Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
22 maggio, San Romano

22 maggio, San Romano

Il celebre personaggio il cui nome è legato all’alta Valle dell’Aniene è l’imperatore Nerone, che si fece costruire una villa intorno ai tre laghi artificiali ottenuti sbarrando il corso del fiume Aniene. Il villaggio che si formò per ospitare gli schiavi al seguito dell’imperatore fu il primo nucleo di Sublaqueum, la futura Subiaco

Il Sodoma – Il monaco Romano da l’abito eremitico a Benedetto, dettaglio – Affresco, abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore – Wikipedia, pubblico dominio

La spiritualità del grande San Benedetto, patrono d’Europa, ebbe origine con un ritiro di tre anni presso il cosiddetto Sacro Sepolcro di Subiaco. In questa profonda grotta quasi inaccessibile il giovane Benedetto si dedicò anima e corpo ad una durissima pratica ascetica. Non tutti però sanno che fu proprio San Romano, monaco nei pressi del paesino laziale di Subiaco, a vestire il celebre santo di Norcia con l’abito monastico, la così detta melote, il mantelletto di pelle caprina in uso presso i monaci d’Oriente; fu sempre lui ad aiutarlo a calarsi nel Sacro Speco ed a fornirgli per ben tre lunghi anni tutto il necessario per la sua sopravvivenza.  Romano è fedele alla consegna, e custodisce il segreto del rifugio nel quale Benedetto, per tre anni, conduce una vita aspra e solitaria. Quotidianamente San Romano forniva dunque al ragazzo penitente un po’ di pane recuperato dalla mensa del suo monastero: arrampicandosi sulla rupe sovrastante l’ingresso della cavità, avvertiva Benedetto del suo arrivo con una campanella e gli calava quanto necessario con una fune. La leggenda vuole che un giorno la campanella fu infranta dal diavolo, infuriato per le forti virtù ascetiche e caritatevoli che riscontrava rispettivamente in Benedetto e Romano.
Quest’ultimo, però, non si limitò esclusivamente a fornire al santo di Norcia aiuti materiali, ma grazie alla sua esperienza ed alla sua saggezza seppe rivelargli i segreti dell’ascesi monastica, che si rivelarono di fondamentale importanza nella stesura della Regola benedettina.

Non ci è, purtroppo, noto con certezza storica se i due santi siano rimasti in contatto anche al termine dei tre anni di collaborazione al Sacro Sepolcro di Subiaco, quando San Benedetto divenne finalmente celebre come abate di Montecassino.
La tradizione propende piuttosto per un trasferimento di San Romano in Francia, ove si prodigò nella fondazione di un nuovo monastero e nella formazione di molti giovani monaci. Qui, alla sua morte, fu venerato per i suoi immensi meriti spirituali, concretizzatisi principalmente nell’ispirazione di San Benedetto nella fondazione della nuova famiglia religiosa, che formo l’anima cristiana del vecchio continente.

Attorno alla grotta dove San Romano aveva fatto rifugiare San Benedetto sorse il monastero del Sacro Speco.

Image by krystianwin from Pixabay

Più che un monastero vero e proprio è un complesso di due chiese sovrapposte e da varie cappelle scavate nella roccia; sembra abbarbicato alla parete della montagna, sorretto da un muraglione ad arcate. 
Varcato un arco gotico e un corridoio, sull’architrave della porta, che immette alla sala successiva, detta del Capitolo vecchio, leggiamo “Sit pax intranti sit gratia digna precanti. Laurentius cum Jacobo filio suo fecit hoc opus

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stralcio testo tratto dalla pagina: santiebeati.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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