Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
6 luglio – Santa Maria Goretti, martire della purezza

6 luglio – Santa Maria Goretti, martire della purezza

“Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”. (1^Cor.1,27-29).

 

“Dio ha scelto e ha glorificato una semplice contadinella, di origine povera. L’ha glorificata con la potenza del suo Spirito… Carissimi fratelli e sorelle! Guardate Maria Goretti; guardate il Cielo che essa ha raggiunto con l’osservanza eroica dei Comandamenti e dove essa si trova nella gloria dei santi… È diventata letizia per la Chiesa ed una fonte di speranza per noi “, diceva Papa Giovanni Paolo II, il 29 settembre 1991. Il Santo Padre pronunciava queste parole al termine del centenario della nascita di Santa Maria Goretti.

Giuseppe Brovelli-Soffredini – Santa Maria Goretti, pittura del 1929. – Wikipedia, pubblico dominio

Essa nacque il 16 ottobre 1890 a Corinaldo, in provincia di Ancona, in una famiglia povera di beni terrestri, ma ricca di fede e di virtù: ogni giorno, preghiere in comune e Rosario; la domenica, Messa e Santa Comunione. Maria è la terza dei sette figli di Luigi Goretti e di Assunta Carlini. Fin dal giorno dopo la nascita, viene battezzata e consacrata alla Santa Vergine. Il sacramento della Cresima le sarà dato all’età di sei anni.
Dopo la nascita del quarto figlio, Luigi Goretti, troppo povero per sostentarsi nel suo paese d’origine, emigra con la famiglia verso le vaste pianure, ancora malsane a quell’epoca, della campagna romana. Si stabilisce a Le Ferriere di Conca, al servizio del Conte Mazzoleni. Lì, Maria non tarda a rivelare un’intelligenza ed un giudizio precoce. Non le si potrà mai rimproverare un capriccio, una disubbidienza o una bugia. È veramente l’angelo della famiglia.
Dopo solo un anno di lavoro spossante, Luigi è colpito da una malattia che lo porta via in dieci giorni. Un lungo calvario comincia per Assunta ed i suoi figli. Maria piange spesso la morte del padre ed approfitta della minima occasione per inginocchiarsi davanti al cancello del cimitero: il suo papà è forse in Purgatorio, e siccome non ha i mezzi per far dire Messe per il riposo della sua anima, si sforza di supplire con preghiere.
Non si deve pensare che questa bambina pratichi la bontà naturalmente. I suoi progressi straordinari sono il frutto della preghiera. Sua madre dirà che il Rosario le era diventato in un certo modo necessario, e, infatti, essa lo porta sempre avvolto intorno al polso. Attinge dalla contemplazione del crocifisso un intenso amore per Dio ed un profondo orrore per il peccato.

“VOGLIO GESU’”

