Alessandro VI (Rodrigo Borgia)

(revisione giugno 2026)

L’11 agosto 1492 il conclave elesse pontefice il cardinale Rodrigo de Borja (italianizzato in Borgia), nato a Xàtiva, nei pressi di Valencia.
Assunse il nome di Alessandro VI e fu incoronato il 26 agosto dello stesso anno. Il suo pontificato, destinato a lasciare un segno profondo nella storia della Chiesa e dell’Italia rinascimentale, si concluse con la sua morte, avvenuta il 18 agosto 1503.

La figura di Alessandro VI è tra le più controverse dell’intera storia del papato. Amato da alcuni per le sue capacità politiche e amministrative, criticato da altri per il nepotismo e la condotta privata, incarnò pienamente le contraddizioni del Rinascimento italiano, un’epoca in cui il pontefice era al tempo stesso guida spirituale e sovrano temporale.

Cristofano dell’Altissimo – Ritratto di Papa Alessandro VI – Wikipedia, pubblico dominio

Quando salì al soglio pontificio, Rodrigo Borgia era già padre di diversi figli, una circostanza tutt’altro che rara nell’alta gerarchia ecclesiastica del tempo, ma certamente in contrasto con gli ideali della Chiesa.

Tra i suoi figli figuravano Isabella, Girolama e Pier Luigi, primo duca di Gandía, la cui maternità rimane incerta. Dalla relazione con Vannozza dei Cattanei nacquero invece Cesare, Giovanni, Lucrezia e Goffredo, tutti riconosciuti ufficialmente mediante apposite bolle pontificie. In seguito ebbe anche altri figli, tra cui una bambina nata dalla relazione con Giulia Farnese, celebre nobildonna romana soprannominata dai contemporanei “la Bella“.
La promozione politica e sociale dei propri familiari fu uno degli aspetti più evidenti del suo pontificato e contribuì a consolidare la fama della famiglia Borgia in tutta Europa.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Alessandro VI non fu estraneo alla vita culturale del suo tempo. Pur non possedendo la sensibilità artistica di altri pontefici rinascimentali, sostenne alcune iniziative importanti per la città di Roma.
Intervenne nel riordino dell’Università della Sapienza e favorì le ricerche archeologiche che caratterizzarono il Rinascimento romano. In quegli anni vennero riportate alla luce alcune delle più celebri opere dell’antichità classica, tra cui l’Apollo del Belvedere e, poco dopo la sua morte, il celebre gruppo del Laocoonte, destinati a influenzare profondamente l’arte europea.

La vera vocazione di Alessandro VI fu però quella politica. Come molti papi del Rinascimento, considerava essenziale rafforzare il potere temporale della Chiesa e difendere gli interessi dello Stato Pontificio.

Quando nel 1494 il re di Francia Carlo VIII attraversò le Alpi rivendicando il trono di Napoli, Alessandro VI cercò inizialmente di evitare uno scontro diretto. Il sovrano francese riuscì infatti a raggiungere il Regno di Napoli senza incontrare una significativa opposizione da parte del pontefice.
Una volta compreso il pericolo rappresentato dall’espansione francese, Alessandro promosse però la formazione di una lega composta da Venezia, Milano, l’Impero e altri stati italiani. L’alleanza costrinse Carlo VIII a ritirarsi e ad abbandonare l’Italia nel 1495.

Questo episodio dimostrò la notevole abilità diplomatica del pontefice, capace di muoversi con pragmatismo in uno scenario politico estremamente complesso.

Uno degli atti più importanti del suo pontificato ebbe una portata globale.
Nel 1493, all’indomani del viaggio di Cristoforo Colombo, Alessandro VI emanò una serie di bolle che stabilivano una linea di demarcazione tra le terre destinate all’espansione spagnola e quelle riservate al Portogallo.
Questa decisione costituì la base del successivo Trattato di Tordesillas (1494), che divise gran parte del Nuovo Mondo tra le due grandi potenze marittime della penisola iberica, influenzando per secoli la storia dell’America Latina.

Tra i più severi critici del pontefice vi fu il frate domenicano Girolamo Savonarola.
Dai pulpiti di Firenze, Savonarola denunciò con forza la corruzione della Chiesa, accusando Alessandro VI di simonia e criticandone apertamente il comportamento morale. Le tensioni tra i due crebbero rapidamente fino a sfociare nella scomunica del frate nel 1497.
L’anno seguente Savonarola fu arrestato dalle autorità fiorentine, processato e condannato a morte. Il 23 maggio 1498 venne impiccato e successivamente arso sul rogo in Piazza della Signoria.
Sebbene il processo fosse formalmente condotto dalle istituzioni civili della Repubblica fiorentina, la vicenda si inserì nel più ampio conflitto tra il predicatore e il papato.

Pinturicchio – Appartamento Borgia, Resurrezione di Cristo con papa Alessandro VI inginocchiato – Wikipedia, pubblico dominio

Negli ultimi anni del pontificato Alessandro VI concentrò gran parte delle proprie energie nel progetto politico destinato a favorire il figlio Cesare Borgia.
Quest’ultimo, dopo aver rinunciato alla carriera ecclesiastica, intraprese una serie di campagne militari che gli consentirono di conquistare numerosi territori della Romagna e dell’Italia centrale. L’obiettivo era quello di creare un potente stato dinastico sotto il controllo dei Borgia.

Le ambizioni di Cesare si scontrarono tuttavia con la resistenza delle grandi famiglie nobiliari romane — Colonna, Orsini, Savelli e Caetani — e con gli interessi delle signorie locali.
Nel 1503 il progetto sembrava vicino al successo, ma gli eventi presero una piega inattesa.

Nell’agosto del 1503 Alessandro VI si ammalò improvvisamente e morì dopo pochi giorni.
Le circostanze della sua morte alimentarono immediatamente voci e leggende. Alcuni contemporanei parlarono di avvelenamento, altri di una febbre malarica particolarmente violenta. Gli studi storici moderni tendono a considerare più probabile la seconda ipotesi.

La sorte volle che, nello stesso periodo, anche Cesare Borgia fosse colpito da una grave malattia. Privo dell’appoggio del padre, il suo progetto politico si dissolse rapidamente, aprendo la strada al declino della famiglia.

A oltre cinque secoli dalla sua morte, Alessandro VI continua a dividere gli storici.
Molte delle accuse più clamorose rivoltegli, dall’uso sistematico del veleno ai presunti rapporti incestuosi, appaiono oggi esagerate, se non del tutto infondate. Altre critiche, in particolare quelle relative al nepotismo e alla sua vita privata, trovano invece riscontri concreti nelle fonti dell’epoca.

Ciò che emerge con chiarezza è il ritratto di un uomo profondamente immerso nella cultura politica del Rinascimento. Più che un pontefice nel senso moderno del termine, Alessandro VI fu un principe italiano del suo tempo, abile diplomatico, spregiudicato uomo di potere e protagonista di una delle stagioni più complesse e affascinanti della storia europea.

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