Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Palermo: la “Camera delle Meraviglie” e il segreto della sua melodia giunta dal passato

“La prima volta che mia madre vide questa casa scoppiò a piangere”.
Lo confessa durante una visita guidata Giuseppe Cadili, giornalista e proprietario, insieme alla moglie Valeria Giarrusso, di un appartamento sito nel cuore di Ballarò, mercato storico di Palermo; luogo affascinante nutrito da atmosfere vivaci e colorate, figlie di un passato ibrido e articolato.
L’appartamento, invero malconcio al momento dell’acquisto, sembrava tutto tranne che la migliore delle scelte. Certo, nessuno avrebbe potuto preannunciare la sorpresa che in esso silente giaceva. E non passò in effetti molto tempo poiché qualcosa di impensabile venisse a galla.

Fu in un giorno come un altro, nel corso delle operazioni di restauro, che oltre l’intonaco sedimentatosi sulle mura consunte di una saletta interna, apparvero quelle che erano le prime avvisaglie di un antico mistero legato alla struttura.

Dapprima sembravano strane miniature, sorte di geroglifici argentati perfettamente incagliati al letto delle pareti ormai stinte; messaggi famelici di tornare alla luce, risorgendo dalla coltre di malta che nei secoli li aveva soffocati.

Ciò che riemerse dalle pagine del tempo è quella che oggi viene chiamata la “Camera delle Meraviglie”; e la meraviglia in effetti le appartiene in ogni suo dettaglio, creando uno spazio fuori dal tempo, una dimensione circoscritta delineata dal vibrante mescolarsi di simbologie dal sapore arabeggiante che si immergono con eleganza in un blu oltremare intenso, pacifico.

Le misteriose sagome appaiono come orme sopravvissute al tempo, immerse nella perfetta cornice di un quadro che richiama all’attenzione, ma che rifugge una totale comprensione.

Tra le frasi tradotte “Sia lodato Dio, niente è simile a Lui”; un inno che si ripete e immerge in ogni anfratto di quell’antro così peculiare e che nasconde al suo interno un’altra frase ancor più potente: la dicitura in latino “Recto lucet”: “Brilla di rettitudine”.

Il critico Vittorio Sgarbi non ha esitato a definire chi ideò il sito un «mostro di cultura e ingegno».

E quell’inno sapientemente inciso che si innalza come una luce su ogni spazio della stanza lascia intravedere il genio di colui che, a fine ottocento, seppe concepire e realizzare quest’opera nel mirabile incrocio tra prospettiva, arabo, latino e sonora armonia.

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Ma quale funzione aveva questo luogo?

Secondo gli studi, i decori e le iscrizioni della “Camera delle Meraviglie” risalirebbero al XIX Secolo.  Via Porta di Castro, ove la dimora sorge, era difatti stata in passato letto del torrente Kemonia, (interrato verso il 1600); una circostanza che inficerebbe le ipotesi di una datazione più antica e dunque la possibilità di un’autentica matrice araba del sito.

Per alcuni esperti provenienti da Bonn, le scritture sarebbero state realizzate da un artigiano locale che, non conoscendo l’arabo, commise alcuni errori nelle fasi di copiatura, determinando le molteplici difficoltà nelle laboriose operazioni di traduzione.

Molti sostengono che il sito sia stato il frutto di una moda ottocentesca che vedeva molti uomini benestanti ricreare nelle proprie dimore delle piccole stanze dalle fattezze arabeggianti (una personale riproduzione di un soffio di oriente da avere sempre a portata di mano). Secondo tale teoria la stanza sarebbe nata perciò quale mera e raffinata riproduzione di uno stile orientale ammirato altrove e avvertito all’epoca della realizzazione, attraente al punto da esigerne una riproduzione privata. Così l’occhio punta su chi abitò in passato la struttura, a dove il suo percorso lo condusse e all’ipotesi che la camera altro non fosse che il frutto di un personale “desiderio di oriente” che avrebbe dato così vita ad un vero e proprio cabinet of curiosities. Caso che potrebbe aver riguardato la famiglia Sammartino; originariamente proprietaria della struttura.

A ciò si allaccia anche l’ipotesi di una funzionalità esoterica e massonica della camera (una teoria che vorrebbe per l’appunto in Sammartino, un appartenente ai gruppi massonici dell’epoca); un dato che troverebbe conferma nell’onnipresente riproposizione del numero sette in ogni elemento della scena.

Sgarbi, dal canto suo l’ha definita “un luogo di meditazione, mistico e spirituale” e per molti essa sarebbe stata un vero e proprio luogo di preghiera e raccoglimento; anche per via dell’orientamento verso la Mecca.

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I misteri di questo luogo non cessano di sorprendere

Recentemente si è scoperto che tra le pregiate scritture si cela infatti una melodia leggibile e riproducibile da destra a sinistra e viceversa. Definita “celestiale”, essa consta di una sequenza di note segretamente allineate, incredibilmente individuate dal musicista palermitano Giuseppe Mazzamuto nel corso di un suo rilevamento ove scoprì nei simboli elegantemente incisi, l’esistenza di neumi ben camuffati, perfettamente inseribili in quel pentagramma su carta trasparente che lui ha un po’ per scrupolo, un po’ per curiosità, sovrapposto alla superficie della parete. Il risultato è stato la scrittura di una vera e propria melodia

Un vero messaggio di pace tra culture diverse” come Mazzamuto la definisce.

Un aneddoto particolare si aggancia alla scoperta della melodia. I proprietari dell’appartamento hanno infatti parlato di una ragazza, definita da Valeria Giarrusso “eterea, bionda, snella”; una giovane che nel corso di una delle visite organizzate nell’appartamento li avvicinò chiedendo “Avete mai pensato a uno spartito musicale?”.
Ancora non si sapeva nulla della melodia che giaceva nel segreto di quei tratti argentati. Eppure, quella notte, la Signora Giarrusso rimuginò stranamente sul quesito posto dalla giovane. Il dì seguente ella volle chiamare il maestro Mazzamuto che, seppure scettico, venne a dare infine il suo parere, e fu allora che sovrapponendo il pentagramma trasparente venne alla luce la melodia.
La ragazza che pose il quesito rimane sconosciuta, e come hanno detto i due stupiti proprietari dell’appartamento “La stiamo cercando ovunque per ringraziarla, per farle sentire una musica che è anche sua”.

Ogni casa è a suo modo scrigno di vissuti, emozioni e incontri. Ma quali emozioni si sono consumate nel segreto di quelle mura a lungo sigillate dall’intonaco posato nei secoli?

Caotica, vibrante città dalle pagine ricolme di storia, di antiche pene e ricchezze, vittorie e disfacimenti, teatro delle mille maschere e contraddizioni, a Palermo ancora oggi, nei brulicanti vialetti accesi, si contempla il miracolo di una nuova scoperta e poi di un’altra e di un’altra ancora.
Così non resta che chiedersi quali misteri attendano ancora di trovare luce, forse anch’essi custoditi tra le pieghe di qualche dimora dismessa e abbandonata, o nel sipario di pareti sgretolate e di intonaci raggrinziti sapientemente regalati dal tempo a cura e gelosa custodia dei suoi innumerevoli, preziosi segreti.

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Sotto, un video mostra la “Camera delle Meraviglie”:

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Articolo di Giada Costanzo, fonte: vanillamagazine.it

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