Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Amatevi l’un l’altro

Amatevi l’un l’altro

Giovanni 15,14
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.

Giovanni 15,17
Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.

Giovanni 13,35
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri».

Romani 12,10
amatevi gli uni gli altri con affetto fraterno, gareggiate nello stimarvi a vicenda.

Colossesi 3,13c
Come il Signore vi ha perdonato, cosi’ fate anche voi.

1Giovanni 4,11-12
Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.
Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l’amore di lui è perfetto in noi.

1Giovanni 2,9
Chi dice di essere nella luce e odia suo fratello, è ancora nelle tenebre.

1Giovanni 4,20-21
Se uno dicesse: «Io amo Dio», e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede.
Questo e’ il comandamento che abbiamo da lui: chi ama Dio, ami anche il suo fratello.

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RIFLESSIONI

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Stralcio da <Non c’è amore più grande> di Madre Teresa

Gesù è venuto a questo mondo con un unico scopo: portarci la “buona novella”, annunciarci che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama voi e me. In che modo Gesù ha dimostrato di amarci? Sacrificando la Sua vita.

Dio ci ama di un amore dolce. Ecco quello che Gesù è venuto ad insegnarci: l’amore dolce di Dio. «Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni!» (“Isaia 43,1”).

20 giugno 1985, Madre Teresa alla Casa Bianca riceve da Reagan la medaglia presidenziale della libertà – Wikipedia, pubblico dominio

Dobbiamo imparare ad amare senza stancarci. Come fa la lampada a brillare? Grazie al continuo apporto di goccioline d’olio. Che cosa rappresentano le goccioline d’olio nella nostra lampada? Le piccole cose della vita quotidiana: la fedeltà, qualche parola gentile, un pensiero delicato per gli altri, il nostro modo di rimanere in silenzio, di guardare, parlare, agire… Non cercate Gesù lontano da voi stessi; perché non è là fuori, ma in voi. Tenete accesa la lampada e Lo riconoscerete.

Per noi il messaggio di Gesù, «Amatevi gli uni gli altri come io vi ho amati!», non deve essere solo una luce, bensì una fiamma che consuma l’egoismo, il quale impedisce la crescita della “santità”. Gesù «ci ha amati fino alla fine», fino al limite stesso dell’amore: la Croce. Amare deve essere normale come vivere e respirare, giorno dopo giorno, fino alla morte.

Ho avuto, ed ho tuttora modo, di osservare molte delle debolezze e delle fragilità umane. Dobbiamo imparare a sfruttarle, dobbiamo lavorare per Cristo con un cuore umile, con l’umiltà di Cristo. Lui viene e si serve di noi, per diffondere il Suo amore e la Sua compassione nel mondo, nonostante le nostre debolezze e fragilità.

Cerchiamo di comprendere la dolcezza dell’amore di Dio. Nelle “Scritture”, Lui dice: «Anche se ci fosse una donna che si dimenticasse del suo bambino, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato sulle palme delle mie mani!» (“Isaia 49,15-16”). Quando vi sentite soli, respinti, malati e dimenticati, non scordate il valore che avete per Lui. Lui vi ama. Dimostrate quell’amore gli uni agli altri, perché in questo consiste l’insegnamento che Gesù è venuto a trasmetterci.

Agli occhi di Dio, abbiamo un immenso valore. Non mi stanco mai di ripetere che Dio ci ama. Dio mi ama dolcemente ed è qualcosa di meraviglioso. Ecco perché dobbiamo armarci di gioia, di coraggio e della convinzione che nulla ci potrà separare dall’amore di Cristo!

È facile amare chi è lontano, ma non sempre è facile amare chi è vicino. È più facile offrire un piatto di riso a un affamato, che alleviare la solitudine e l’angoscia di un amico che non si sente amato…

Voglio che cerchiate i poveri nelle vostre stesse case. È da lì che deve cominciare il vostro amore. Voglio che siate la “buona novella” per coloro che vi circondano. Voglio che vi preoccupiate del vostro vicino. Lo conoscete?

Il vero amore è un sentimento che, sebbene provochi dolore e ci faccia soffrire, ci rende felici. Ecco perché dobbiamo pregare Dio, chiedendogli il coraggio di amare.

