Si trova a Warren Field il più antico calendario lunare

Potrebbe avere quasi diecimila anni quello che molti studiosi considerano uno dei più sorprendenti strumenti preistorici per misurare il tempo: un possibile calendario lunare riportato alla luce nel 2004 dal National Trust for Scotland a Warren Field, nei pressi del Crathes Castle, nell’Aberdeenshire.

Castello di Crathes in Scozia (veduta parziale) – Wikipedia, pubblico dominio

Si tratta di un monumento risalente al Mesolitico, un’epoca in cui l’uomo viveva ancora come cacciatore-raccoglitore, ben lontano dalle grandi città e dalle prime civiltà agricole. Eppure, proprio qui, nella Scozia preistorica, sembra emergere una testimonianza straordinaria: la capacità, e forse anche il bisogno, di organizzare il tempo in modo preciso.

Negli ultimi anni il sito è stato analizzato con maggiore attenzione da un gruppo di ricercatori della University of Birmingham, che ha raccolto nuove informazioni su questo particolare congegno “luni-solare”. Se le interpretazioni verranno confermate, ci troveremmo davanti a un dispositivo in grado di anticipare di circa 5000 anni i calendari finora considerati i più antichi, quelli comparsi in Mesopotamia.
I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Internet Archaeology e hanno rilanciato l’interesse internazionale per Warren Field. Come ha raccontato anche la BBC, la struttura consiste in una serie di fosse scavate nel terreno e disposte lungo un arco di circa cinquanta metri. Non si tratta, però, di buche identiche: forme e profondità variano, come se fossero state progettate per riprodurre le diverse fasi lunari e permettere così il conteggio dei mesi.

Ma non è tutto. Oltre a “seguire” la Luna, l’allineamento del monumento sembra dialogare anche con il Sole: l’intero schieramento dei fossi risulta infatti orientato verso il punto in cui il Sole sorge durante l’inverno. Un dettaglio cruciale, perché avrebbe fornito un segnale annuale preciso, utile a correggere lo scarto tra il ciclo lunare e quello delle stagioni.
In altre parole, questo antico calendario non sarebbe stato soltanto un modo per contare i giorni: avrebbe aiutato una comunità preistorica a orientarsi nel passaggio dell’anno, riconoscere il ritorno dell’inverno e, più in generale, comprendere il ritmo ciclico della natura.

Vince Gaffney, che ha guidato l’analisi, ha commentato che le prove suggeriscono come le popolazioni antiche della Scozia possedessero sia l’esigenza sia la competenza per misurare il tempo, tenere conto del passare degli anni e introdurre correzioni per compensare lo slittamento stagionale del calendario lunare. Un risultato notevole, soprattutto perché avverrebbe millenni prima dell’introduzione dei calendari “veri e propri” in Mesopotamia.

Se confermato, Warren Field rappresenterebbe non solo un sito archeologico eccezionale, ma anche una tappa fondamentale nella storia dell’umanità: il momento in cui il tempo, da semplice percezione naturale, comincia a trasformarsi in qualcosa di misurabile, osservabile e, in un certo senso, controllabile.

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