Nella Messina del Quattrocento, tra vicoli silenziosi e colline affacciate sul mare, nacque una delle figure spirituali più venerate della Sicilia: Smeralda Calafato, passata alla storia come Santa Eustochia. Vide la luce il 25 marzo 1434 in contrada Santissima Annunziata, luogo dove ancora oggi si possono osservare i pochi resti della sua casa natale.

Santa Eustochia Smeralda Calafato – Wikipedia, pubblico dominio

Figlia di Bernardo Calafato e Mascalda Romano, Smeralda crebbe in un ambiente profondamente religioso.
La sua vita ci è nota soprattutto grazie alla biografia scritta da una sua contemporanea, suor Giacoma Pollicino, che le fu compagna fedele per molti anni.
Dopo la morte del padre, nel 1449, la giovane maturò una decisione radicale: rinunciare al mondo e consacrarsi interamente a Dio. Poco più che quindicenne, entrò nel convento di Basicò, assumendo il nome di suor Eustochia.

Ma la vita claustrale non corrispose subito alle sue aspettative. La gestione del convento le appariva troppo indulgente rispetto all’ideale di rigore e disciplina che sentiva nel cuore. Così, nel 1457, compì un gesto audace per una giovane monaca: scrisse direttamente a papa Callisto III, chiedendo il permesso di fondare un nuovo monastero a Messina, ispirato a una regola più severa e autentica.

L’autorizzazione arrivò l’anno seguente. Suor Eustochia tornò nella sua città con un piccolo gruppo di consorelle, tra cui la inseparabile suor Pollicino. All’inizio trovarono rifugio nel vecchio ospedale dell’Accomandita; poi si spostarono sul colle di Montevergine, dove sorsero il monastero e la chiesa che ancora oggi portano il segno della sua opera.

Le cronache raccontano che la sua vita fu segnata da grandi sofferenze fisiche e mistiche. Le sarebbero comparse stimmate alle mani e ai piedi, vissute in silenzio come una partecipazione al dolore di Cristo. La sua fama di santità si diffuse già mentre era in vita.

Messina: chiesa di San Eustochia – Foto: Michele BassiWikipedia, pubblico dominio

Quando morì, nel 1491, accadde qualcosa che colpì profondamente i contemporanei. Aprendo la bara, dalla quale provenivano strani rumori, si scoprì che il corpo sanguinava e sudava. Il cadavere, mummificato naturalmente, divenne subito oggetto di venerazione e meta di pellegrinaggi. Secondo una credenza popolare, ancora oggi le crescerebbero unghie e capelli.

La causa di beatificazione fu avviata quasi subito, ma solo nel 1986 le venne attribuito un miracolo ufficialmente riconosciuto. Due anni dopo, l’11 giugno 1988, papa Giovanni Paolo II la proclamò santa.

Ancora oggi, il corpo di Santa Eustochia Calafato è custodito a Messina ed è meta di numerosi pellegrini. La sua figura resta un simbolo di rigore spirituale, determinazione femminile e fede incrollabile: una giovane donna che, in un’epoca difficile, seppe seguire la propria vocazione fino in fondo, lasciando un segno indelebile nella storia religiosa della Sicilia.

 

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