Spazzata via in un soffio dai Conquistadores, la civiltà Azteca è stata una delle più floride e affascinanti di tutto il Mondo Antico. A partire dalle imponenti piramidi a gradoni fino ad arrivare ai ricchi tesori, composti da pietre preziose e lingotti d’oro.
È tristemente esigua la testimonianza giunta fino a noi di come gli Aztechi si siano insediati e sparsi nei territori che comprendono l’odierno Messico. Qualche nuova risposta potrebbe tuttavia emergere approfondendo un’antica leggenda: quella della mitica città/isola di Aztlàn

Dalla datazione incerta, la leggenda della città di Aztlàn è affascinante e ricca di informazioni circa quali tribù avrebbero dato origine alla civiltà Azteca.

Questa insolita mappa del 1704, disegnata da Giovanni Francesco Gemelli Careri, è la prima rappresentazione pubblicata della leggendaria migrazione azteca da Aztlan, un misterioso paradiso da qualche parte a nord-ovest del Messico, a Chapultepec Hill, attualmente Città del Messico. – Wikipedia, pubblico dominio

Stando al mito, una volta vi erano sette tribù, le quali vivevano a Chicomoztoc, “il luogo delle sette grotte”. Queste tribù rappresentavano i sette gruppi Nauha: Acolhua, Chalca, Mexica, Tepaneca, Tlahuica, Tlaxcalan e Xochimilca (fonti diverse riportano variazioni riguardo ai nomi).

L’unione delle sette tribù fu facilitata dal fatto che la loro famiglia linguistica era molto simile, abbattendo quindi il grande ostacolo della comunicazione. Prima della loro unione e del loro arrivo nella mitica Aztlàn, si dice che un altro popolo vi si fosse insediato in precedenza, quello dei Chichimecas, considerato meno civilizzato. Rallentata da una lunga siccità, durata dal 1100 al 1300 dopo Cristo, la tribù dei Mexica fu l’ultima a raggiungere Aztlàn.

La leggenda dice che l’isola fosse un luogo paradisiaco per i suoi abitanti, ricca e popolata da una colorata vegetazione. Tuttavia, nel Codice Aubin, viene narrato di come gli Aztechi fossero schiavi della tirannia della ‘Atzeca Chicomoztoca’, un élite a dir poco tirannica.

I Mexica partono da Aztlán in un’illustrazione del XVI secolo del Codex Boturini – Wikipedia, pubblico dominio

Guidati dal loro sacerdote, gli Aztechi dovettero scappare dai Chicomoztoca, ormai divenuti il loro terrore.
Il mito racconta di come il dio Huitzilopochtli disse loro di non adoperare il nome ‘Aztechi’, bensì quello di ‘Mexica’.

La loro fuga, la loro migrazione verso Tenochtitlàn, è una pagina fondamentale della storia della civiltà Azteca. Questa ebbe inizio il 24 maggio 1064, primo anno solare per gli Aztechi.

Aztlàn, sebbene non sia mai stata rinvenuta, era descritta come un’isola lacustre. Alcuni hanno a lungo dibattuto sul fatto che potesse semplicemente essere un altro nome per la leggendaria Atlantide, ma la sua posizione, al centro di un lago, stride con le lunghe descrizioni del regno atlantideo, raffigurato sempre in mezzo a un oceano.

Le sette grotte di Chicomoztoc, di Historia Tolteca-Chichimeca – Wikipedia, pubblico dominio

Uno dei grandi misteri di Aztlàn è proprio quale potrebbe esser stata la sua esatta ubicazione. Gruppi di cercatori stimarono che la sua posizione potesse essere situata in uno spazio che andava dalla Valle del Messico fino addirittura allo stato statunitense dello Utah. Questo diede modo di riconsiderare l’origine del popolo Azteco.
Che fossero dunque uomini provenienti dal Nord, migrati in seguito nella Valle del Messico?
Approfondendo questa ipotesi, sorprende che una delle traduzioni suggerite per Aztlàn sia ‘La terra verso nord da cui proveniamo noi Aztechi‘, mentre altre la indicano come “il posto degli aironi” o “il figlio del sale d’acqua “. Gli archeologi, lungi dal considerare Aztlàn un luogo appartenente alla realtà, sostengono che anche se fosse rinvenuta, avrebbe poco da offrire dal punto di vista dei reperti, quanto invece sarebbe di fondamentale aiuto nel processo di ricostruzione della storia della migrazione della popolazione, tutt’oggi lacunosa, verso la Valle del Messico….

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Stralcio testo tratto da un articolo di Cecilia Fiorentini pubblicato nella pagina di vanillamagazine.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…