
Rodolfo Lanciani, 1893. Illustrazione di una statua trovata nel santuario di Semo Sancus sul Quirinale – Wikipedia, pubblico dominio
Il culto di Semo Sancus Sanctus Dius Fidius giunse a Roma in epoca molto antica per tramite dei Sabini, primi colonizzatori del colle Quirinale.
In ambito romano la divinità era conosciuta soprattutto con il nome di Dius Fidius, dio dei giuramenti e della buona fede.
Figlio di Giove Diespiter, personificazione della luce celeste, Sancus era considerato il garante supremo della verità, il vendicatore della disonestà e il custode della santità dei contratti, del matrimonio e dell’ospitalità.
A lui si ricorreva quando si stipulavano patti solenni: la sua funzione lo avvicinava a Ercole, anch’egli invocato come protettore dei giuramenti.
Nell’antica Roma esistevano due santuari dedicati a questa divinità. Il più antico sorgeva sul Quirinale, in prossimità dell’attuale chiesa di San Silvestro, ed era attribuito alla fondazione sabina del re Tito Tazio. Un secondo santuario era situato sull’Isola Tiberina, non lontano dal tempio di Giove Giurario.
Il tempio del Quirinale, restaurato da Tarquinio il Superbo e inaugurato nel 466 a.C., fu oggetto di importanti scavi ottocenteschi.

Rodolfo Lanciani – Wikipedia, pubblico dominio
L’archeologo Rodolfo Lanciani ne individuò le fondamenta nel 1881, descrivendolo come un edificio rettangolare di grandi dimensioni, costruito in travertino e ornato di marmi bianchi, circondato da altari e basi di statue votive. Le fonti antiche lo chiamano talvolta aedes, talvolta sacellum, poiché si trattava probabilmente di uno spazio sacro a cielo aperto.
Proprio questa caratteristica aveva un valore simbolico: i giuramenti venivano pronunciati sotto la volta del cielo, alla presenza diretta della divinità luminosa.
Dionigi di Alicarnasso riferisce che in questo tempio era conservato uno dei più antichi trattati di Roma, quello con la città di Gabii, inciso su pelle di bue sacrificato e fissato su uno scudo.
Un’altra tradizione ricorda il ritrovamento, sull’Isola Tiberina, di una statua arcaica di Semo Sancus, a grandezza naturale, dal volto realistico ma priva delle mani, circostanza che rende incerta l’identificazione dei suoi attributi.
Nel culto di Sancus si riflette una delle esigenze fondamentali della civiltà romana arcaica: garantire la fiducia reciproca, la lealtà nei patti e la sacralità della parola data, valori senza i quali nessuna comunità avrebbe potuto durare.




