Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Cerbero, il guardiano senza sonno

Cerbero, il guardiano senza sonno

Sia per Omero che per Esiodo, Ade (Hadis in lingua albanese) è un luogo che rappresenta l’altro mondo ed è un posto scuro, un posto senza sole dove abitano i morti.
Inoltre è un luogo di dimensioni indefinibili perché tutti possono entrarvi e per tutti c’è posto. Tutti possono entrarvi, ma nessuno può tornare indietro. Davanti alle porte del regno di Ade troviamo un cane nero, fortissimo e terribile, che verrà descritto con tre teste e con al posto della coda un serpente. I Greci lo chiamano Cerbero (Çerber in albanese).

Hans Sebald Beham – Ercole cattura Cerbero – Germania, 1545 – Los Angeles County Museum of Art – Wikipedia, pubblico dominio

Il suo nome, ci dice Decharm (p. 392), è molto simile alla parola sanscrita Sarvari che significa notte.
Io, insistendo anche in questo caso con l’affermare che la lingua sanscrita è più recente e si è formata dopo la lingua pelasgico – albanese, trovo che Cerbero indica il cane (cioè il guardiano senza sonno) delle tombe (Ade). Ecco la spiegazione: ken = qen cane nella lingua albanese, kυνά = qion nel greco antico, invece bαr (var) = varr (in albanese significa tomba). Inizialmente questa parola composta era Kenbar-os (dall’albanese qen – cane e var – tomba), dopo, con la sostituzione della lettera n in r, diventò Kenvar-os e in fine Qerver-os – Çerber (Cerbero in lingua italiana). La lettera n la usano di solito i Gheghi, invece la lettera r i Toschi, e cioè gli abitanti della zona in cui ha avuto origine il mito di Cerbero.

Liberamente tratto dal libro Gjuha e perëndive dell’autore Aristidh Kola

Stralcio testo tratto dalla pagina: eltonvarfi.blogspot.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

Gustave Doré – Cerbero, Dante e Virgilio – Wikipedia, pubblico dominio


Cerbero, fiera crudele e diversa,
con tre gole caninamente latra
sovra la gente che quivi è sommersa.

Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra,
e ‘l ventre largo, e unghiate le mani;
graffia li spirti ed iscoia ed isquatra.

Urlar li fa la pioggia come cani;
de l’un de’ lati fanno a l’altro schermo;
volgonsi spesso i miseri profani.

Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo,
le bocche aperse e mostrocci le sanne;
non avea membro che tenesse fermo.

Dante Alighieri – INFERNO canto VI (13-24)
Stralcio testo tratto da: annamariaarvia.wordpress.com

 

 

Cerbero nella mitologia greca era uno dei mostri che erano a guardia dell’ingresso dell’Ade, il mondo degli Inferi. È un mostruoso cane a tre teste, le quali simboleggiano la distruzione del passato, del presente e del futuro.
Tutto il suo corpo era ricoperto, anziché di peli, di velenosissimi serpenti, che ad ogni suo latrato si rizzavano, facendo sibilare le proprie orrende lingue. 
Il suo compito era impedire ai vivi di entrare ed ai morti di uscire. In realtà nell’antichità il “nudo suolo” era definito Cerbero (o “lupo degli dei”) poiché ogni cosa seppellita pareva essere divorata in breve tempo.

Vaso etrusco proveniente da Caere (ca 525 a.C.) raffigurante Eracle che conduce Cerbero a Euristeo – Louvre – Wikipedia, pubblico dominio

Il nome di Cerbero è entrato nella lingua italiana per esprimere, per antonomasia e spesso ironicamente, un guardiano arcigno e difficile da superare

Stralcio testo tratto dalla pagina: altalenadeglispiriti.blogfree sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…