Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Scite, un figlio di Eracle

Scite, un figlio di Eracle

Rappresentazione di alcuni guerrieri sciti realizzata secondo le decorazioni di un calice d’elettro ritrovato a Kul-Oba – Wikipedia, pubblico dominio

In una leggenda raccontata da Erodoto, mentre attraversava il paese che più tardi sarebbe stato degli Sciti, Eracle incontrò una donna-serpente (Echidna) e si unì a lei. Ne nacquero tre figli: Scite, Agatirso e Gelono.
Prima di partire, l’eroe stabilì che il primo dei tre che fosse riuscito a tendere il suo arco avrebbe dovuto regnare nel paese, mentre gli altri due avrebbero subito l’esilio.
La prova riuscì a Scite che divenne eponimo della Scizia e capostipite degli Sciti.

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Appunti sugli Sciti (stralcio testo tratto da wikipedia) 

Provenienti dalla Siberia meridionale, nell’area compresa tra il Mar Caspio e i Monti Altaj, gli Sciti si insediarono nella vasta area compresa tra il Don e il Danubio nel X secolo a.C. da dove, vinti e assoggettati i Cimmeri, dilagarono, nel corso del VI secolo a.C., verso l’area balcanica e la Pannonia, nel bacino settentrionale del Mar Nero, per poi toccare la Germania orientale e con i Traci l’Italia Settentrionale.

Territori sciti – Wikipedia, opera di Dbachmann rilasciata con licenza CC BY-SA 3.0

Secondo Erodoto, il territorio della Scizia era di forma quadrata, delimitata a nord dai territori degli Agatirsi, a est dal Mar d’Azov e a ovest dal Mar Nero. La Tracia ne era una propaggine mentre la Crimea non ne faceva parte.
Erodoto descrive l’estensione della Scizia partendo da Olbia Pontica, colonia di Mileto fondata sulla foce del Bug Meridionale, affermando che, seguendo la costa, il territorio era abitato da una popolazione culturalmente greco-scita, i Callippidi; oltre di essi ve ne era un altro, gli Alizoni. Culturalmente ascrivibili ai costumi Sciti, questi popoli erano sostanzialmente sedentari, poiché coltivavano grano, cipolle, aglio, lenticchie e miglio. Oltre gli Alizoni vi erano poi gli Sciti “aratori”, che coltivavano grano non per il proprio sostentamento ma per commerciarlo.
Dopo il Dnepr, all’interno, vi erano gli “Aratori” che i greci del luogo chiamavano Boristeniti, ma che di sé stessi dicevano di chiamarsi Olbiopoliti. A est degli Sciti agricoltori, dopo il fiume Panticape, vi erano gli Sciti nomadi, che occupavano un territorio del tutto brullo, esteso fino al fiume Gerro; oltre questo fiume, vi erano i territori “reali”, dimora degli Sciti più valorosi che, a loro volta, ritenevano gli abitanti del resto della Scizia loro schiavi; i territori reali arrivavano fino alla Crimea e, verso oriente, fino al Mar d’Azov. Un breve tratto di questa regione arrivava a lambire anche il fiume Don.
Di là dal Don non si era più in Scizia ma, oltrepassati i territori dei Budini, dei Tissageti e degli Iurci, a est, vi erano altre tribù scite che si distaccatesi dall’originario insieme degli Sciti reali.

Stralcio testo tratto da Wikipedia e rilasciato con Licenza Creative Commons CC BY-SA 3.0