Le parole che escono dalla bocca sgorgano dalla ricchezza del cuore. Se avete il cuore pieno di amore, parlerete dell’amore. Voglio che voi tutti riempiate il vostro cuore di grandissimo amore. Non crediate che, per essere vero e caloroso, questo sentimento debba essere straordinario. Non è cosi: quel che è necessario per il nostro amore è il desiderio incessante di amare colui che amiamo.

Migliaia di persone vorrebbero avere quello che abbiamo noi, ma Dio ha deciso di porci dove ci troviamo oggi, affinché condividiamo la gioia insita nell’amore per gli altri. Vuole che ci amiamo gli uni gli altri, che ci doniamo gli uni agli altri, fino a provare dolore. Quel che è importante non è quanto diamo, bensì quanto amore mettiamo nel dare.

Gesù è venuto a questo mondo con un unico scopo: portarci la buona novella, annunciarci che Dio ci ama, che Dio è amore, che ama voi e me. In che modo Gesù ha dimostrato di amarci? Sacrificando la Sua vita.
Dio ci ama di un amore dolce. Ecco quello che Gesù è venuto ad insegnarci: l’amore dolce di Dio. «Ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Isaia 43,1).

L’amore intenso non misura, si limita a dare.

Stralcio testo da “Non c’è amore più grande” di Madre Teresa di Calcutta tratto dalla pagina atma-o-jibon.org sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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Gesù lava i piedi a Pietro, Giotto, Cappella degli Scrovegni, Padova – Wikipedia, pubblico dominio

Riflessione tratta da  uno scritto di Bernard-Marie Chevignard (1)

L’amore fraterno attinge al cuore stesso del Signore. Certamente, esso deve assumere tutto il vigore, il realismo del nostro cuore di carne. Ma la sua fonte è più alta: è nell’amore di Cristo per noi. Il suo amore ci domina e ci spinge, diceva San Paolo (2 Cor. 5, 14).

Ne consegue che il cammino più breve, il solo per amarci veramente e con coraggio, gli uni gli altri, consiste nel passare per il Cristo, nel dimorare in lui. C’è bisogno di una nuova nascita: la carne ed il sangue non sono sufficienti. Bisogna nascere nel modo di amare del Signore.

Ciò non sarebbe possibile, se il Signore stesso non intervenisse dall’interno. Il discepolo di Gesù non è un superuomo; non «si è tormentato» al punto di divenire «perfetto». Si dà a Gesù Cristo, perché Gesù Cristo lo trasformi. AI riguardo, la sua fede ed il suo amore risultano più efficaci degli sforzi morali, per quanto necessari essi possano essere. Per quanto poi riguarda specificamente l’amore fraterno – da cui dipendono tutta la legge ed i Profeti (cf. Mt. 22, 40) – egli ben sa che non sarà capace di amare, come Cristo gli chiede, se non rivestendosi del suo amore: Amatevi l’un l’altro, come io ho amato voi…

Qui, come sempre, bisogna ricollegarsi al cuore di Cristo. Egli soltanto ci comunicherà interiormente questa pienezza dell’amore che nessuna lentezza stanca, che nessuna ingratitudine arresta, che non si lascia vincere in nulla dal male, ma che converte il male in dolcezza ed in amore. Solo i cuori dolci ed umili, convertiti dal Maestro dolce ed umile, hanno tale pienezza dell’amore che permette loro di sopportare ogni cosa e di risultare, alla fine, sempre vincitori.

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(1) Bernard-Marie Chevignard

Jean-Marie Chevignard (Padre Bernard-Marie) nacque a Digione il 5 marzo 1909 ed emise la professione religiosa tra i Frati Predicatori nel 1927. La sua spiritualità, fondata su seri studi teologici, si ricollega alla grande intuizione di San Domenico, il quale non ha voluto avere nessun’altra dottrina spirituale se non quella del Vangelo. Padre Chevignard, per lungo tempo maestro dei novizi della provincia francese, ha potuto mettere a confronto questa intuizione con le esigenze apostoliche del momento, e ci affida, in un linguaggio semplice, una specie di regola di vita in cui è manifestamente evidente lo spirito della Chiesa primitiva.

Stralcio testo tratto dalla pagina: novena.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura….

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