La civiltà occidentale per come la conosciamo oggi è il risultato dell’unione e della fusione di più popoli nel nome del bene comune. Valori, credenze e filosofia di vita così simili sono frutto della cristianizzazione di buona parte del globo, opera cominciata con le prime crociate e mai realmente terminata. Le civiltà asiatiche hanno subito solo in parte l’opera di evangelizzazione da parte della chiesa di Roma, e mantengono infatti valori differenti rispetto a quelli occidentali. Sia in Oriente che in Occidente vi sono state diverse civiltà che sono state distrutte per cause naturali o in seguito a guerre e colonizzazioni, e queste sono cinque delle più affascinanti disperse fra le pieghe di un libro senza inizio né fine dal titolo: “storia“.

I Nabatei

 

La civiltà Nabatea, sviluppatasi in Giordania nel VI sec. A.C, ci ha lasciato un gioiello, Petra, conosciuta in tutto il mondo, grazie alla bellezza dei suoi edifici e al fascino che emana, e forse anche perché qui è stata girata la scena finale del film “Indiana Jones e l’ultima crociata”.

La storia di questo popolo è praticamente sconosciuta. L’insediamento dei Nabatei lascia perplessi gli storici, sembra quasi che la costruzione della città di Petra sia avvenuta nell’arco di una notte. La città è particolare, non solo per gli edifici intagliati nella roccia, ma anche per la sua collocazione. È infatti praticamente nascosta, e con un unico stretto accesso scavato nella roccia, lungo 1200 metri. I Nabatei non hanno lasciato nulla che possa far conoscere meglio la loro civiltà, nulla sulla loro storia, e anche quello poi raccontato da storici greci e romani è probabilmente influenzato dai Nabatei stessi, che volevano mantenere segreti i loro affari: rotte commerciali e prodotti preziosi, sicuramente incenso e mirra. Ma resta il mistero su cosa effettivamente volevano nascondere nella loro bellissima città.

Dal poco che ci è rimasto, si può dedurre che fosse un popolo incredibilmente alfabetizzato, grazie ai i graffiti e alle molte iscrizioni trovate nel canyon, questo ci fa pensare che anche i pastori sapessero leggere e scrivere. Avevano studiato un complesso sistema di canali e dighe artificiali che consentiva di tenere sotto controllo l’avanzata del deserto. Poi, a partire dal 106 D.C., Petra e il suo popolo furono conquistati dall’imperatore romano Traiano, e la loro civiltà fu lentamente assimilata da quella greco-romana. La nostra fortuna è che i loro edifici hanno resistito al trascorrere del tempo, così che ancora oggi possiamo ammirarli.

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L’impero Khmer

La storia dell’impero Khmer, conosciuta anche come la civiltà di Angkor, è avvolta nel mistero. Le torrette di pietra del Palazzo centrale, e gli edifici riccamente intagliati, ci parlano di un impero fra i principali del mondo preindustriale. Si sviluppò in Cambogia nel 500 D.C., per espandersi in Vietnam, Thailandia e Laos.

Il centro dell’impero era Angkor, parola che in sanscrito significa ‘città’. I Khmer non solo erano maestri nella costruzione di templi incredibilmente intagliati, ma furono anche tra le prime civiltà a sviluppare una rete stradale che comprendeva anche ponti su canali artificiali, e una sorta di autostrade principali, alcune della lunghezza di oltre 800 Km. Ora una giungla intricata si avviluppa fra le sue rovine, ma al culmine della sua potenza, Angkor non era certo da sottovalutare.

Vissuto attorno al 1200, Jayavatman VII è considerato il più grande re dell’impero, ha costruito ospedali e combattuto nemici sia interni che esterni.
In realtà gli invasori esterni non sono mai stati un reale pericolo, grazie alle alte mura della città. Comunque i Khmer ogni anno festeggiavano le vittorie sui nemici esterni, con spettacoli che comprendevano anche una lotta somigliante al wrestling, e una sorta di fuochi artificiali. La religione era evidentemente un aspetto importante della loro civiltà, come testimonia il tempio al centro della città, chiamato Angkor Wat, dedicato alla divinità indù Vishnu.

