Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La lastra di Palenque

Era il giugno del 1952 quando l’archeologo messicano Alberto Ruz Lhuillier fece una scoperta sensazionale. 
Nel corso degli scavi iniziati nella città di Palenque, più di vent’anni prima, venne portato alla luce un reperto archeologico estremamente importante che rappresenta ancor oggi uno dei più misteriosi ed eccitanti quesiti della storia: la Lastra di Palenque
La città si trova nelle “tierras calientes”, dove si incontrano la piana del Campeche e gli altipiani del Chiapas, quasi al centro della penisola dello Yucatan, al confine tra Messico e Guatemala. Si dice che Palenque sia stata la più grande città dell’emisfero occidentale, poi circa 11 secoli fa, senza un apparente motivo, la popolazione la abbandonò e la lasciò alla giungla. 
Nel 1930, dopo secoli che era rimasta nascosta dalla vegetazione, si decise di iniziare gli scavi archeologici che due decenni dopo avrebbero portato al misterioso ritrovamento.

Palenque fu considerata dagli antichi Maya come uno di quattro angoli dell’universo. Il centro è un magnifico esempio di architettura maya di epoca classica, paragonabile solo a Tikal in Guatemala e a Copàn in Honduras. Quello che oggi resta di Palenque non è che una minima parte di un’antica città che si estendeva per ben 15 chilometri quadrati. Gran parte della sua storia, la città la porta scritta sui suoi monumenti sotto forma di rilievi e di glifi e l’universo maya si esprime attraverso le sue architetture: il mondo dei mortali è rappresentato dal Palacio mentre quello degli déi dai Templi del Gruppo della Croce.

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Ma è nel Tempio delle Iscrizioni, testimonianza in pietra della dinastia più potente di Palenque, che fu rinvenuta la Lastra.
Il sarcofago all’interno della camera sepolcrale conteneva il corpo di colui che era chiamato “halac uinic”, ossia il “Vero Uomo” e la copertura era costituita dalla famosa Lastra di Palenque.
Essa misura 380 per 220 cm, con uno spessore di 25, il peso è stato calcolato intorno alle 5 tonnellate e sopra vi è rappresentato un uomo raffigurato in una strana posizione, quasi a guidare un veicolo dei nostri tempi, impegnato ad armeggiare con delle leve e con un oggetto triangolare inserito al naso. 

Varie sono state, nel corso dei decenni, le interpretazioni del rilievo impresso sulla Lastra. Adrian Gilbert e Maurice Cotterel nel libro “Le Profezie dei Maya” sostengono che sulla pietra sia raffigurata la dea Chalchjuthlique e con lei gli dei Tlaloc, Tonatiuh e Ehecatl.
I simboli e i disegni rappresenterebbero il Popul Vuh scritto, con la creazione delle razze e le loro relative distruzioni.

Ma l’ipotesi più affascinante e fantasiosa vede raffigurato nell’uomo di Palenque, un antico astronauta. Secondo questa interpretazione, l’uomo della Lastra sarebbe impegnato a manovrare i comandi della propria astronave con tanto di fiamme che fuoriescono dalla base del mezzo. Dunque la lastra di Palenque potrebbe essere la rappresentazione di un astronauta preistorico. 
In effetti la storia e la mitologia di quasi tutti i popoli precolombiani è costellata dalla presenza di viaggiatori stranieri. I nativi della regione Chihuahua, in Messico, narrano di un’antica leggenda, il cui protagonista sarebbe un certo “ragazzo delle stelle”.

Prove più logiche e concrete di queste antiche visite da parte di esseri provenienti dallo spazio sono state fornite da Alan Landsburg nel suo libro “Alla scoperta di antichi misteri”. La sua indagine parte dal lago Titicaca situato tra Perù e Bolivia. Nella lingua degli antichi abitanti del luogo il nome di tal lago significa “pietra del giaguaro”. La cosa sorprendente è che quel lago visto dall’alto ha proprio la forma di un giaguaro. E’ possibile che la civiltà precolombiana fosse in grado di viaggiare nello spazio da dove ha potuto osservare la forma del Titicaca? 
Ma non finisce qui. 
Le numerose costruzioni megalitiche presenti in quelle zone hanno fatto supporre a molti studiosi che per la tecnica di costruzione “ad incastro perfetto” fosse necessario calare i massi dall’alto. Landsurg giunge alla seguente conclusione: circa 14.000 anni or sono dallo spazio vennero alcuni visitatori extraterrestri. Tali visitatori si stabilirono in quella zona ed insegnarono ai popoli là stanziati, i Maya e gli Inca, la propria tecnologia e le loro avanzatissime realtà culturali. 
Questi visitatori, inoltre, secondo quanto narrato dagli indigeni locali ad alcuni conquistadores spagnoli, erano in grado di curare i malati gravi e resuscitare i morti. In seguito, come testimoniano le leggende locali, essi abbandonarono improvvisamente i loro amici terrestri utilizzando “tappeti che viaggiavano sull’acqua”, ma preannunciando il loro futuro ritorno. Forse le nostre origini possono essere il frutto del lavoro oscuro di esseri provenuti dallo spazio, esseri che potrebbero averci dato l’intelligenza.

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tratto da: tanogaboblog.it

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