Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
La vita di Santa Teresa al Carmelo di Lisieux

La vita di Santa Teresa al Carmelo di Lisieux

“Non sono venuta al Carmelo per poter vivere con le mie sorelle,
ma unicamente per rispondere alla chiamata di Gesù”
(Santa Teresa del Bambino Gesù)

Cartolina postale – Chiesa del Carmelo a Lisieux – Wikipedia, pubblico dominio

A partire da questo momento Teresa esce definitivamente dopo 15 anni dalla comunità famigliare ed entra per sempre in una nuova comunità: La Comunità delle Carmelitane Scalze della “Réforme de Sainte Teresa en France, du Monastère du Sacré-Coeur et de l’Immaculée-Conception de Lisieux”, anche se proprio in questa nuova comunità ritroverà anche la vecchia comunità famigliare. Qui tuttavia per obbedienza alla regola deve innanzitutto rinunciare al tu famigliare e dare del “voi” alle stesse sue sorelle di sangue.

“Finalmente i miei desideri erano compiuti, l’anima mia provava una pace così dolce e profonda che mi sarebbe impossibile esprimerla, e da sette anni e mezzo questa pace mi è rimasta in mezzo alle prove più serie” (Ms A68v)

A Lisieux passerà nove anni che si riveleranno di grande ricchezza spirituale. Quando Teresa entrò al Carmelo vi si trovavano 26 suore e l’età media era di 47 anni. Il Carmelo di Lisieux che si trovava in via Livarot era stato fondato recentemente nel 1838 e una delle due fondatrici era ancora vivente proprio nello stesso Carmelo, si trattava di madre Genoveffa di Santa Teresa al secolo Claire Bertrand (1805-1891) nata a Poitiers. Teresa ebbe così modo di conoscerla e si fece una altissima opinione su di lei e la considerava una santa tanto che, quando poi morì e come Teresa stessa si esprime: “non se ne seppe più nulla”, in qualche maniera questo contribuì ad alimentare in un certo qual modo i suoi “cattivi pensieri” sull’esserci del nulla dopo la morte.

Le giornate di Teresa in monastero

  • 4,45 – sveglia – (d’inverno alle 5,45)
  • 5,00 – Preghiera
  • 6,00 – Petites heures de l’office (prime,tierce,sexte,none)
  • 7,00 – Messa et action de graces (domenica alle 8h)
  • 8,00 – colazione
  • – lavoro
  • 9,50 – Esame di coscienza
  • 10,00 – Pranzo
  • 11,00 – Ricreazione
  • 12,00 – Silenzio
  • 13,00 – Lavoro
  • 14,00 – Vespri
  • 14,30 – Letture spirituali
  • 15,00 – Lavoro
  • 17,00 – Preghiera
  • 18,00 – Cena
  • 18,45 – Ricreazione
  • 19,45 – Compieta
  • 20,00 – Silenzio
  • 22,30 / 23,00 – Dormire

Era lasciata a ciascuna carmelitana la facoltà di dedicare alla preghiera l’ora di siesta di mezzogiorno e l’ora di tempo libero la sera.

Stampa di ‘Santa Teresa di Gesù Bambino” – Wikipedia, pubblico dominio


Un direttore spirituale e il direttore dei direttori

Entrata al Carmelo, il padre gesuita Almire Pichon (nato nei dintorni di Alencon nel 1843 e morto a Parigi nel 1919) diviene il suo direttore spirituale anche se per poco tempo in quanto parte presto per il Canada e Thèrèse rimarrà in rapporto con il suo direttore solo per lettera. Purtroppo non è rimasto niente di questo epistolario tra l’altro non molto intenso. Il gesuita le scriveva solo una volta l’anno e le lettere di Thèrèse le ha distrutte tutte. Tuttavia questo direttore spirituale di Thèrèse è molto significativo nella vicenda di Thèrèse perché fu proprio lui che, benché come dice Thèrèse lamentandosene: “Mi trattava troppo come una bambina”, fu proprio lui invece che, lungimirante o forse guidato da una mano invisibile, le disse di fare di Gesù stesso, che è “il direttore dei direttori”, il suo direttore spirituale: “figlia mia, che Nostro signore sia sempre il suo Superiore e il suo maestro di noviziato”. Thèrèse, anziché sentirsi delusa, fu entusiasta di questo suggerimento e lo applicò alla lettera: “Lo fu, infatti, ed anche ‘il mio Direttore’.” Tuttavia Teresa a questo punto ci tiene a precisare:

