Signore, da chi andremo?

(revisione giugno 2026)

    • Giovanni 6, 68
      «Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».
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    • 1 Timoteo 6,12
      «Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni».
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    • Giovanni 5,24
      «In verità, in verità vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita».
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    • Romani 6,23
      «Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore».
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    • Giovanni 4,14
      «Chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna».

Citazioni bibliche da traduzione CEI

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RIFLESSIONE

La domanda di Cristo attraversa i secoli e giunge fino a noi con tutta la sua forza: «Forse anche voi volete andarvene?». È un interrogativo che interpella personalmente ogni credente e sollecita una risposta libera e sincera.
Qual è la nostra risposta?
Se siamo qui oggi, è perché ci riconosciamo nelle parole dell’apostolo Pietro:
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68).

Attorno a noi risuonano infinite parole: opinioni, promesse, ideologie, progetti. Eppure solo le parole di Cristo resistono all’usura del tempo e conservano intatta la loro forza salvifica.
La stagione della vita che ciascuno attraversa impone scelte importanti: gli studi, il lavoro, gli affetti, l’impegno nella società e nella Chiesa. Ma le domande decisive non riguardano soltanto il che cosa fare. La vera domanda è un’altra: chi seguire, a chi affidare la propria vita, verso chi orientare il proprio cammino.

Pensiamo alle relazioni umane. Quando una persona sceglie di condividere la propria esistenza con un’altra, ciò che conta non è semplicemente un progetto comune, ma la persona stessa. Eppure ogni essere umano porta inevitabilmente il segno del limite. Anche il rapporto più bello e riuscito conosce fragilità, incomprensioni e delusioni.
Non è forse questa l’esperienza che conduce, prima o poi, a ripetere con Pietro:
«Signore, da chi andremo?»

Solo Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio e di Maria, il Verbo eterno fatto uomo, è capace di rispondere alle aspirazioni più profonde del cuore umano.
Nella domanda di Pietro è già contenuta la risposta: il cammino da percorrere conduce a Cristo.
E Cristo non appartiene soltanto al passato; Egli continua a essere presente nella sua Chiesa e in modo del tutto speciale nell’Eucaristia. Sull’altare, nel mistero del suo Corpo e del suo Sangue, il Signore si dona ancora agli uomini come sorgente inesauribile di vita.

Che i giudei ostili a Gesù rimanessero scandalizzati dal discorso sul Pane della Vita può apparire comprensibile, pur lasciando sempre l’amarezza del rifiuto di un dono offerto con infinito amore.
Più sorprendente è che a mormorare siano proprio i discepoli.
Di fronte alle parole del Maestro essi reagiscono dicendo:
«Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?».

Gesù allora cerca ancora una volta di illuminare le loro menti:
«È lo Spirito che dà la vita; la carne non giova a nulla. Le parole che vi ho detto sono spirito e vita».

Il Signore non parla di un gesto materiale o di una forma di cannibalismo, come alcuni avrebbero potuto pensare. Egli invita ad accogliere il dono della sua vita, del suo amore e della sua presenza salvifica. Nel pane e nel vino consacrati si rende presente il mistero stesso di Dio che si comunica all’uomo.
Se si rimane ancorati esclusivamente alla dimensione materiale della carne e del sangue, il mistero eucaristico resta incomprensibile. È la fede che permette di andare oltre il segno visibile e di riconoscere la pienezza dell’amore divino.
Nell’Eucaristia Dio non si limita a parlare all’uomo: si dona interamente a lui. In Cristo immolato per la salvezza del mondo, l’amore di Dio raggiunge la sua espressione più alta.
Solo l’esperienza personale della presenza di Cristo può farci intuire la grandezza di questo dono. Quando il Signore diventa realmente vivo nel cuore del credente, i veli del mistero cominciano lentamente ad aprirsi.

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Il dolore dell’abbandono

Non tutti, però, accolgono questo invito.
Molti discepoli decidono di allontanarsi da Gesù. Le sue parole sembrano troppo esigenti, il mistero troppo grande da accettare. La sua stessa credibilità viene messa in discussione.
Rimangono i Dodici.
Anche a loro, tuttavia, il Signore rivolge una domanda che lascia trasparire tutta la sofferenza dell’amore rifiutato:
«Forse anche voi volete andarvene?».

È una domanda che continua a risuonare nella storia della Chiesa. In essa sono racchiusi tutti gli abbandoni, tutte le assenze e tutte le infedeltà che, nel corso dei secoli, hanno segnato il cammino dei credenti.
È il dolore dello Sposo che vede i posti vuoti al banchetto delle nozze; è l’amarezza di Cristo che continua a invitare gli uomini alla sua mensa eucaristica e vede molti rimanerne lontani, pur professandosi cristiani.
Per questo la risposta di Pietro assume un valore ancora più grande:
«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

È una professione di fede che consola il cuore di Cristo e che ogni credente è chiamato a fare propria.
Eppure, proprio in questo contesto, Gesù ricorda agli apostoli che l’essere stati scelti non li rende immuni dal rischio del tradimento. Tra i Dodici vi è già colui che lo consegnerà ai suoi nemici.
È un ammonimento che conserva tutta la sua attualità: nessuno può sentirsi al sicuro. Talvolta il primo a rischiare di allontanarsi dalla mensa del Signore può essere proprio colui che è chiamato a servirla.
Per questo la domanda di Cristo resta sempre aperta e attende, ogni giorno, la nostra risposta:

«Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».

 

 

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