Giovanni 10, 14-18
[14] Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, [15] come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. [16] E ho altre pecore che non sono di quest’ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. [17] Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. [18] Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio”.
,

Lunetta del “buon Pastore”- Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna – Wikipedia, pubblico dominio
RIFLESSIONI:

Buon Pastore nelle catacombe di Priscilla (Seconda metà del III secolo) – Wikipedia, pubblico dominio
L’arte paleocristiana, nata nelle catacombe, affonda le radici nella cultura ebraica, tradizionalmente contraria all’immagine, ma si sviluppa nel contesto romano, ricco di rappresentazioni figurative.
In questo ambiente nasce l’esigenza cristiana di comunicare attraverso simboli: immagini prese dal mondo romano ed ellenistico, reinterpretate in chiave spirituale. Tra queste, spicca la figura del Buon Pastore, già presente nell’iconografia romana come simbolo di pace e protezione dei defunti.
Nel cristianesimo, il Buon Pastore diventa immagine di Cristo che guida e salva l’anima, ed è rappresentato frequentemente nelle catacombe, nei sarcofagi e nelle epigrafi. È la raffigurazione di Gesù che cerca la pecora smarrita, come raccontato nelle parabole (Lc 15,3-7; Gv 10,11-16), simbolo del suo amore universale e salvifico.
Riflessione personale…
«E ho altre pecore che non sono di quest’ovile…» (Gv 10,16).
Questa frase apre a interrogativi profondi: Gesù è venuto per tutti gli uomini di buona volontà.
Ma chi sono queste “altre pecore”? Altri popoli? Altri mondi?
La domanda resta aperta.
Nella Bibbia, parlare di Dio avviene spesso attraverso simboli: segni concreti della vita quotidiana che rimandano al divino. Tra questi, uno dei più potenti è quello del pastore, figura legata all’origine nomade del popolo ebraico. Questa immagine riflette un ideale di vita semplice, itinerante, come quella di Abele, pastore, contrapposto a Caino, agricoltore stanziale.

Image by Gerd Altmann from Pixabay
Il pastore, nella Bibbia, è guida e custode del gregge. Come nel Salmo 23: «Il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza», egli conduce attraverso le difficoltà, e le pecore «ascoltano la sua voce e lo seguono» (Gv 10,3-4). Ma è anche compagno di cammino, che condivide con il gregge fame, sete e fatica. «Tu sei con me» dice ancora il Salmo, mentre un’altra immagine toccante lo mostra nel gesto di raccogliere «le mie lacrime nell’otre suo» (Sal 56,9): un Dio che custodisce persino il dolore.
Il Vangelo di Giovanni descrive il vero pastore come colui che dona la vita per le pecore. In opposizione, ci sono i mercenari, che fuggono nel pericolo e pensano solo a sé stessi. Questo contrasto ricorda il profeta Ezechiele (Ez 34), che denuncia i cattivi pastori: capi religiosi e politici che trascurano i deboli e si arricchiscono a spese del gregge.

Image by Myriam Zilles from Pixabay
Gesù, invece, si presenta come il Buon Pastore o, secondo il greco originale, il “Bel Pastore” che conosce ciascuna pecora, la ama e offre la vita per salvarla. Non è solo guida, ma presenza fedele e amore disinteressato.
.
torna a: Lasciamoci guidare .