“Non voglio dire, con ciò, che l’anima mia fosse chiusa alle mie superiore, ah!ben lungi da ciò, ho sempre cercato che fosse per loro un libro aperto; ma nostra Madre, spesso ammalata, aveva poco tempo per occuparsi di me.”(Manoscritto autobiogarfico A).

In seguito il gesuita fu anche testimone nel processo di beatificazione della santa e fu un ardente suo discepolo.

Stampa di Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un’anima scritta da sola, Lisieux, Ufficio centrale di Lisieux – Wikipedia, pubblico dominio

In difesa della priora madre Gonzaga

La priora del Carmelo ai tempi in cui vi ha vissuto questa suorina apparentemente insignificante ora divenuta dottore, era madre Maria di Gonzaga che è stata in tutti questi anni accusata e difesa a più riprese. In effetti gli accusatori di questa superiora hanno ragioni da vendere tantè che alcuni si son dovuti arrampicare sugli specchi per trovare qualche buon motivo in suo favore. E certamente il fatto che elargiva a sua discrezione il permesso di poter fare la comunione alla giovane novizia che riusciva a catturare topi per il suo amato gatto non depone certamente a suo favore. Alcuni addirittura l’hanno tacitamente accusata della morte di Teresa in quanto avrebbe potuto essere stata curata meglio e tempestivamente. La stessa Pauline Martin e le altre monache del cosiddetto “clan Martin” non hanno lesinato critiche e accuse nei suoi confronti dopo la dipartita dell’ “enfant cherie du monde”. Tuttavia è stato tramandato un anneddoto che sembra riaprire la discussione su questa figura di monaca in quanto malgrado il suo autoritarismo e capricciosità isterica(quando era giovane monaca aveva inscenato una grave crisi di gelosia verso un altra monaca minacciando addirittura il suicidio) la mostra comunque donna di un certo buon senso che evidentemente faceva difetto invece ad abati di grande studi. Intendiamo con ciò riferirci all’abate Youf, cappellano del Carmelo di Lisieux sin dal 1870.
Solo nella lettera del 1 settembre 1890 indirizzata alla sorella Pauline Teresa lo cita di sfuggita:
“Domani vado a trovare don Youf. mi ha detto di fargli un piccolo resoconto solamente da quando mi trovo al Carmelo. Preghi tanto perché Gesù mi lasci la pace che mi ha dato.”
Il termine “pace” è quì evidenziato da Teresa, quella stessa pace a cui la fondatrice del Carmelo la esorterà a stabilirsi come conquista.
Ma ritorniamo alla vicenda, ecco quanto riporta Guy Gaucher in “Teresa Martin” avvertendo comunque il lettore per una più chiara intelligilità della vicenda di tenere presente quel movimento della cultura religiosa rappresentato dalgiansenismo, le cui conseguenze avevano devastato la Francia ben più di ogni altro paese europeo: “…I tempi di ritiro continuano a essere per Teresa fonti d’inquietudine. I predicatori dell’epoca non si astengono dal terrorizzare le anime scrupolose insistendo sul peccato le sofferenze del purgatorio e perfino dell’inferno(…) Teresa sperimenta in quel momento grandi prove di spirito, tanto da domandarsi perfino se c’è un Paradiso. Come raggiungere la santità, se il peccato incombe talmente da ogni parte? Il cappellano stesso, l’abate Youf, è uno scrupoloso. Un giorno suor Teresa di Sant’Agostino, religiosa austera e di vita regolarissima esce in lacrime dal confessionale e va a picchiare alla porta della priora.
” Madre mia -le dice – il confessore mi ha detto che ho già un piede nell’inferno e che, se continuo così, vi metterò ben presto anche l’altro “.
” Stia tranquilla, io li ho già tutti e due ” le risponde madre Maria Gonzaga.
Suor Teresa comincerà il ritiro nel 1891 nel turbamento. Durante tutto il tempo di questi esercizi, dirà suor Agnese di Gesù, ” io la vedevo pallida e disfatta, non poteva più mangiare nè dormire, e sarebbe caduta ammalata se questi fossero durati a lungo “.
Non c’è che dire: almeno per quanto attiene a questo episodio, Maria di Gonzaga ne esce fuori a testa alta tanto da meritarsi la comprensione dei cultori di questa vicenda.

