Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
18 gennaio, Santa Margherita d’Ungheria

18 gennaio, Santa Margherita d’Ungheria

Tra le figure femminili della prima generazione domenicana che attraggono la nostra attenzione, va collocata senza dubbio Margherita d’Ungheria, figlia del re Bela IV, della dinastia degli Arpad e della regina Maria Lascaris di origine bizantina.

Santa Margherita d’Ungheria – Vetrata Basilica di Santo Stefano (Budapest) – Wikipedia – Foto di Yoav Dothan, opera propria rilasciata con licenza GPL

Nei primi decenni dopo la morte di S. Domenico, non solo i Frati pre­dicatori avevano raggiunto i posti più remoti d’Europa, ma anche l’esercito orante e contemplativo delle Monache domenicane si era diffuso ovunque. 
Presso le Monache domenicane nel convento di S. Caterina, fondato a Veszprem sulle sponde del lago Balaton da pochi anni, fu portata nel 1245 Margherita che aveva appena tre anni. 
Ella era stata consacrata a Dio con voto dai suoi genitori prima ancora che nascesse, in un momento assai drammatico per la storia della nazione: i Tartari, popolazione barbara e crudele, stavano occupando l’Ungheria seminando dappertutto distruzione e morte. 
Il re e la regina, costretti a fuggire in Dalmazia, confidando nella misericordia di Dio, avevano promesso di donargli la creatura che stava per nascere se i Tartari si fossero allontanati. 
Dopo pochi giorni da quel loro voto i barbari, quasi inspiegabilmente, si ritirarono. La famiglia reale poté tornare in Patria dove nacque la nostra Santa, decimo germoglio in una famiglia la cui dinastia annovera parecchi Santi e Sante; la nascita di questa bimba fu una benedizione per tutto il Paese.

Come il piccolo Samuele condotto al tempio dalla madre Anna, così la piccola Margherita era stata affidata al monastero delle Suore domenicane per essere allevata secondo la vita religiosa. 
Presso il monastero venivano educate parecchie bambine nobili o ricche, perché fossero preparate ad una vita consona al loro rango e tutto era disposto perché lo studio, le preghiere, i lavori casalinghi si alternassero col gioco e il necessario riposo, secondo l’età. 
Margherita però manifestò subito un’anima eccezionale, profondamente assetata di Dio, capace di sottoporre il suo tenero corpo alla mortificazione per ricambiare l’amore del Figlio di Dio immolato per noi sulla croce. Ella si offrì tutta al Signore e mai volse indietro lo sguardo nel suo cammino di perfezione e di santità; anzi soffrì quando capì che, come principessa, era considerata una privilegiata di fronte alle compagne, soprattutto durante le frequenti visite che le facevano i genitori.

Imparò ben presto le preghiere in latino, specialmente i salmi e gli inni, ed avrebbe voluto unirsi alle preghiere corali delle monache, ma queste non glielo permisero.

Santa Margherita d’Ungheria – Wikipedia, pubblico dominio

Si dedicò allora alla preghiera nelle ore di ricreazione, mentre le compagne giocavano, tutte le volte che le riusciva di sottrarsi alla loro compagnia. Volle indossare il più presto possibile l’abito bianco e vivere già come una religiosa, per quanto fosse concesso alla sua età. 
Partecipava al coro, ai salmi notturni, alle Messe e si abbandonava a lunghe meditazioni. Si unì alle suore per tutti i lavori inerenti al culto e per quelli riguardanti le faccende domestiche del monastero.

A Veszprem rimase fin verso i dieci anni quando i suoi genitori fecero costruire un monastero che la accogliesse, insieme alle suore, nell’Isola delle Lepri, sul fiume Danubio, vicino alla città di Budapest; da quel momento l’isola si chiamò « Isola della Beata Vergine».

Margherita compiva dodici anni quando la Provincia domenicana ungherese ebbe l’onore di ospitare, nel convento di S. Nicola a Buda, il Capitolo Generale dell’Ordine e nelle mani del Maestro Generale Umberto di Romans ella emise la sua professione religiosa. Divenne in tal modo come il calice consacrato al servizio dell’altare e abbracciò con gioia la via dei consigli evangelici: povertà, obbedienza, castità. 
Si considerò come una vittima espiatrice dei peccati del suo popolo e praticò in modo rigoroso le più eroiche penitenze corporali, abbracciò la povertà più completa e visse nel nascondimento e nell’obbedienza, ritenendosi la serva di tutti.

