Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Morte e trasfigurazione della Vergine-Madre

Morte e trasfigurazione della Vergine-Madre

Bartolomeo della Gatta, Il sepolcro vuoto della Vergine Assunta in Cielo – Museo Diocesano di Cortona. – Wikipedia, pubblico dominio

L’idea-madre degli Apocrifi “assunzionisti” è che, portato in Paradiso il corpo di Maria, è stata ricostruita in lei l’unità fra corpo e anima, rotta dalla morte.

Dove, come e quando, non ci è dato davvero di conoscere.

Celebrando nel mese di Agosto la solennità di Maria assunta in Cielo, per un devoto della Vergine la definizione del dogma è motivo di certezza sufficiente, al di là della umana curiosità di saperne di più. Tuttavia, aggrappandoci a scritti apocrifi, cerchiamo di immaginare ancora qualcosa del mistero della fine terrena di Maria e della sua glorificazione celeste.

Scuola di Andreas Ritzos. La Dormizione della Vergine con i santi Domenico e Francesco. Fine del 15 secolo. Museo statale di Pushkin – Wikipedia, pubblico dominio

Ma prima, riandando al citato libro “Una Madonna nuova” di Giuliano Patelli [Edizione S. P. Self-Pubblished, 1998], notiamo come – dopo avere raccolto e interpretato i dati della “tradizione di Efeso” ed essersi posto la domanda problematica: “Perché una tomba [della Madonna] a Gerusalemme?” – l’Autore dedica un capitoletto a La scomparsa [di Maria]: altre ipotesi [cfr. ibid., pp. 127-131]. Vediamo di che si tratta.

In sostanza, viene ricordato che nelle Catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria presso Roma, troviamo la prima “M” in un epitaffio databile alla fine dell’anno 200, sicuramente riferito alla Madonna. “È poco – scrive Giuliano Patelli -; ma la segnalazione del nome di Maria che più sconcerta, nome graffito per intero, è quello decifrato sull’umile tomba di Pietro scoperta in Vaticano. Nome graffito con quelli di Cristo e di Pietro, ora una “M”, ora con “Ma” e finalmente anche per intero: “MARIA”, con il verbo greco “NICA”, esclamazione di vittoria. Questo può essere il segno della certezza del primitivo culto della Madonna o cos’altro?”. Interrogativo suggestivo, suffragato dal fatto che, insieme alle ossa di Pietro, si sono trovati sul Colle Vaticano resti “di sette individui, e la maggiori parte dei frammenti apparteneva ad una fragile vecchia [catalogati da Margherita Guarducci, l’archeologa scopritrice della tomba di Pietro, con le sigle T e K]”.

Non esiste alcuna traccia della presenza di Maria a Roma; ma il ritrovamento di graffiti accanto alla tomba di Pietro rende suggestiva l’ipotesi.

El Greco – Dormizione della Vergine – Wikipedia, pubblico dominio

La glorificazione di Maria negli scritti apocrifi

Nel suo interessante studio “Maria di Nazareth nel conflitto delle interpretazioni” [Ed. Messaggero Padova, 2005], Mario Masini dedica un lungo capitolo a “Mariám nella memoria degli scritti apocrifi e gnostici” [cfr. ibid., pp. 123-165].

“In moltissimi scritti apocrifi – sostiene l’Autore – si parla di Maria, talora in maniera diretta, molto spesso in dipendenza dal discorso che viene fatto su Gesù […]. Si riscontra in essi un’attenzione che si estende a gran parte della vita di Maria e alla globalità della sua figura”. E più avanti precisa che “l’ampiezza dell’impegno degli scritti apocrifi per riempire lo spazio narrativo lasciato vuoto dai Vangeli mostra quale fosse la loro intenzionalità e attesta quanto intensa fosse, in quei primordi cristiani, l’attenzione riservata a Maria”.

E riferisce questa constatazione specialmente a quanto riguarda la sorte della Madre del Signore negli ultimi anni della sua esistenza terrena negli scritti accomunati dalla tematica del “Transitus”, il ciclo narrativo [di almeno cinque apocrifi] che raccorda l’ultima parte della biografia di Maria in terra e la prima della sua vita in cielo.

Scrive: “I testi di questo ciclo narrativo – che hanno indotto la festa detta della “Dormizione” nella Chiesa di Oriente e dell’”Assunzione” in quella di Occidente – narrano la morte di Maria e la trasfigurazione nella sua glorificazione. Lo si vede anche nella più disadorna delle narrazioni, quella che si legge nel “Transito della Beata Vergine di Giuseppe d’Arimatea” [cfr. n.16, in Erbetta, Apocrifi del NT, 1/2, p.531]: “Gli Apostoli deposero il corpo di Maria con grande onore nel sepolcro, tra il pianto e il canto, causati da troppo amore e dolcezza. All’improvviso una luce dal cielo li avvolse e, mentre cadevano a terra, il santo corpo [di Maria] fu assunto dagli Angeli in cielo”.

