Busto di Gaio Caligola al Getty Villa Museum di Malibu, California. – Wikipedia, pubblico dominio

Gaio Cesare Germanico, passato alla storia con il soprannome di Caligola, nacque il 31 agosto del 12 d.C. ad Antium.

Il nomignolo, che significa “piccolo soldato”, gli venne dato dai legionari perché, da bambino, indossava le caligae, i sandali militari, negli accampamenti dove seguiva il padre Germanico, amatissimo generale e speranza della dinastia giulio-claudia. La madre era Agrippina Maggiore, nipote di Augusto: Caligola veniva dunque al mondo al centro di una rete di sangue, potere e ambizioni che avrebbe segnato tutta la sua esistenza.
La sua nascita avvenne in un clima già carico di tensioni. Augusto aveva designato Tiberio come successore, vincolandolo però a indicare come erede Germanico, a scapito del proprio figlio Druso.
Quando Caligola nacque, Germanico era l’erede designato, e il bambino cresceva con addosso il peso di un destino imperiale. Ma la politica di Roma non faceva sconti: intrighi, sospetti, epurazioni segnarono la sua infanzia.
Alla morte prematura di Germanico, Caligola vide scomparire uno dopo l’altro i fratelli e i parenti, vittime di congiure o condanne. Rimase quasi solo, ultimo superstite di una famiglia decimata.

Svetonio ce ne tramanda un ritratto fisico impietoso: alto, dal corpo massiccio ma con gambe e collo sottili, colorito pallido, occhi infossati, fronte torva, capelli radi sulla testa e irsuto nel resto del corpo. Un aspetto che, secondo la tradizione, incuteva timore al punto che guardarlo dall’alto o pronunciare la parola “capra” poteva costare la vita.

Medaglione con incisio il volto di Caligola, imperatore romano 37-41 – Wikipedia, pubblico dominio

Alla morte di Tiberio, nel 37 d.C., Caligola salì al trono tra l’entusiasmo generale. Figlio del leggendario Germanico, appariva come il principe ideale. Ma l’idillio durò poco. Le fonti antiche concordano nel dividere il suo regno in due fasi: una iniziale, moderata e promettente, e una seconda segnata da eccessi, crudeltà e comportamenti che gli storici hanno definito folli o tirannici.

Jean Victor Adam (1801–1867) – Caligola e Incitato. – Wikipedia, pubblico dominio

Uno dei tratti più noti della sua personalità fu la passione sfrenata per le corse del circo. Tra le quattro fazioni – Rossi, Bianchi, Azzurri e VerdiCaligola parteggiava apertamente per i Verdi, cenava nelle loro scuderie e colmava di doni gli aurighi.
Il suo affetto per il cavallo Incitatus divenne leggendario: stalle d’avorio, mangiatoie preziose, finimenti con gemme, servi personali. Svetonio e Cassio Dione raccontano che avrebbe persino pensato di nominarlo console. In realtà, più che un atto compiuto, sembra essere stata una provocazione, un gesto simbolico di disprezzo verso il Senato e le istituzioni.

La sua fama di crudele si consolidò rapidamente. Svetonio ricorda che teneva due taccuini: uno intitolato “spada” e l’altro “pugnale”, con i nomi di coloro che intendeva far uccidere. Seneca narra episodi agghiaccianti, come quello del cavaliere Pastore, costretto a banchettare allegramente mentre il figlio era in prigione, per timore che un segno di dolore potesse costargli la vita dell’altro figlio. Racconti che, sebbene filtrati dall’ostilità degli autori, restituiscono l’immagine di un potere esercitato senza freni.

Denarius – Gaius (Caligula), with Germanicus. AD 37-41.  GNU Free Documentation License, Version 1.2 

Tra le imprese più clamorose vi fu la costruzione del ponte di barche sul golfo di Baia. Per smentire una profezia che lo diceva incapace di attraversare il golfo a cavallo, Caligola fece disporre le navi in doppia fila per chilometri, ricoprirle di terra e le percorse in assetto trionfale, una volta come sovrano guerriero, un’altra come auriga. Un gesto spettacolare, forse propagandistico, forse megalomane, certo studiato per stupire e intimidire.

Ma era davvero follia? Le fonti parlano di una malattia che avrebbe segnato la sua psiche. Si è ipotizzata l’epilessia, l’ipertiroidismo, forme di cataplessia o picnolepsia. Tuttavia, sempre più studiosi ritengono che la radice dei suoi eccessi fosse psicologica: un’infanzia vissuta tra sospetti, lutti e paura, la perdita violenta dei familiari, l’insicurezza costante. Caligola soffriva di insonnia, dormiva pochissimo, era tormentato da incubi e vagava di notte nei porticati in attesa dell’alba.

Eustache Le Sueur – Caligola deposita le ceneri di sua madre e suo fratello nella tomba dei suoi antenati. – Wikipedia, pubblico dominio

Alle accuse di crudeltà si aggiunsero quelle di incesto con le sorelle, riferite da Svetonio. Anche qui, il giudizio deve tener conto del contesto: Caligola amava presentarsi in abiti orientali, con mantelli ricamati, gioielli, barba dorata, impersonando talvolta gli dèi. In Egitto e nel mondo ellenistico, l’unione tra fratello e sorella aveva un valore simbolico, riflesso terreno della coppia divina Iside-Osiride. A Roma, invece, tutto questo era scandalo puro.

Il suo regno, breve e intensissimo, si concluse il 24 gennaio del 41 d.C. con una congiura. Tra gli assassini figuravano il tribuno Cassio Cherea e uomini dell’entourage imperiale. Caligola cadde sotto i colpi delle stesse guardie che avrebbero dovuto proteggerlo, vittima di quell’odio e di quella paura che lui stesso aveva alimentato.

Caligola resta così una delle figure più controverse della storia romana: tiranno sanguinario per alcuni, giovane sovrano traumatizzato per altri, attore consapevole di una politica dello shock per altri ancora. Tra eccessi, provocazioni e violenze, il suo nome continua a incarnare l’immagine estrema del potere che perde il senso del limite.

m


.

Condividi: