Per la prima volta, in modo esplicito, fu stabilito a Utrecht che il sistema delle relazioni internazionali dovesse riposare sull’equilibrio delle forze.
Il trattato tra Francia e Inghilterra, del 13 luglio 1713, fu concluso «ad firmandam stabiliendamque pacem ac tranquillitatem Christiani orbis, justo potentiae aequilibrio» fra le antiche potenze, Austria, Francia, Inghilterra, cui si aggiunsero poi Russia e Prussia.

L’Europa nel 1713 come disegnata dal trattato di Utrecht

Vi era però qui una concezione dell’equilibrio diversa dalla precedente: se uno fra i grandi Stati avesse cercato ora di acquistare nuovi territori, a spese dei più piccoli, le altre Potenze avrebbero immediatamente avanzato pretesa ad un giusto compenso, che consisteva nell’ingrandirsi esse pure, per ristabilire l’equilibrio.

Il principio dell’equilibrio è si può dire, dopo i trattati di Westfalia, il punto di partenza e la causa di tutte le guerre, delle alleanze e delle coalizioni a servizio e strumento di buona o cattiva politica internazionale, e gli sforzi compiuti dagli Stati per attuarlo, specialmente dopo i trattati di Utrecht, confermano sempre più l’evoluzione che si va compiendo, nonostante tutto, nella vita internazionale, verso una più chiara coscienza di una comunanza di interessi e di fini fra i vari Stati d’Europa.

A provare questa asserzione nulla serve meglio che lo sviluppo raggiunto dal commercio marittimo e dalla navigazione. Il principio della libertà del mare combattuto nel secolo precedente da scrittori come Gentili, Selden e Sarpi, che si erano fatti difensori rispettivamente delle pretese di Spagna, Inghilterra e Venezia, non era riuscito ad affermarsi, nonostante la vigorosa difesa fattane da Ugo Grozio.

Nel secolo XVIII, il principio della libertà dei mari passò dalle discussioni teoriche al campo della pratica internazionale, dove però dovette strenuamente lottare prima di riportare completo trionfo.

Ma il terreno sul quale i trattati del secolo XVIII fecero passi giganteschi fu quello della libertà di navigazione dei neutri, in tempi di guerra, che culminò nella Dichiarazione di neutralità armata del 20 febbraio 1780 fatta per iniziativa di Caterina di Russia con la Prussia, la Svezia, la Danimarca, le due Sicilie, il Portogallo e l’Impero, contro l’Inghilterra che, in occasione della guerra di indipendenza di America, contro la Francia, la Spagna e l’Olanda, accampava esorbitanti pretese relative al commercio marittimo dei neutrali.