Nato a Raffadali l’8 luglio 1924, padre Francesco Spoto è stato una delle figure più significative della Congregazione dei Missionari Servi dei Poveri (detti “bocconisti”), fondata a Palermo dal beato Giacomo Cusmano. Sacerdote, superiore generale e missionario, morì in Congo il 27 dicembre 1964, consumato dalla malattia e dalle violenze subite durante le persecuzioni dei guerriglieri Simba.

Panorama di Raffadali. – Wikipedia, pubblico dominio

Cresciuto in una famiglia semplice, ricevette dalla madre una profonda devozione alla Madonna degli Infermi, patrona di Raffadali, che lo accompagnò per tutta la vita.
Dotato di intelligenza vivace e forte volontà, entrò giovanissimo nel seminario del Boccone del Povero a Palermo, dove si distinse per impegno e serietà. Fu ordinato sacerdote il 22 luglio 1951 dal cardinale Ruffini e fin dall’inizio manifestò un chiaro zelo missionario, scegliendo come motto le parole del Vangelo: «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura».

Nel 1959, a soli 35 anni, venne eletto settimo superiore generale della Congregazione. Il suo governo fu segnato da un intenso rinnovamento: approvazione definitiva dell’istituto, avvio della causa di beatificazione di Cusmano, apertura dello studentato teologico a Roma e, soprattutto, la fondazione della prima missione africana dei bocconisti, a Biringi, nel Congo allora appena indipendente.

Nonostante la gravissima instabilità politica del paese, sconvolto dal conflitto tra le fazioni legate a Lumumba e Mobutu, padre Spoto decise di visitare personalmente la missione. Arrivò a Biringi il 6 agosto 1964, accolto con entusiasmo. Pochi mesi dopo, però, la regione cadde sotto il controllo dei guerriglieri Simba, ostili ai missionari.

Rifiutando ogni possibilità di fuga, padre Spoto rimase accanto ai suoi confratelli. Seguirono settimane drammatiche di fuga nella savana, tra fame, sete, malattie e violenze. Più volte percosso, gravemente ferito e ormai stremato, trovò conforto nella preghiera e nell’affidamento alla Madonna degli Infermi. La notte di Natale fu trasportato su una barella improvvisata; il 27 dicembre 1964 morì assistito dai confratelli.

Fu sepolto in fretta, nella nuda terra, per timore di profanazioni. Solo anni dopo le sue spoglie furono recuperate e traslate prima a Biringi e poi, nel 1984, a Palermo, nella parrocchia del Cuore Eucaristico di Gesù.

Il riconoscimento ufficiale del suo martirio avviò il processo di beatificazione. Il 21 aprile 2007, nella Cattedrale di Palermo, padre Francesco Spoto fu proclamato Beato, come martire della fede e testimone radicale del Vangelo vissuto fino al dono totale della vita.

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