 


Annunci della notte della fede (1890 e 1891)

La notte della fede così come si manifestò chiaramente a partire dall’aprile 1896 non fu un fenomeno improvviso ma si era già annunciato precedentemente nel corso della breve vita di Teresa.

Abbiamo già una prima avvisaglia di quella che sarà l’ultima prova della fede nel 1890.

Questo primo annuncio è documentato in particolare nelle lettere di Teresa dei primi di settembre 1890. In particolare nella lettera alla sorella Pauline (Agnese di Gesù) del 1 settembre 1890 scrive:

“[…]non capisco il ritiro che faccio, non penso a nulla, in una parola sono in un sotterraneo pieno d’oscurità!…Oh! domandi a Gesù, lei che è la mia luce, di non permettere che le anime siano private, per causa mia, della luce di cui hanno bisogno, ma che le mie tenebre servano a rischiararle. Gli chieda pure che faccia un buon ritiro e che egli sia contento di me quanto lo può essere. Allora anch’io sarò contenta e accetterò, se questa è la sua volontà, di camminare tutta la mia vita per la via oscura che sto percorrendo, pur di arrivare un giorno al termine della montagna dell’amore.
Ma credo che questo non avverrà mai quaggiù.”

Questo ritiro avrebbe dovuto preludere alla pronuncia dei tre voti di obbedienza, castità e povertà dell’ 8 settembre e alla professione religiosa del 24 dello stesso mese. Quel giorno, il 24 settembre era presente anche la cugina e compagnia di infanzia Maria Guerin che proprio in quell’occasione decise che sarà carmelitana.

Dopo questo primo annuncio le tentazioni contro la fede dopo un periodo di tregua riprendono infatti in un secondo annuncio del calvario finale durante il ritiro spirituale avuto luogo dall’8 al 15 ottobre 1891 e predicato da padre Alexis Prou (1844-1914). Teresa così scrive a proposito di quest’altro evento:

“J’avai alors de grande épreuves intérieures de toutes sorte (jusqu’à me demander parfois s’il y avait un Ciel).”

“In quel tempo avevo delle grandi prove interiori, fino a domandarmi talvolta se esistesse un Cielo”

(Manoscritto autobiografico A -F.80 v°)

 

Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un’anima scritta da sola, Lisieux – Wikipedia, pubblico dominio

Un ritratto di Teresa al Carmelo

Madre Maria di Gonzaga così descriveva Teresa in una lettera inviata al monastero di Tours il 9 settembre 1890:
«Questo angelo di fanciulla ha diciassette anni e mezzo, ma la ragione di trent’anni, la perfezione religiosa d’una vecchia novizia consumata e il dominio di sé stessa: è una perfetta religiosa.» (Correspondance Générale)


La morte della fondatrice del Carmelo di Lisieux

Il 5 dicembre 1891 muore colei che nel 1838 era stata la fondatrice di questo nuovo Carmelo francese, quello di Lisieux. Da quello che Teresa scrive su Madre Genoveffa di Santa Teresa se ne desume che era la persona che più stimava degli abitanti del suo monastero.