Maria anela al giorno in cui riceverà la Santa Eucaristia. Secondo l’uso di allora, deve aspettare fino all’età di undici anni.
Mamma, chiede un giorno, quando farò la Comunione?… Voglio Gesù”.
Le risponde la madre: “Come puoi farla? Non sai il Catechismo, non sai leggere, non abbiamo soldi per comprarti il vestito, le scarpe, il velo e non abbiamo un istante di libertà”.
Mamma – replica Maria – allora non farò mai la Prima Comunione! ed io non voglio più essere senza Gesù!”.
Ma cosa vuoi che faccia? – risponde la madre – Non posso vederti andare a comunicarti come una piccola ignorante“.
Ma finalmente Maria trova modo di prepararsi con una persona dei dintorni. Tutto il paese poi l’aiuta per farle avere i vestiti da comunicanda. Riceve l’Eucaristia il 29 maggio 1902.
Il fatto di aver ricevuto il Pane degli Angeli aumenta in Maria l’amore per la purezza, e le fa prendere la risoluzione di conservare a qualsiasi prezzo quest’angelica virtù. Un giorno, dopo aver sentito uno scambio di parole disoneste fra un ragazzo ed una delle sue compagne, dice indignata a sua madre: “Mamma, come parla male quella ragazza!”. “Fa’ ben attenzione a non partecipare mai a simili conversazioni”, l’ammonisce la madre. “Non posso neanche pensarci, mamma; piuttosto che farlo, preferirei…” e la parola “morire” le rimane sulle labbra. Un mese dopo, la voce del suo sangue finirà la frase…
Entrando al servizio del Conte Mazzoleni, Luigi Goretti si è associato con Giovanni Serenelli e suo figlio Alessandro. Le due famiglie hanno appartamenti separati, ma una cucina in comune. Luigi non ha tardato a rimpiangere la sua unione con Giovanni Serenelli, persona talmente diversa dai suoi, bevitore e senza ritegno nelle parole. Dopo la sua morte, Assunta ed i suoi figli sono caduti sotto il giogo dispotico dei Serenelli. Maria, che ha capito la situazione, si sforza di sostenere sua madre: “Coraggio, mamma, non aver paura, stiamo diventando grandi. Basta che Nostro Signore ci dia la salute. La Provvidenza ci aiuterà. Lotteremo, lotteremo!“.
Sempre nei campi, dopo la morte di suo marito, la Signora Goretti non ha il tempo di occuparsi né della casa, né dell’istruzione religiosa dei più piccoli. Maria si occupa di tutto, per quel tanto che può. Non si siede a tavola se non dopo aver servito tutti e prende per sé solo i resti. La sua disponibilità si estende anche ai Serenelli. Dal canto suo, Giovanni, la cui moglie è deceduta all’ospedale psichiatrico di Ancona, si occupa ben poco del figlio Alessandro, solido marcantonio di diciannove anni, sboccato, vizioso, che si diverte a tappezzare la sua stanza di immagini oscene ed a leggere libri cattivi. Sul letto di morte, Luigi Goretti aveva presentito il pericolo che rappresentava per i suoi figli la compagnia dei Serenelli, ed aveva ripetuto più volte alla moglie: “Assunta, torna a Corinaldo!“. Purtroppo, Assunta è piena di debiti e vincolata da un contratto di affitto di fondo rustico.


UN GIGLIO IMMACOLATO


Maria Goretti in quella che si crede essere l’unica fotografia di lei esistente, scattata forse pochi mesi prima del suo assassinio nel 1902 – Wikipedia, pubblico dominio

Al contatto dei Goretti, qualche sentimento religioso si è risvegliato in Alessandro. Si associa talvolta al Rosario che essi recitano in famiglia; nei giorni festivi, assiste alla Messa; si confessa perfino, di tanto in tanto. Il che non gli impedisce di fare proposte disoneste all’innocente Maria che, all’inizio, non capisce. Poi, intuendo la perversità del giovane, la ragazza sta in guardia e respinge le lusinghe tanto quanto le minacce. Supplica sua madre di non lasciarla più sola in casa, ma non osa esporre chiaramente alla madre i motivi del suo spavento, perché Alessandro l’ha avvertita: “Se riveli qualcosa a tua madre, ti ammazzo”.
Il suo unico ricorso è la preghiera. La vigilia della sua morte, Maria chiede ancora, piangendo, a sua madre, di non lasciarla sola. Non ottenendo altre spiegazioni, la Signora Goretti crede che si tratti di un capriccio e non dà importanza alla supplica reiterata.
Il 5 luglio, si battono le fave sull’aia, ad una quarantina di metri dalla casa d’abitazione. Alessandro conduce un carro tirato da buoi e lo fa girare e rigirare sulle fave stese sul suolo. Verso le tre del pomeriggio, mentre Maria è sola in casa, Alessandro domanda: “Assunta, le dispiacerebbe guidare per un istante i buoi al posto mio?“. Senza nessun sospetto, la donna accetta. Maria, seduta sulla soglia della cucina, rammenda una camicia che Alessandro le ha dato dopo la colazione, sorvegliando nello stesso tempo la sorellina, Teresina, che dorme accanto a lei.
Maria!”, grida Alessandro. “Cosa vuoi?”. “Voglio che tu mi segua”. “Perché?”. “Seguimi!”. “Dimmi quel che vuoi, altrimenti non ti seguo”. Davanti a tanta resistenza, il ragazzo la prende violentemente per un braccio e la trascina nella cucina, di cui sbarra la porta. La bambina grida, ma la sua voce non giunge all’esterno. Non riuscendo a far cedere la sua vittima, Alessandro la imbavaglia e brandisce un pugnale. Maria trema ma non cede. Furente, il ragazzo prova a strapparle con violenza i vestiti. Maria si libera dal bavaglio e grida: “Non farlo… È un peccato… Andrai all’inferno“. Poco preoccupato del giudizio di Dio, il disgraziato alza l’arma: “Se non vuoi, ti ammazzo“. Davanti alla sua resistenza, la trafigge di colpi. La bambina grida: “Dio mio! Mamma!” e cade a terra. Credendola morta, l’assassino butta il coltello ed apre la porta per fuggire, quando la sente gemere ancora. Torna sui suoi passi, raccoglie l’arma e la trafigge di nuovo da parte a parte, poi sale nella sua stanza e vi si barrica.
Maria ha ricevuto quattordici ferite gravi; è svenuta. Ritornando in sé, chiama il Signor Serenelli: “Giovanni! Alessandro mi ha ammazzata… Venga…”. Quasi contemporaneamente, Teresina, svegliata dal rumore, lancia un grido stridente, che la Signora Goretti sente. Spaventata, dice al giovane figlio Mariano: “Va’ subito a cercare Maria; dille che Teresina la chiama”. In quel momento, Giovanni sale per le scale e, vedendo l’orribile spettacolo che si presenta ai suoi occhi, esclama: “Assunta, e anche tu Mario, venite!”. Mario Cimarelli, un operaio della fattoria, sale i gradini a quattro a quattro. La mamma arriva a sua volta: “Mamma!”, geme Maria. “Che cosa è successo?”. “E’ stato Alessandro, che mi ha voluto del male!“. Si chiamano il medico ed i carabinieri, che arrivano appena in tempo per impedire che i vicini, sovreccitati, mettano a morte Alessandro con un linciaggio.


