Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La leggenda del ‘Castagno dei cento cavalli’

A S. Alfio, bellissimo paesino sulle pendici dell’Etna che prende il nome da uno dei tre santi fratelli martirizzati nel III secolo d.C. sotto l’imperatore Decio, si trova un gigantesco castagno chiamato il ‘Castagno dei cento cavalli.’

CastagnoDescritto da numerosi storici siciliani, cantato da diversi poeti della zona etnea e ammirato dai tanti visitatori stranieri illustri che nel tempo hanno visitato l’Isola, il ‘Castagno dei cento cavalli’ deve il suo singolare nome ad una plurisecolare leggenda locale che si ricollega, seppure lontanamente, alle storie siciliane legate al Vespro.
Si narra, infatti, che il grande castagno di S. Alfio debba il suo nome all’avventurosa regina Giovanna I d’Angiò che divenne famosa per aver stipulato la pace di Catania del 1347 che pose fine alla seconda fase della sanguinosa guerra dei Novant’anni.
La leggenda – perché di leggenda si tratta dal momento che è provato che la sovrana angioina non mise mai piede in Sicilia – vuole che, durante una battuta di caccia sull’Etna, Giovanna I d’Angiò venne sorpresa da un tremendo temporale e che trovò rifugio, con tutto il suo numeroso seguito costituito da oltre cento dame e cavalieri, proprio sotto il gigantesco castagno.

Giuseppe Borrello, uno dei più noti poeti dialettali catanesi, così ha cantato questo albero dalle dimensioni “regali”:

un pedi di castagna
tantu grossu
ca ccu li rami so’ forma un paracqua
sutta di cui si riparò di l’acqua,
di fùrmini, e saitti
la riggina Giuvanna
ccu centu cavaleri,
quannu ppi visitari Mungibebbu
vinni surprisa di lu timpurali.
D’allura si chiamò
st’arvulu situatu ‘ntra ‘na valli
lu gran castagnu d’i centu cavalli.

Il ‘Castagno dei cento cavalli’, peraltro, è in buona compagnia perché nella zone ce ne sono altri sempre dalle dimensioni considerevoli: è il caso di quello soprannominato “la nave” o di quello chiamato simpaticamente rusbigghiasonnu (risvegliasonno) per il cinguettio dei numerosissimi uccelli che vi si riuniscono la mattina ma anche perché, con i suoi rami più bassi, risvegliava gli assonnati carrettieri che vi passavano sotto.

Barbara Autuori

 

tratto da www.cuoreinsicilia.it

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