Alle falde dell’arco alpino occidentale, nel punto di confluenza del Po con la Dora Riparia, si distende Torino, metropoli polmone della regione Piemonte.
Il 6 giugno 1453 uno straordinario prodigio eucaristico si verificò in una delle piazze della città, richiamando e polarizzando l’attenzione della popolazione che in quel momento si aggirava per le vie adiacenti. Un ostensorio con un’ostia consacrata si innalzò nell’aria, avvolto in un alone di luce.
Miracolo spettacolare, avvenuto sotto gli occhi stupefatti di molti testimoni, di cui ci restano fonti documentarie sincrone, narrazioni successive degne di fede, testimonianze liturgiche e non ultimo, lo splendido monumento che è la Basilica del «Corpus Domini».

Chiesa Corpus Domini, Torino – Wikipedia – Immagine: Franco56 – fotografia personale rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0

Ma riprendiamo con ordine l’intero filo della narrazione.

Il fatto miracoloso avvenne nel contesto e in relazione ad uno dei tanti eventi bellici che dilaniarono gli staterelli in cui era divisa l’Italia di quel tempo, l’un contro l’altro armato. Nel maggio del 1453 le truppe di Renato d’Angiò scendevano in Italia per unirsi a quelle di Francesco Sforza, duca di Milano, nel tentativo di riconquistare il Regno di Napoli. Occupati alcuni castelli del Delfinato e valicato il Monginevro, i soldati si preparavano a superare il passo per la conca di Exilles. Qui, le milizie del duca Lodovico di Savoia, opposero una breve e fragile resistenza, avendo preventivamente, con abile manovra, occupato Exilles. Dominavano e controllavano così la gola, passaggio obbligato per le forze avverse. Fu proprio durante questa strategica e vandalica occupazione che alcuni soldati, meglio sarebbe chiamarli avventurieri e predatori, si abbandonarono al saccheggio più indiscriminato, tacitando ogni richiamo della coscienza, ormai ridotta ad uno straccio.

La chiesa, ad Exilles, ove venne trafugato il calice con l’ostia consacrata – Wikipedia, pubblico dominio

Uno di loro, rimasto senza nome e senza volto, entrò nella chiesa parrocchiale, si portò davanti al tabernacolo, ne forzò la porticina, ne estrasse l’ostensorio o teca, che racchiudeva l’ostia consacrata, e lo infilò in un sacco insieme ad altra refurtiva, senza alcuno scrupolo. Uscito dalla chiesa, collocò il sacco sul dorso di un giumento e si avviò, via Susa, Avigliana e Rivoli, alla volta di Torino. Non sappiamo se il sacco, strada facendo, passò ad altre mani. Certo si è che il 6 giugno del 1453, quel sacco, destinato a passare alla storia, entrò a Torino, e precisamente in «Piazza del grano», davanti alla chiesa di S. Silvestre, oggi denominata dello Spirito Santo.
Qui giunto, le cose finirono per complicarsi. Il giumento del sacrilego predone accidentalmente incespicò sull’acciottolato e, forse perché stanco e insieme affamato, rotolò a terra, come corpo morto cade. Conseguenza: il sacco, cadendo giù dalla groppa dell’animale, si aprì, dandosi in pasto alla curiosità dei frequentatori della piazza. Tra le varie cose, che componevano il campionario di frodo, si notò il sacro contenitore o ostensorio, chiamato anche «mostranza». Ed un particolare attirò l’attenzione dei presenti. L’ostensorio, come animandosi, lo si vide districarsi di mezzo a quella mercanzia e librarsi verso il cielo circondato da un alone di luce, che gli faceva da corona.
Erano circa le ore 17 del 6 giugno, mercoledì fra l’ottava del Corpus Domini. Testimone della scena, tra gli altri, fu un sacerdote, un certo don Bartolomeo Coccòno, il quale si precipitò a darne notizia al vescovo mons. Lodovico dei Marchesi di Romagnano.
Il presule, accompagnato da uno spontaneo corteo di clero e di popolo, si portò immediatamente sulla piazza di S. Silvestre, che si andava sempre più riempiendo di gente. Ivi giunto, davanti al perdurante insolito e stupefacente spettacolo, piegò le ginocchia, in segno di adorazione, e cominciò ad elevare all’Altissimo suppliche e pie invocazioni, cui rispondeva in coro la voce di tutto il popolo.