NON UNA GOCCIA D’ACQUA!

Dopo un percorso lungo e molto penoso in ambulanza, si arriva all’ospedale, verso le ore venti. I medici si stupiscono che la bambina non sia morta a seguito delle ferite: sono stati colpiti il pericardio, il cuore, il polmone sinistro, il diaframma, l’intestino. Vedendola persa, chiamano il cappellano. Maria si confessa, perfettamente lucida. Poi, i medici le prodigano cure per due ore, senza anestesia. Maria non si lamenta. Non smette di pregare e di offrire le sue sofferenze alla Santissima Vergine, Madre del dolore.
Si concede a sua madre di rimanere al suo capezzale. Maria trova la forza di consolarla: “Mamma, cara mamma, ora sto bene!… Come stanno i fratellini e le sorelline?“. Maria è divorata dalla sete: “Mamma, dammi una goccia d’acqua”. “Mia povera Maria, il dottore non vuole, ti farebbe ancora più male“. Stupita, Maria continua: “È mai possibile che non possa avere una goccia d’acqua!“. Lancia uno sguardo a Gesù sulla Croce che, anche lui, aveva detto: “Ho sete!“, e si rassegna.
Il cappellano dell’ospedale la assiste paternamente. Al momento di darle la Santa Comunione, la interroga: “Maria, perdoni di tutto cuore al tuo assassino?“. Essa reprime una repulsione istintiva, poi risponde:
Sì, gli perdono per amore di Gesù… e voglio che venga anche lui con me in Paradiso… Lo voglio accanto a me… Che Dio gli perdoni, perché io gli ho già perdonato…“.
È con questi sentimenti, quelli di Cristo stesso sul Calvario, che riceve l’Eucaristia e l’Estrema Unzione, serena, tranquilla, umile nell’eroismo della sua vittoria. La fine si avvicina. La si sente chiamare: “Papà”. Finalmente, dopo un ultimo appello a Maria, entra nella gioia immensa del Paradiso. È il 6 luglio 1902: sono le tre del pomeriggio.


