Nel vasto epistolario attribuito ad Abraham Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti, circola da decenni un testo che ha il tono semplice e solenne delle parole destinate a non invecchiare. È la lettera che Lincoln avrebbe scritto all’insegnante del figlio nel giorno in cui il bambino si accingeva a entrare a scuola. Al di là delle discussioni sulla sua autenticità storica, il contenuto conserva una forza educativa che continua a interrogarci.

“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà fede, amore e coraggio.
Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso…
- Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico, cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce, e gli insegni il segreto di una risata discreta.
- Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti…
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri…
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina. - Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
- Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
- Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore… - Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini, ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
- Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
- Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
- Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
- Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
- Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso, perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo mio figlio”.

Questa lettera, autentica o meno che sia nella sua attribuzione storica, incarna un ideale educativo profondamente moderno: formare individui liberi, capaci di pensiero critico, di empatia e di responsabilità morale. Non chiede protezione assoluta, ma strumenti interiori. In un’epoca dominata dalla velocità e dall’esposizione continua, il messaggio conserva intatta la sua attualità: educare non significa riempire di nozioni, ma insegnare a discernere, a resistere alla pressione del gruppo, a custodire la propria integrità. È, in fondo, una riflessione sul compito condiviso di genitori e insegnanti: preparare non al successo immediato, ma alla complessità della vita.
NB Il testo di questa lettera è di pubblico dominio perché (se fosse autentica) sarebbe stata scritta da Abraham Lincoln nel XIX secolo (1809-1865), quindi prima che si applicassero sistemi moderni di copyright (negli Stati Uniti non c’è più copyright su opere pubblicate prima del 1927). Tuttavia non esiste una copia autentica storicamente verificata di questa lettera firmata da Lincoln
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