Mentre la commozione e la tensione cresceva, un improvviso fatto nuovo. Come a rispondere ad un invito, l’ostensorio si aprì e, lasciando libera nell’aria la grande Ostia, calò a terra. A tal vista l’intenerito pastore prese tra le mani un sacro calice e lo sollevò in alto, in segno di viva implorazione. Mirabile a dirsi, la sacra Ostia cominciò a scendere lentamente sino a posarsi dentro il calice che il Vescovo stringeva tra le mani.
Con una solenne processione, tra il tripudio e la commozione di una incontenibile folla, la santa Ostia fu portata nella vecchia cattedrale di S. Giovanni Battista. Qui, rinnovate e moltiplicate le preghiere e le invocazioni, il pastore benedì il popolo di Dio con la miracolosa Ostia, che poi ripose nel tabernacolo. Questo il filo aureo della narrazione del prodigio eucaristico di Torino.

Image by Camilo Martins Cadmillo from Pixabay

Quali documenti ne attestano l’autenticità e quali vicende ne hanno segnato il cammino nei secoli? Le fonti più vicine al fatto narrato sono tre Atti Capitolari, che risalgono rispettivamente all’11 ottobre 1454, al 25 aprile 1455 e al 4 settembre 1456.

Nel primo si parla dell’esaudimento di un ex voto di un certo Tommaso di Solerio, il quale attesta, in atto rogato da Giovanni De Solis, canonico del Duomo torinese e pubblico notaio, con imperiale autorità, d’aver promesso che «sarebbe venuto a visitare detto Corpo, così miracolosamente ritrovato, non appena avesse potuto farlo con sicurezza», impedito com’era dalla podagra e dalla gotta ai piedi e alle mani da tre anni. Aggiunge che «appena espresso tale voto subitamente si levò dal letto e sentissi guarito dalla podagra e dalla gotta. Perciò si reca a Torino, scioglie il suo voto (portando seco un cero da tre libbre e facendo celebrare una divota messa)» e giura la verità di quanto afferma nelle mani del pubblico notaio, canonico De Solis.
Nel secondo si recita che, in detto giorno, si sono riuniti tutti i canonici col notaio, che stende il verbale, e tutti all’unanimità danno mandato al prevosto di prendere gli opportuni contatti con l’autorità civica, per procedere alla fattura di un tabernacolo, ove tenere con dignità il sacramento del Corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, miracolosamente ritrovato. E per fare questo tabernacolo si autorizza il Prevosto e il Sindaco della massa (il Tesoriere) a stanziare la somma di 25 ducati.
Nel terzo si dice che i canonici si sono di nuovo radunati, e tutti alla unanimità stabilirono che si costruisse un tabernacolo «honorabile et sufficiente», per rendere onore al Corpo di N. S. Gesù Cristo, cioè all’Ostia miracolosa, che cominciò ad essere esposta alla pubblica venerazione e adorazione il 21 agosto del 1453, dopo l’autorizzazione della Santa Sede, che ne approvò la festività, e dopo che il fragore delle armi cessò. Cosa che avvenne ai primi di agosto. Festa che in seguito fu fissata definitivamente alla terza domenica di agosto, per comodità dei fedeli, e questo sino al 1753. In tale anno la festa fu riportata al 6 giugno, giorno anniversario del prodigio. La costruzione del tabernacolo fu affidata a Mastro Antonio Trucchi di Beinasco e posto nella chiesa Cattedrale il 4 maggio del 1459.

A favore della storicità dell’avvenimento miracoloso possiamo produrre anche alcuni documenti del Comune di Torino. Un Ordinato del 1509 delibera di far dipingere il nome di Gesù nel Palazzo Comunale, sulle quattro Porte della città e in più «di far dipingere nel mercato del grano, presso S. Silvestre, pitture in memoria del Signore, che ivi era stato altra volta ritrovato». Un altro Ordinato del 1510 decreta di far costruire, presso la chiesa di S. Silvestre, una piccola Cappella in commemorazione del Corpo di Cristo.
In una relazione Comunale del 1521 si porge a mons. Bernardino De Prato una domanda che è insieme una supplica e una narrazione del fatto miracoloso in tutte le sue principali circostanze, narrazione fatta dal Magistrato cittadino, a nome di tutto il popolo torinese, alla suprema autorità ecclesiastica, per averne facoltà di erigere un monumento, che lo attesti con perenne ricordo sul luogo stesso dove accadde in presenza di tutti: «omnibus videntibus».

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: lucedelmondo.forumfree sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

.

Torna a:  Alcuni miracoli eucaristici

.