Quando il re e la regina, nelle loro visite portavano doni preziosi, ella chiedeva che tutto venisse donato ai poveri e in aiuto alle chiese.

Nonostante i voti emessi, questa principessa «sposa di Cristo» incontrò un grande ostacolo: i genitori le chiesero di accettare il matrimonio col re di Boemia, Ottocaro II, per garantire alla nazione un alleato forte; avrebbero essi stessi ottenuto la dispensa dei Voti dal Sommo Pontefice.

Grande fu il turbamento di Margherita, ma risoluta e decisa la sua risposta: «Tagliate piuttosto a pezzi il mio corpo, prima che io trasgredisca la fedeltà che ho giurato a Cristo». E per mettersi al sicuro, il 14 giugno 1261, volle ricevere il velo e pronunziare i Voti solenni davanti all’altare di S.Elisabetta, sua zia, in presenza dell’Arcivescovo e di tutta la corte, quindi depose ai piedi del Crocifisso la corona d’oro che le era stata posta sul capo.
Da quel momento ancora più struggente fu il suo desiderio di identificazione con Cristo sposo, maestro, fine supremo. Piangeva moltissimo ai piedi del Crocifisso e dalla Croce attingeva tutta la sua scienza pronunciando queste sole parole: « Domine, me Tibi committo », « Signore, mi affido a Te».

Santa Margherita d’Ungheria – Statuetta sulla facciata della chiesa di San Michele a Pereg – Wikipedia – Own photo, opera propria rilasciata con licenza CC0

La sua brama di perfezione doveva essere frenata dalle Superiore e dal suo padre spirituale, P. Marcello. Fu proprio lui che le suggerì un giorno una regola semplicissima per camminare diritta verso la santità: « Amare Dio, disprezzare se stessi, non giudicare né disprezzare alcuno » .

Le parole e le azioni della nostra Santa furono talmente conformi a questa legge che dopo la sua morte furono dette « Regola di Sr. Margherita » .

La sua preghiera fu continua, nulla le interrompeva la sua unione con Dio benché si dedicasse ai lavori manuali più umili e sfibranti, come trasportare l’acqua in pesanti secchi, portare la legna e accendere il fuoco, scendere in cantina, attendere alla cucina, spazzare e lavare.

Non aveva nessun riguardo per se stessa, né si lamentava mai.

Serviva con particolare attenzione le sorelle ammalate, offrendo loro tutti i servizi richiesti, anche i più umilianti, e assecondando con gentilezza i loro desideri. Praticava con rigore i digiuni prescritti e ne aggiungeva altri di sua volontà: sette mesi all’anno viveva praticamente a pane ed acqua. A tutto ciò univa penitenze martorianti: flagellazioni, cilizi, scarpe con chiodi che macchiavano di sangue i suoi passi, veglie prolungate.

Quando riceveva la S. Comunione (a quei tempi avveniva 15 volte l’anno) fin dalla vigilia digiunava e manteneva un rigoroso silenzio, passava la notte umiliandosi davanti a Dio e trascorreva anche il giorno successivo senza cibo e lontana da ogni conversazione.

Queste austerità sembrano a noi, oggi, quasi inconcepibili, ma provenivano dall’intenso amor di Dio che spingeva Margherita alla ricerca della completa unione spirituale con Lui e si traduceva in impetrazione per il bene della Nazione e in riparazione per i peccati del popolo.

Il suo tenore di vita era « morte » per la natura e per il mondo esterno, ma era « vita vera » , intensa e purissima, in Cristo Gesù.
A ventotto anni Margherita, spossata dalle penitenze e dalle fatiche, era pronta per l’ultimo sacrificio: quello della sua vita.

József Molnár – La morte di Santa Margherita – Wikipedia, pubblico dominio

Morì il 18 gennaio 1270 e il suo corpo, che lei stessa aveva reso quasi disgustoso agli altri, trascurandolo in ogni modo, subito emanò un profumo soavissimo e divenne luminoso di celestiale bellezza.

Fu sepolta nel convento dell’isola davanti all’altare della Beata Vergine e ben presto molti fatti miracolosi avvennero invocando la sua protezione. 
Da molte parti del Regno ungherese giunsero pellegrinaggi di devozione alla sua tomba….

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Stralcio testo tratto da un articolo di Sr. M. Carla Bertaina pubblicato nella pagina domenicani.net sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…