“…Madre Genoveffa ha lasciato nel mio cuore un ricordo penetrante…Il giorno della sua partenza per il Cielo mi sentii particolarmente colpita; era la prima volta che assistevo a una morte, uno spettacolo veramente straordinario…Mi trovavo proprio ai piedi della santa morente e coglievo chiaramente i suoi più impercettibili movimenti. Pensavo che, durante le due ore passate così, la mia anima si dovesse riempire di fervore; invece una specie di insensibilità si era impadronita di me. Tuttavia, nel momento stesso della nascita al Cielo della nostra Santa Madre Genoveffa, la mia disposizione interiore cambiò e mi sentii ripiena d’una gioia e d’un fervore indicibili; era come se Madre Genoveffa m’avesse comunicato una parte della felicità che era già sua: sono sicura, infatti, che ella andò dritta in Cielo…” (Ms A78v)

Lotta di classe al Carmelo

La lotta di classe nel XIX secolo, che ancor oggi lo si ricorda come il secolo di Marx e non solo il XIX secolo, non risparmiava il Carmelo. Infatti l’estrazione sociale della maggior parte delle altre monache presenti al Carmelo, a parte la priora in carica che era di estrazione aristocratica, erano tutte figlie di contadini poveri, altrimenti di piccoli borghesi mentre il clan Martin composto da Teresa e le sue sorelle a cui si aggiungerà la cugina Guerin, venivano considerate figlie di ricchi.

Quale sintomo di quanto era nell’aria del tempo si racconta che mentre Teresa disponeva fasci di fiori attorno al feretro della madre fondatrice, viene aggredita verbalmente da una carmelitana evidentemente travolta da una sorta di invidia di classe:

“Si vede che quei gran mazzi di fiori sono stati donati dalla vostra famiglia; nasconderanno certo quelli dei poveri.”

Ma la nostra che, come è stato appurato, in quanto a spirito rivoluzionario ne aveva anche da vendere, ovviamente non le risponde e si rifugia come d’abitudine nel silenzio dove si celava il suo amico. (Fonte: “Una vita d’amore” di Jean Chalon)


Il sogno del cuore in eredità

Dopo poco tempo la morte di madre Genoveffa, Teresa fa un sogno che così racconta:

“Io non do importanza ai miei sogni, del resto ne ho raramente di simbolici, e mi domando perfino come mai, pensando tutto il giorno al Signore, io non me ne occupi di più durante il sonno. Generalmente sogno i boschi, i fiori, il mare, e quasi sempre vedo dei bambini belli, acchiappo farfalle ed uccellini come non ne ho visti mai. Lei vede, Madre, che se i miei sogni hanno una apparenza poetica, sono lungi dall’essere mistici…Una notte dopo la morte di Madre Genoveffa, ne feci uno consolante: sognai ch’ella faceva testamento, dando a ciascuna consorella una cosa che le era appartenuta; quando venne il mio turno, credevo di non ricevere niente perché niente le restava più, ma sollevandosi ella disse per tre volte con un tono penetrante: ‘A lei lascio il mio cuore’ ” (Msc A)

 

Una epidemia al Carmelo

Venti giorni dopo la morte della fondatrice del Carmelo di Lisieux, il 28 dicembre 1891, esplode una epidemia di influenza che sconvolgerà il Carmelo. Questa epidemia l’anno precedente aveva già fatto 70 mila vittime in Francia. Alcune tra le più anziane delle monache muoiono, le altre sono immobilizzate a letto. Solo Teresa e altre due carmelitane sono le uniche risparmiate dal flagello.

“La morte faceva sentire il suo dominio dappertutto; le più gravi erano curate da quelle che stavano a mala pena in piedi; non appena una sorella esalava l’ultimo respiro, eravamo costrette a lasciarla sola.” (Ms A79r)


Elezioni al Carmelo: Pauline Martin nuova priora

Nel febbraio del 1893 al Carmelo di Lisieux ci sono le nuove elezioni che avrebbero dovuto designare una nuova priora in quanto benché il mandato di priora a madre Maria di Gonzaga era già scaduto da un anno, le nuove elezioni erano state procrastinate per via dell’epidemia di influenza. Secondo le Costituzioni non si potevano ammettere al Capitolo più di due monache della medesima famiglia. Maria e Pauline vi figuravano già per cui Teresa non entrerà mai al Capitolo e non avrà mai il diritto di votare.

