L’evangelista Giovanni scrive il Libro dell’Apocalisse. Dipinto di Hieronymus Bosch (1505). – Wikipedia, pubblico dominio

Andiamo a Messa e recitiamo quotidianamente le nostre preghiere, a volte abitudinariamente, a volte distrattamente, e solo per questo crediamo di aver prenotato il biglietto di entrata nel regno di Dio…, di aver conquistato la salvezza.

Poi entriamo nel nostro quotidiano e mettiamo in mostra un’altra identità, iniziamo altre attività, mettiamo in atto altri comportamenti contrastanti, come se vivessimo in due mondi diversi e separati.

Magari qualcuno di noi la sera è abituato a fare l’esame di coscienza, cioè a rivedere a ritroso la propria giornata, come una moviola, e magari, con un briciolo di coscienziosità, ci si accorge di aver commesso degli errori.
In questo caso, a volte accade di pensare che, dopo le nostre quotidiane manchevolezze ed infedeltà, basti un Pater, Ave e gloria…, e tutto si risolve!
In pratica, è come se ci autoassolvessimo.

Ma non funziona così: in realtà, se non decidiamo di cambiar vita seriamente, se non realizziamo l’identità del nostro essere, se non riusciamo ad attuare in noi una vera “metànoia”, cioè una radicale trasformazione del nostro modo di pensare, di agire, se non operiamo una radicale conversione del cuore e della nostra mente, non ci sarà salvezza, perché non ci potrà mai essere giustificazione!

Ma, a volte preferiamo tenere imbiancato l’intonaco esterno del nostro sepolcro, senza curarci di bonificarlo all’interno!.

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Una riflessione di Luigi Spilla

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