Leggo su Facebook e mi piace sottoporre alla vostra attenzione quanto sotto…

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Luigi Spilla scrive:

Stamani voglio condividere con voi, amiche ed amici, questa mia riflessione, che credo ci aiuti ad impostare bene la nostra giornata.
Ciò che Tomasi da Lampedusa, nel suo “Gattopardo”, diceva dei siciliani, e cioè che:
i siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti”,
ritengo che si possa dire di ognuno di noi, dell’uomo in genere.
A volte la nostra vanità e il nostro orgoglio sono più forti della nostra stessa miseria, tanto da prevalere sulle nostre stesse fragilità.

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Spesso crediamo di non aver nulla da farci perdonare, nulla di cui rammaricarci o correggerci, e nulla da dover cambiare nei nostri comportamenti e nella nostra vita, perché siamo abili e inclini a trovare sempre una giustificazione ad ogni nostro modo di essere e/o di agire.
Ci riteniamo perfetti, e quindi non abbiamo nulla da dover correggere.
Ma noi sappiamo bene che non c’è redenzione senza una vera presa di coscienza della nostra povertà, della nostra fragilità e dei nostri difetti. Chi di noi ne è immune?
Senza di questa predisposizione, io ritengo che sia impossibile poter migliorare noi stessi e questa nostra società, malata “a sua insaputa”!

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Adriana Strazzera commenta:

Il discorso è troppo lungo per esaurirsi in una chat ma voglio solo fare una riflessione e cioè credo che la storia e la cultura che noi siciliani abbiamo alle spalle e che è molto più antica di quella di Roma e di tutto ciò che si trova ancora più su del Lazio ci autorizza a non sentirci inferiori a nessuno soprattutto a quelli che cercano sempre di sminuire i siciliani.

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In Sicilia di arte romana c’è pochissimo perché quando i Romani arrivarono trovarono i templi i teatri e tanto altro opera dei greci che ci hanno trasmesso la loro filosofia le loro tragedie la loro arte la loro cultura in maniera globale che poi i romani hanno copiato… quando vado a vedere una tragedia al teatro greco mi vengono i brividi pensando che in quello stesso posto secoli prima di Cristo c’era seduto qualcuno che assisteva alla stessa opera d’arte… noi siciliani abbiamo avuto la scuola poetica siciliana dove anche secondo Dante Alighieri si è cominciato a parlare italiano e a usarlo in poesia. Abbiamo avuto due premi Nobel di letteratura sui 6 vinti dall’Italia… e la grandezza storica, naturale e culturale della Sicilia è testimoniata dal riconoscimento di ben 7 siti come Patrimonio dell’Umanità conferito dall’Unesco. E quindi non vedo perché noi siciliani non possiamo camminare a testa alta per ciò che siamo e ciò che rappresentiamo.

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Poi sui difetti dei siciliani molti dei quali derivano dalle continue dominazioni dovremmo aprire un capitolo a parte. Diciamo che io cittadina del mondo sono diventata regionalista convinta e anche se sono consapevole di non essere perfetta vorrei che della Sicilia non si parlasse solo in maniera negativa come si è soliti fare dando spazio anche a ciò che di buono abbiamo.
Quando ero in Paraguay si è formata l’Unione siciliana del Paraguay perché lì alla fine dell’800 sono arrivati molti siciliani poiché il governo regalava la terra. Il mio ambasciatore che era siciliano mi ha incaricato di fare il discorso inaugurale cosa che ho fatto traducendo e leggendo loro proprio la parte del discorso del Principe in cui parla dei siciliani…
E stata l’apoteosi.!!
Devo dire che non mi sono mai sentita cosi siciliana e così orgogliosa di esserlo come in quella terra lontana dove ancora vengono conservati antichi usi e antiche ricette siciliane e dove la comunità siciliana si era fatta onore contribuendo allo sviluppo del paese.
Si è vero non siamo perfetti… ma potremmo esserlo facilmente!

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testo tratto da Facebook

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