Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Appunti di mitologia norrena

Appunti di mitologia norrena

Con mitologia nordicamitologia norrena o mitologia scandinava ci si riferisce alle credenze religiose pre-cristiane e alle leggende di popoli scandinavi (Danesi, Svedesi, Norvegesi), inclusi quelli che colonizzarono l’Islanda e le Isole Fær Øer, dove le fonti scritte della mitologia norrena furono assemblate. È da ritenersi pressoché separata da quella germanica (che include anche la strettamente correlata mitologia anglo-sassone), che è più tarda e con cui vi sono solo alcuni punti in comune in quanto le divinità della mitologia germanica sono trasposizioni di quelle norrene.

La mitologia norrena non è frutto di una “religione rivelata”, in quanto priva di una fondazione storica individuale.
Per la maggior parte dell’età vichinga venne trasmessa oralmente e le nostre conoscenze al suo riguardo sono principalmente basate su testi medievali (in particolare le due versioni dell’Edda), compilati successivamente all’introduzione del cristianesimo.

Nel folklore scandinavo, queste credenze sono durate a lungo anche successivamente al medioevo, in alcune aree rurali si sono conservate fino ai nostri giorni, venendo di recente rivivificate o reinventate, come l’Ásatrú o Odinismo.
La mitologia norrena si è conservata anche come fonte d’ispirazione letteraria, produzioni teatrale, cinematografica e videoludica.

Hermann Burghart – Valhalla – Progetto per la messa in scena del 1878 dell’opera ‘L’oro del Reno’ di Richard Wagner – Wikipedia, pubblico dominio

Secondo la mitologia norrena la terra si chiama Miðgarðr (lett. “recinto centrale”). Circondata dalle acque, alla sua sommità si trova Asgarðr, la dimora degli dei, raggiungibile unicamente tramite Bifröst, il ponte dell’arcobaleno. I Giganti vivono all’esterno del mondo, al Nord, in un luogo chiamato Jötunheimr (“Paese dei giganti”). La dea Hel governa il sotterraneo regno omonimo, luogo predestinato ai defunti. Nel Sud vi è l’infuocato e misterioso reame di Muspell, il Múspellsheimr dimora dei giganti del fuoco.
Ulteriori regioni dell’immaginario norreno sono Álfheimr dimora degli “elfi chiari (ljósálfar), Svartálfaheimr dimora degli elfi oscuri (ma questa divisione tra elfi è fatta unicamente dal poema di Snorri), Niðavellir le miniere dei Nani.


Frontespizio di un manoscritto dell’Edda in prosa, che mostra Odino, Heimdallr, Sleipnir e altre figure della mitologia norrena – Wikipedia, pubblico dominio

Come si è detto le fonti principali della mitologia norrena sono le due versioni dell’Edda:

1) L’Edda in prosa (conosciuta anche come Edda di Snorri o Edda recente), è un manuale di poetica norrena che contiene anche molte storie di mitologia norrena. Il suo intento era di fare capire ai lettori e ai poeti norreni le sottigliezze dei versi allitterativi (versi che ripetono spesso gli stessi suoni), e di afferrare il significato celato di molte kenningar di uso frequente nella poesia norrena. Fu scritta dal dotto storico islandese Snorri Sturluson attorno al 1220. Sopravvive in sette manoscritti principali, scritti all’incirca fra il XIV e il XVII secolo.

L’Edda in prosa è composta da un prologo e tre parti:

  1. Fyrirsögn ok Formáli (intestazione e prologo)
  2. Gylfaginning (l’inganno di Gylfi) (20.000 parole circa), nel quale Snorri presenta i miti e le divinità più importanti, attraverso episodi tratti dalla cosmogonia e dalla mitologia.
  3. Skáldskaparmál (dialogo sull’arte poetica) (50.000 parole circa), nel quale Snorri si occupa delle metafore (kenningar), molto in voga presso gli scaldi.
  4. Háttatal (trattato di metrica) (20.000 parole circa), nel quale l’autore esamina i ritmi e i tipi di strofa