Grazie ad un sofisticato sistema di irrigazione artificiale, i Khmer potevano contare su raccolti di riso molto abbondanti, che li hanno resi autosufficienti sotto molti aspetti. Durante il XV secolo questa civiltà scomparve, e gli storici non hanno mai scoperto l’esatto motivo. Per alcuni fu una guerra con altri regni, che minò la loro prosperità, per altri fu una carestia dovuta a imprevedibili monsoni. Visto che comunque la natura ha largamente ripreso possesso del territorio dei Khmer, sarà molto improbabile trovare la vera ragione del tramonto di questa civiltà.

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Civiltà minoica

La civiltà minoica, che si sviluppò a Creta, fu una delle più avanzate del mondo antico, e ci ha lasciato in eredità una serie di miti, che ancora oggi sono conosciuti e studiati in tutto il mondo. Fu uno dei primi popoli che spianò strade e utilizzò acqua corrente, già nel XXVII secolo A.C. La rete commerciale era molto estesa, e la ricchezza di mosaici e affreschi ne attesta la ricchezza culturale.

Molti ritrovamenti archeologici ci dimostrano che fu una civiltà molto antica, e ricca sotto il profilo artistico. Alcune delle ceramiche ritrovate risalgono al periodo neolitico. Da affreschi e mosaici vediamo che amavano gustare la frutta fresca e il vino della loro generosa terra. Le divinità da loro adorate erano principalmente femminili. La dea più importante era Potnia, a lei si poteva offrire solo il miele migliore, poi si venerava la dea della fertilità, e quella degli animali selvatici, che si credeva governasse l’isola. Ammirato anche dagli antichi greci, il palazzo di Cnosso, sede del regno, aveva una struttura incredibilmente elaborata, e all’interno delle sue mura erano conservati molti segreti.

La leggenda narra che Minosse, il mitico re cretese, possedesse un toro mangia uomini, chiamato Minotauro, che era tenuto in un labirinto all’interno del palazzo. Nasce così la storia di Teseo e Arianna, e molti altri racconti mitici, poi tramandati dai greci. Attorno al 1600 A.C. ci fu un’eruzione vulcanica che distrusse la città sede del regno.

Fu una delle più forti eruzioni vulcaniche mai registrate, tanto che la devastazione raggiunse molte città vicine. Pare che questa eruzione ispirò il racconto di Platone su Atlantide. Oggi purtroppo è possibile passeggiare solo fra le rovine della città di Cnosso, e immaginare i fasti di un tempo.

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La civiltà della valle dell’Indo

La civiltà della valle dell’Indo, un labirinto attorcigliato di mattoni, è stata classificata come una delle più grandi meraviglie del mondo antico. Il territorio dove si sviluppò, attorno al 2600 A.C., è oggi diviso fra Afghanistan e Packistan e copriva un territorio molto grande, dove sorgevano città costruite con mattoni di fango, che usavano dei sofisticati sistemi di drenaggio dell’acqua.

L’artigianato e il commercio di gioielli erano attività molto sviluppate, così come l’ingegneria. Al centro della valle dell’Indo si trovava Mohenjo-daro, uno degli insediamenti urbani antichi più popolosi: gli storici ritengono che contasse una popolazione di oltre 5 milioni di persone. Si preoccuparono di scrivere e lasciare testimonianze sulla loro storia, ma molti documenti devono ancora essere decifrati, alcune tecniche di scultura e metallurgia restano un segreto. Molti insediamenti furono abbandonati nel XIX secolo A.C., mentre i primi ritrovamenti risalgono al 1922. È sconosciuto il motivo della loro scomparsa, potrebbe essere dovuto all’invasione di tribù Indo europee.

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I Moche

Attorno al 100 A.C. si sviluppò la civiltà peruviana dei Moche, che seppe costruire una rete di canali molto complessa, piramidi, e soprattutto manufatti in ceramica, che ci raccontano la loro storia. Furono tra i primi a creare stampi per la ceramica, in modo da poter attuare una produzione di massa.

Le ceramiche dei Moche sono fra le più varie al mondo, e ci raccontano storie di guerre, cambiamenti sociali, celebrazioni. Quello che più colpisce di questo popolo è la brutalità delle cerimonie religiose, durante le quali si effettuavano sacrifici umani. Ê stata ritrovata la tomba di una sacerdotessa seppellita con i corpi di bambini sacrificati.

Anche i disaccordi venivano risolti con combattimenti rituali fino alla morte. Anche loro si sono estinti senza un motivo conosciuto, forse un motivo metereologico, come inondazione o siccità.

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Articolo di Annalisa Lo Monaco tratto da: vanillamagazine.it

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