, accanto ad un eccezionale bagaglio di conoscenze scientifiche lascia in eredità una serie di interrogativi morali irrisolti. Alla fine del conflitto Von Braun non ebbe problemi nell’abbandonare precipitosamente la patria Germanica. Ma probabilmente la sua patria, il luogo dei suoi sentimenti e dei suoi affetti, erano i razzi.


Testo ed immagini dal web e da gazzettadelsud.it