Sulle pendici orientali dell’Etna, dove il bosco si dirada in un paesaggio fatto di colate laviche, muschi e luce, sorge il piccolo centro di Sant’Alfio. Il paese porta il nome di uno dei tre fratelli martiri del III secolo d.C., ma la sua fama è legata soprattutto a una creatura vegetale straordinaria: il leggendario Castagno dei Cento Cavalli.
Già celebrato da eruditi siciliani, cantato dai poeti dialettali dell’area etnea e ammirato da viaggiatori illustri del Grand Tour, questo albero millenario si impone come una presenza quasi mitologica. Le sue dimensioni monumentali, unite alla sua età stimata in oltre duemila anni, hanno generato racconti che attraversano i secoli e si intrecciano con la memoria storica dell’isola.

Jean-Pierre Houël – Castagno dei Cento Cavalli, dipinto ta il 1776 e il 1779 – Museo del Louvre, Parigi – Wikipedia, pubblico dominio
Il suo nome nasce infatti da una celebre leggenda, che riecheggia, seppur in modo molto lontano dalla realtà storica, le vicende del Vespro e delle complesse guerre che insanguinarono la Sicilia nel Medioevo.
Secondo la tradizione popolare, il castagno avrebbe ospitato sotto la sua immensa chioma la regina Giovanna I d’Angiò, figura controversa e affascinante del XIV secolo, nota per la pace di Catania del 1347, che concluse una delle fasi più dure della guerra dei Novant’anni.
Si racconta che la sovrana, durante una battuta di caccia sull’Etna, fosse stata sorpresa da un violento temporale. Lei, le sue dame e oltre cento cavalieri avrebbero trovato rifugio sotto l’immenso castagno, capace di accogliere l’intero seguito come un vero e proprio tetto naturale. Da qui il nome “dei Cento Cavalli”.
Naturalmente si tratta di una leggenda: le fonti storiche confermano che Giovanna non mise mai piede in Sicilia. Eppure il racconto continua a vivere, non perché plausibile, ma perché suggestivo, capace di fissare nel mito la grandezza dell’albero e il fascino di una sovrana avvolta da secoli di narrazioni.
Tra i tanti che hanno celebrato il castagno spicca Giuseppe Borrello, poeta dialettale catanese dell’Ottocento, che così lo descrisse nei suoi versi, sottolineandone la maestosità:
Un pedi di castagna
tantu grossu
ca ccu li rami so’ forma un paracqua
sutta di cui si riparò di l’acqua,
di fùrmini e saitti
la riggina Giuvanna
ccu centu cavaleri,
quannu ppi visitari Mungibebbu
vinni surprisa di lu timpurali.
D’allura si chiamò
st’arvulu situatu ‘ntra ‘na valli
lu gran castagnu d’i centu cavalli.
I versi, ricchi di musicalità e di immagini vive, restituiscono l’essenza popolare del mito: un albero così grande da diventare riparo contro pioggia, fulmini e saette; un rifugio naturale che si trasforma in teatro di una storia memorabile.

Castagno dei Cento Cavalli – Wikipedia, foto di LuckyLisp rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0
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