Generalmente conosciuto come Triangolo delle Bermuda, questo vasto tratto di Atlantico è legato a una lunga scia di misteri. Più di cento aerei e navi sono scomparsi senza lasciare traccia, la maggior parte dopo il 1945, e oltre mille persone hanno perso la vita negli ultimi decenni, senza che un solo corpo o frammento significativo di relitto sia mai stato recuperato.

Mappa del Triangolo delle Bermuda – Wikipedia, pubblico dominio

Le Bermuda, arcipelago composto da oltre 350 isole di fronte alle coste della Carolina, furono scoperte nel 1510 dal navigatore Juan Bermúdez, da cui presero il nome. Nonostante la loro natura lussureggiante, con acqua dolce e risorse abbondanti, per secoli non godettero di buona fama: già nel XVII secolo circolavano storie di spiriti e demoni che vi avrebbero trovato dimora. Con il tempo divennero meta agricola e poi turistica, ma le acque che le circondano iniziarono a destare inquietudine soprattutto nel Novecento, quando le sparizioni divennero numerose e inspiegabili.

Molti degli aerei scomparsi erano in contatto radio con le loro basi fino all’ultimo istante. Altri inviarono messaggi enigmatici: strumenti impazziti, bussole fuori controllo, cieli giallastri, oceani dall’aspetto innaturale.

Cinque Grumman TBF-1 simili a quelli del volo 19 – Wikipedia, pubblico dominio

Il caso più famoso è quello della squadriglia di cinque Grumman TBF Avenger della Marina statunitense (Volo 19), sparita il 5 dicembre 1945 dopo un messaggio del comandante, il capitano Stivers:
«Non sappiamo più dov’è l’ovest… è tutto così strano… l’oceano non è come dovrebbe essere… voliamo su acqua bianca». L’“acqua bianca”, fenomeno osservato già da Colombo e perfino dagli astronauti, resta ancora oggi priva di un’interpretazione univoca.

Un idrovolante “Martin Mariner” inviato nelle ricerche scomparve anch’esso meno di un’ora dopo il decollo: sei velivoli e ventisette uomini svanirono nel nulla, senza lasciarsi dietro alcun relitto. Episodi simili, nel secondo dopoguerra, si moltiplicarono: un Avro Tudor nel 1948, un DC-3 pochi giorni dopo, un secondo Tudor l’anno seguente, e molti altri.

Le sparizioni non riguardavano solo gli aerei. Dalla colonizzazione delle Americhe, l’area del Triangolo aveva già una cattiva reputazione per il numero insolito di naufragi. Il primo caso documentato risale al 1840: il veliero francese Rosalie, ritrovato alla deriva, con il carico intatto ma senza equipaggio. Altri episodi altrettanto inquietanti seguirono nel XIX e XX secolo: navi ritrovate deserte, imbarcazioni svanite con decine o centinaia di persone a bordo, senza chiamate di soccorso né tracce di colluttazione.

Le spiegazioni proposte nel tempo oscillano tra il razionale e il fantastico. Alcuni hanno evocato i resti di Atlantide, ipotizzando antichi dispositivi energetici ancora attivi sul fondo dell’oceano; altri parlano di campi elettromagnetici in grado di disturbare gli strumenti di bordo o addirittura di aprire varchi in altre dimensioni spazio-temporali. Altri ancora immaginano basi extraterrestri sommerse o fenomeni geologici particolari, come emissioni di gas dal fondale marino.

Nel frattempo, nel 1960 il professor J. Manson Valentine scoprì al largo di Bimini alcune strutture sommerse, blocchi di pietra disposti in modo regolare e datati a 8-10.000 anni fa, interpretati da alcuni come possibile vestigia di un’antica civiltà perduta.

Altri studiosi preferiscono ipotesi più sobrie: errori di navigazione, condizioni meteorologiche imprevedibili, correnti anomale, pirateria o semplici incidenti in una delle aree oceaniche più trafficate e meteorologicamente instabili del mondo. Ma nessuna teoria riesce a spiegare ogni episodio, né soprattutto quell’assenza assoluta di relitti che rende il Triangolo delle Bermuda un enigma persistente.

Il Triangolo delle Bermuda rappresenta un esempio emblematico di come storia, memoria e immaginazione collettiva possano intrecciarsi fino a formare un mito moderno. La scarsa chiarezza dei dati, le comunicazioni d’emergenza enigmatiche, la vastità dell’area e la difficoltà delle ricerche hanno contribuito a creare un racconto sospeso tra scienza e leggenda.
Che si tratti di fenomeni naturali ancora non pienamente compresi o della semplice amplificazione narrativa di eventi isolati, il Triangolo resta uno dei grandi simboli contemporanei dell’ignoto: una soglia d’acqua e silenzio su cui, da oltre un secolo, proiettiamo le nostre paure e le nostre fantasie più profonde.

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