FEDRO (20 a.C – 50 d.C.) fu il primo scrittore latino di favole. Nel quadro della letteratura della prima età imperiale, è stato uno dei pochissimi autori di nascita non libera: era infatti schiavo trace e nei manoscritti delle sue opere è citato come libertus Augusti, poichè sembra che sia stato liberato dall’imperatore. 

Fedro – Wikipedia, pubblico dominio

Fedro scrisse cinque libri di Fabulae (il titolo integrale è: Phaedri Augusti liberti fabulae Aesopiae), ma, di esse, ne restano appena novantatré: troppo poche, in verità, data anche la limitata estensione della maggior parte di esse, per pensare che potessero formare davvero un complesso di cinque libri.
Si sospetta, perciò, a ragione, che ogni libro (specialmente il II e il V) sia stato sottoposto, attraverso i secoli, a tagli immeritati per ragioni didattiche e moralistiche, dal momento che il testo di Fedro divenne, presto, lettura di scuola.

Il lupo e l’agnello, il cane che volle troppo e non strinse nulla, la volpe e l’uva: i protagonisti delle Favole di Fedro sono ancora oggi universalmente noti e, ormai, proverbiali. Portatrici di una saggezza a volte ridente, più spesso cinica e amareggiata, queste Favole inaugurano un nuovo, gustoso genere, la favola morale in versi, che grazie alla sua versatilità e alla sua piacevolezza avrà una vita lunghissima, con epigoni illustri come la Fontaine, Trilussa, Anouilh.
Scrisse Jean de la Fontaine: “L’estrema eleganza e la brevità di Fedro sono impossibili da imitarsi.”

Prendiamo ad esempio una delle più note: Il lupo e l’agnello 
E’ una favola di estrema attualità e ci dice che quando si vuole uno scontro o una giustificazione alla propria prepotenza, ogni pretesto è valido, compresa l’interpretazione arbitraria della presunta offesa. Fedro l’ha scritta 2000 anni fa, ma ancora oggi non lo capiscono in tanti…

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Il lupo e l’agnello

Un lupo e un agnello, spinti dalla sete, giunsero allo stesso ruscello. 
Il lupo stava più in alto e, più lontano, in basso, stava l’agnello. 
Allora il malvagio, incitato dalla gola insaziabile, cercò una causa di litigio. 

“Perché – dice – mi hai fatto diventare torbida l’acqua che sto bevendo? 
E l’agnello, tremando: 
“Come posso – di grazia – fare quello che lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie sorsate!” 
Quello, respinto dalla forza della verità: 
“Sei mesi fa – aggiunge – hai parlato male di me!” 
Rispose l’agnello: 
“Ma veramente… non ero ancora nato!” 
“Per Ercole! Tuo padre – dice il lupo – ha parlato male di me!” 
E così, lo afferra e lo uccide dandogli una morte ingiusta.
 
Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con falsi pretesti.

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Lupus et agnus

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant, siti compulsi.  
Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.  
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:  
“Cur –  inquit – turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?”  
Laniger contra timens :  
“Qui possum – quaeso – facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor.” 
Repulsus ille veritatis viribus: 
“Ante hos sex menses male – ait  – dixisti mihi”.  
Respondit agnus:  
“Equidem natus non eram!” 
“Pater, hercle, tuus – ille inquit  – male dixit mihi!”  
Atque ita correptum lacerat iniusta nece. 

Haec propter illos scripta est homines fabula qui fictis causis innocentes opprimunt.

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“Peras imposuit Iuppiter nobis duas”  Fedro

In lingua latina Traduzione in italiano Traslitterazione in dialetto siculo
Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem Giove ha imposto agli uomini due bisacce:  quella dei vizi altrui, tenuta bene in vista, ed una per i propri, tenuta nascosta dietro la schiena U’ immurutu miez a via u’ so immu un su talìa  (Camminando per la strada, il gobbo non vede la sua imperfezione bensì la gobba degli altri)

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stralcio parziale testo tratto da lefiabe.com sul quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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