2) L’Edda poetica (anche nota come Edda in poesia o Edda maggiore) è una raccolta di poemi in norreno, tratti dal manoscritto medioevale islandese Codex Regius. Insieme alla Edda in prosa di Snorri Sturluson, l’Edda poetica rappresenta la più importante fonte di informazioni a nostra disposizione sulla mitologia norrena e sulle leggende degli eroi germanici. I ventinove canti che compongono l’Edda poetica, di differente antichità e provenienza, possono essere divisi più o meno in due categorie: i primi dieci canti sono di argomento sapienziale-mitologico e riguardano le imprese degli dèi; i seguenti diciannove sono di argomento eroico, incentrati – tranne il primo, il Carme di Völundr – sulle gesta degli eroi dei Völsunghi, tra cui spiccano Helgi e Sigurðr. Presenti solamente in manoscritti recenti rispetto al Codex Regius, non anteriori al XVII secolo, sono, invece, altri due carmi eddici: Grógaldr (Incantesimo di Gróa) e il Fjölsvinnsmál (Il lamento di Fjölsvidhr), editi normalmente assieme col nome di Svipdagsmál (Il lamento di Svipdagr). Lo Svipdagsmál è un poema epico simbolico che presenta varie similitudini con un canto canonico dell’Edda poetica: Skírnismál(Il discorso di Skírnir).

 

In principio c’erano il mondo del ghiaccio Niflheimr e il mondo del fuoco Muspellsheimr e tra di essi Ginnungagap, un “vuoto sbadigliante”, nel quale non viveva niente

Qui fuoco e ghiaccio si incontrarono, dando forma al gigante primordiale, Ymir e alla vacca cosmica, Auðhumla il cui latte nutrì Ymir. La mucca leccò il ghiaccio, dando forma al primo dio Buri, che fu il padre di Borr, padre a sua volta del primo Æsir, Óðinn, e dei suoi fratelli, Víli e Vé. Da Ymir discese invece la razza dei Giganti. Quindi i figli di Bor, Óðinn, Víli e Vé, uccisero Ymir e con il suo corpo formarono il mondo.

Lorenz Frølich – Ymir viene ucciso da Froelich – Wikipedia, pubblico dominio

Gli dei regolavano il passaggio dei giorni e delle notti, così come delle stagioni. I primi esseri umani furono Askr ed Embla (frassino e olmo), formati dal legno e portati in vita ancora da Óðinn, Víli e Vé[1]. Sól è la dea del Sole, una figlia di Mundilfœri, data in sposa a Glenr. Ogni giorno cavalca nel cielo sul suo carro trainato da due cavalli chiamati Alsviðr e Árvakr. Sol è perennemente inseguita da Sköll, un lupo che vuole divorarla (probabile spiegazione delle eclissi), e che prima o poi la raggiungerà. Fratello di Sol è Máni, la Luna, anch’egli inseguito da un lupo, Hati. Uno scudo, chiamato Svalinn, si interpone tra la Terra e il Sole, per impedire che questi bruci il suolo con la sua eccessiva violenza.

La veggente descrive quindi il grande albero Yggdrasill e le tre norne che tessono le trame del fato ai suoi piedi. Quindi descrive la guerra primordiale tra Æsir e Vanir e l’omicidio di Baldr. A questo punto rivolge la sua attenzione al futuro.

Al termine del tempo le forze del caos prenderanno il sopravvento, spezzando le loro catene. Guidate da Loki, daranno il via al Ragnarök, la battaglia finale tra la luce e la tenebra.

Peter Nicolai Arbo – La caccia selvaggia di Odino – Galleria nazionale di Oslo – Wikipedia, pubblico dominio

Le due forze contrapposte si annienteranno a vicenda, distruggendo con loro l’intera creazione. Dalle sue ceneri, tuttavia, un nuovo mondo risorgerà, una nuova coppia originaria, Líf e Lífþrasir (salvatisi dal Ragnarök nascondendosi nel bosco di Hoddmímir o nel frassino Yggdrasill a seconda delle varie credenze), ripopolerà Miðgarðr, ricominciando così un ciclo di ascesa e decadenza.

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Stralcio testo tratto dalla pagina: voxcalantisindeserto.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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