Non senza difficoltà risulta eletta nuova priora con mandato fino al marzo 1896 quella che fu ai Buissonnet la seconda mamma di Teresa, Pauline ora madre Agnese di Gesù. Agnese di Gesù, quale nuova priora, nomina la priora uscente, maestra delle novizie, tuttavia consiglia a Maria di Gonzaga di farsi aiutare nello svolgimento di questo incarico da Teresa quale vice-maestra. Madre Maria di Gonzaga accetta il consiglio sicché questo incarico per lei sarà una investitura solo formale perché di fatto la nuova maestra delle novizie sarà Thèrèse e tale rimarrà sino alla morte.

In MsA f.80 v° Teresa dice che poté veramente vivere non più nella “via del timore” proprio con l’elezione di Pauline a priora.


Tutta la famiglia Martin al Carmelo di Lisieux

Il 1894 è l’anno della morte di papà Martin che nei precedenti anni era stato colpito da arteriosclerosi cerebrale che gli aveva procurato stati di agitazione e gravi turbe psichiche. Come disse Teresa fu un calvario per tutta la famiglia. Nel “mondo” era rimasta Celine che tra l’altro si pensava, unica tra le sorelle, che si sarebbe maritata. Ma quando Louis morì anche Celine, che insieme ai signori Guerin gli prestava le ultime cure, entrò al Carmelo portandosi una delle nuove conquiste della nuova era tecnologica, la macchina fotografica, ed è a lei, che si deve, se sono rimaste fotografie di Teresa. Con l’arrivo dell’Intrepida (soprannome dato da papà Martin a Celine mentre Teresa era soprannominata l’orfanella della Beresina) tutta la famiglia Martin escludendo solo Leonie era al completo nello stesso Carmelo di Lisieux. Celine, ormai venticinquenne, delle sorelle Martin è quella che ha trascorso più tempo nel mondo, ha rifiutato molte domande di matrimonio e della vita spensierata e frivola al castello di proprietà dei Guerin scrive a Teresa:
…passiamo le giornate a sbellicarci dalle risa, mentre io sono assetata di solitudine.
Teresa mia!…Oh! ne ho fatte di meditazioni su di te, sul nostro affetto reciproco…mi sembra che…tu mi sia troppo indispensabile, perciò intuisci il resto!
Ma Celine entrando al Carmelo non porta solo la macchina fotografica ma anche un grosso quaderno sul quale ha copiato numerosi passaggi del “Vecchio Testamento” che Teresa non conosceva perché erano proibiti al Carmelo ed è proprio a questo quaderno che Teresa si interessa di più.

Teresa esala l’ultimo respiro. – Wikipedia, pubblico dominio

Viver d’amore – Morir d’amore

Il 26 febbraio 1895 compone la poesia “Viver d’amore” che secondo la sorella Celine, rimane la regina delle sue composizioni poetiche. In essa Teresa ancora una volta e meglio canta le ragioni dell’amore, quelle ragioni di cui, lei è consapevole che agli occhi del mondo appaiono una follia.

È un viver d’amore conseguente, radicale, estremista, il cui significato è quindi inevitabilmente anche “morir d’amore”. Questo “morir d’amore” per Teresa rappresenta la consapevolezza che non è possibile trovare facili compromessi tra le ragioni dell’amore e le ragioni del mondo, per cui viver d’amore è anche un uscire dal mondo, vissuto, come è tradizione delle correnti apocalittiche della cristianità, come un esilio da quella che sarebbe, in questa concezione, la vera patria.

Stampa di “Santa Teresa di Gesù Bambino, Storia di un’anima scritta da sola, Lisieux, Ufficio centrale di Lisieux (Calvados), e Bar-le-Duc, St. Paul Printing, 1937, edizione 1940”. – Wikipedia, pubblico dominio

.

Stralcio testo tratto dalla pagina: theresemartin.wordpress.com sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

.

vedi anche:

.