“PERDETE IL VOSTRO TEMPO, MONSIGNORE”

Tre mesi dopo il dramma, ha luogo il processo di Alessandro. Dietro il consiglio del suo avvocato, confessa: “Mi piaceva. L’ho spinta al male due volte e non ho potuto ricavarne nulla. Per dispetto, ho preparato il pugnale di cui mi sono servito“. Viene condannato a trent’anni di carcere. Finge di non rimpiangere affatto il suo crimine. Talvolta, lo si sente gridare: “Allegro, Serenelli, ancora ventinove anni e sei mesi e tornerai alla vita civile!“. Ma Maria, non lo dimentica.
Qualche anno dopo, Monsignor Blandini, vescovo della diocesi in cui si trova la prigione, ha l’ispirazione di visitare l’assassino per portarlo a pentirsi. “Perdete il vostro tempo, Monsignore, afferma il secondino, è un duro!”. Alessandro riceve il vescovo borbottando. Ma, al ricordo di Maria, del suo perdono eroico, della sua bontà, dalla misericordia infinita di Dio si lascia toccare dalla grazia. Quando il prelato se ne va, piange nella solitudine della sua prigione, con grande stupore dei secondini.
Una notte, Maria gli appare in sogno, vestita di bianco, nei giardini fioriti del Paradiso. Sconvolto, Alessandro scrive a Monsignor Blandini: “Rimpiango tanto più il mio crimine, perché sono conscio di aver tolto la vita ad una povera ragazza innocente che, fino all’ultimo momento, ha voluto salvare il suo onore, sacrificandosi, piuttosto che cedere alla mia volontà criminale. Domando pubblicamente perdono a Dio ed alla povera famiglia, per il grande crimine commesso. Voglio sperare che otterrò anch’io il perdono, come tanti altri su questa terra“. Il suo pentimento sincero e la buona condotta in prigione gli valgono di essere liberato quattro anni prima del termine della pena. Trova allora un posto di giardiniere in un convento di Cappuccini, a Macerata, e vi si mostra esemplare. E’ ammesso al Terz’Ordine di San Francesco.
Grazie alle sue buone disposizioni, Alessandro è chiamato a testimoniare al Processo di Beatificazione di Maria. È qualcosa di molto delicato e di molto penoso per lui. Ma confessa: “Devo riparare e fare tutto quel che posso per la sua glorificazione. Il male è tutto dalla mia parte. Mi sono lasciato andare alla passione brutale. Ella è una santa. Una vera martire. È una fra le prime in Paradiso, dopo quel che ha dovuto soffrire per causa mia“.
A Natale del 1937, si reca a Corinaldo – dove Assunta Goretti si è ritirata con i suoi figli -, unicamente per riparare e chiedere il perdono alla madre della vittima. Non appena è davanti a lei, chiede piangendo: “Assunta, mi perdona?”. “Maria ti ha perdonato, non dovrei perdonare anch’io?“, balbetta questa. Nel giorno di Natale, gli abitanti di Corinaldo sono non poco stupiti e commossi di veder avvicinarsi alla Tavola Eucaristica, l’uno accanto all’altra, Alessandro e Assunta.

 

“GUARDATELA!”

L’influenza di Maria Goretti, canonizzata come martire da Papa Pio XII, il 26 giugno 1950, continua ai nostri giorni. Papa Giovanni Paolo II la propone come modello ai giovani:
La nostra vocazione alla santità, che è la vocazione di chiunque sia battezzato, è incoraggiata dall’esempio della giovane martire. Guardatela, soprattutto voi adolescenti, voi giovani. Siate, come lei, capaci di difendere la purezza del cuore e del corpo; sforzatevi di lottare contro il male e il peccato, alimentando la vostra comunione con il Signore attraverso la preghiera, l’esercizio quotidiano della mortificazione e la scrupolosa osservanza dei comandamenti” (29 settembre 1991).

Santuario di Nostra signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti a Nettuno (RM)- Wikipedia, file di Stefano.nicolucci  Trasferito da it.wikipedia su Commons da Croberto68. e rilasciato con licenza CC BY-SA 3.0

Santa Maria Goretti, ottienici da Dio, attraverso l’intercessione della Santissima Vergine e di San Giuseppe, la forza soprannaturale che ti ha fatto preferire la morte al peccato, affinché seguiamo le tue tracce luminose con gioia, con energia e con ardore !

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: lavocecattolica.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…