Hugo van der Goes – La morte della Vergine – Groeningemuseum – Wikipedia, pubblico dominio

Mentre questa narrazione si richiama vagamente al racconto della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor [cfr. Mc 9, 2-8], quella del “Libro dello PseudoGiovanni” [cfr. ibid., n. 48, p. 490] si rifà alla Risurrezione di Gesù ed è soffusa di serenità e di festa: “Gli Apostoli deposero il corpo di Maria, prezioso e santo, in un sepolcro nuovo, nel Getsemani. Ed ecco un profumo soave sprigionarsi dal santo sepolcro di nostra Signora, la Madre di Dio. Per tre giorni si udirono voci di Angeli invisibili che glorificavano Cristo nostro Dio, nato da lei. Compiuto il terzo giorno, le voci non si udirono più. Allora noi tutti comprendemmo che il suo corpo, immacolato e prezioso, era stato trasferito in Paradiso”.

Il “Transito Siriaco” [cfr. ibid., n.17, p. 543] descrive la glorificazione celeste della Santa Vergine: “La beata Maria fu trasportata in Paradiso, dove fu deposto il suo corpo santo. Quando, levata in alto, raggiunse la porta del Paradiso e la spada che circonda lo stesso fu tolta via [= allusione a Gn 3, 24, ove è scritto che, dopo il peccato dell’Eden, “il Signore scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino dell’Eden i Cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita”]. La Santa entrò con un trionfo inenarrabile nel Paradiso, mentre celesti e terrestri si univano insieme. Collocarono Maria in una luce senza confini, tra gli alberi preziosi del Paradiso dell’Eden. La esaltarono con tale trionfo che occhio mortale è impari a contemplare”.

Da notare come le varie descrizioni riportate si differenzino nei dettagli, ma tutte sono attraversate da ammirato stupore per la sorte beata riservata al corpo verginale della Madre del Signore” [cfr. o.c., pp. 128-130].

Per quanto riguarda gli scritti gnostici riportati nel citato libro di Mario Masini, peraltro molto interessanti, nulla è riferito al tema qui trattato. Comunque, per questi vale soprattutto l’osservazione finale dell’Autore: “… essi lasciano aperto il varco alla riflessione mariologica complessiva, e magari consentono anche alla creatività dei teologi qualche escursione nell’immaginario” [cfr. ibid., p. 165].

L’insegnamento degli “assunzionisti”

Il gruppo di testi apocrifi riguardanti l’Assunzione di Maria è ricco di dati interessanti. Gli Autori assunzionisti, che presentano gli ultimi istanti della vita terrena della Vergine come un evento ineluttabile, sperimentato dallo stesso Cristo, si preoccupano di far presagire al lettore che nel caso di Maria non tutto termina con la morte, perché è vergine-madre ed ha conservato intatta la sua verginità.

Le motivazioni dell’assunzione sono riposte più sulla verginità nel senso di corpo incontaminato che sulla maternità, e la grandezza della verginità consiste nel fatto che Maria è stata dimora di Gesù […].

Il modello più accreditato è il “Transito di Maria” [del II sec.]. Dalla descrizione della scena della morte di Maria l’attenzione si sposta ed è catturata da un richiamo ai misteri che la circondarono in vita – immacolata concezione e parto verginale -, riepilogati nel grande e glorioso mistero della sua “dormizione”, e dall’accenno al ramo di palma, simbolo della vita, recato a Maria da Gesù stesso apparso nelle sembianze del grande Angelo [cfr. Tansitus romanus, 2]. Il gesto di Gesù prefigura e prelude alla vita futura di Maria nella luce. L’uso di portare le palme ai funerali appartiene, infatti, al simbolismo giudeo-cristiano, che così esprimeva la vittoria sulla morte.

Giotto – Dormitio Virginis – Gemäldegalerie, Berlino – Wikipedia, pubblico dominio

Un altro aspetto teologicamente notevole è la riunione dei parenti e degli Apostoli attorno a Maria, che si configura come una riunione di famiglia, della famiglia di Gesù. È un gesto sociale e comunitario, il cui fulcro sono la preghiera che accompagna il trapasso della Madonna e le lucerne tenute accese fino all’arrivo del Figlio.

L’ora della morte di Maria non coincide con l’ora della morte di Gesù: la Vergine muore alle nove del mattino, mentre si ode un forte fragore e un profumo inebriante si diffonde all’interno. Gesù stesso ne raccoglie l’anima e la consegna a Michele in forma umana perfetta. E mentre non mancano gli archetipi per le cerimonie della sepoltura, l’assunzione non ne aveva alcuno. Per tale ragione è presentata come una rianimazione del corpo recato in Paradiso dall’Arcangelo Michele e deposto sotto l’albero della vita [cfr. Transitus romanus, 46].

L’idea-madre sulla quale gli Apocrifi chiedono il consenso è che il corpo di Maria non subì gli effetti della decomposizione del sepolcro, ma, portato in Paradiso, è stata ricostruita l’unità [fra corpo e anima] rotta dalla morte. Maria in Paradiso, in anima e corpo, vive una vita non dissimile da quella del Salvatore glorificato. La radice del suo esistere glorificato nel regno della luce del Figlio è la sua integrità fisica – perpetua verginità – e la sua divina maternità…

 

Stralcio testo tratto da un articolo di Simone Moreno pubblicato sulla pagina stpauls.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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