(revisione gennaio 2026)

Nell’antico Egitto la creazione del mondo non è affidata a un solo racconto, ma a più narrazioni parallele, nate in centri religiosi diversi e mai del tutto unificate. Ogni città sacra ha immaginato l’origine del cosmo secondo la propria sensibilità teologica, offrendo visioni complementari di uno stesso mistero: come l’ordine sia emerso dal caos.

Eliopoli (oggi Tell Hist, un sobborgo de Il Cairo)

L’obelisco di Sesostri I presso le rovine di Eliopoli – Wikipedia, pubblico dominio

All’inizio di tutto vi sono le acque di Nun, un oceano primordiale informe, silenzioso, nel quale riposa lo spirito del creatore. Da questo abisso emerge una piccola collina sabbiosa, simbolo della terra d’Egitto che affiora dal caos. Su di essa si posa il creatore Atum-Ra, il Sole, assumendo la forma della fenice, immagine di rinascita e ciclicità.

Atum-Ra genera da sé i primi principi vitali: Shu, dio dell’aria, e Tefnut, dea dell’umidità. Alcune versioni raccontano una creazione esplicitamente corporea, altre la attenuano in un gesto di sputo o di starnuto; in ogni caso, la vita nasce direttamente dalla sostanza divina. Da Shu e Tefnut prendono forma Nut, il cielo, e Geb, la terra, uniti da un amore così stretto da impedire ogni possibilità di vita. È allora che Atum-Ra ordina la separazione: Shu si interpone, sollevando Nut sopra di sé e calpestando Geb, dando origine alla struttura stessa del cosmo. Da questa frattura feconda nascono Osiride, Iside, Seth e Nefti, cui si aggiungerà Horus, figlio di Osiride e Iside. Insieme ai loro progenitori formano l’Enneade, il nucleo fondamentale del pantheon eliopolitano.

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Ermopoli (oggi El-Aschmuneim, anticamente era Khmum)

Achmouneyn (Hermopolis Magna). Rilievo topografico delle rovine. – Wikipedia, pubblico dominio

La cosmogonia di Ermopoli è ancora più astratta e filosofica. Prima di ogni forma esiste una materia primordiale popolata da otto entità divine, accoppiate in coppie maschili e femminili: le acque originarie, lo spazio infinito, l’oscurità e l’ignoto.
Queste otto forze, insieme, costituiscono l’Ogdoade.
Dal loro equilibrio nasce il Sole e con esso il principio creatore. Le divinità primordiali si fondono in un grande uovo cosmico, dal quale emerge il dio creatore. Compiuto l’atto generativo, l’Ogdoade si ritira, estraniandosi dall’universo che ha contribuito a generare. In questa visione, gli dèi non governano il mondo: lo rendono possibile e poi si eclissano, lasciando spazio alla creazione successiva, inclusa l’Enneade.

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Menfi (oggi Mithahina)

Immagini dal museo archeologico di Memphis, in Egitto – Wikipedia, pubblico dominio

A Menfi la creazione assume un carattere profondamente intellettuale. Tutto ha origine dal caos di Nun, ma il mondo non nasce da un gesto fisico: nasce da un pensiero. L’idea del creato prende forma nel cuore del dio Ptah, sede dell’intelligenza divina, e viene poi pronunciata dalla sua bocca. È la parola a dare consistenza alla realtà, trasformando il pensiero in materia. Da questo atto creativo scaturiscono gli dèi dell’Enneade e, con essi, l’ordine del cosmo.

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Le cosmogonie egizie non cercano l’uniformità, ma accettano la pluralità come valore. Acqua, luce, pensiero e parola sono tutti principi creatori legittimi, perché riflettono aspetti diversi dell’esperienza umana del mondo. In queste narrazioni il cosmo non nasce mai dal nulla, ma da una trasformazione: il caos non viene eliminato, bensì organizzato. È forse in questa tensione permanente tra disordine e forma che si cela il tratto più profondo della visione egizia dell’universo.

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vedi anche: 

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