Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

1 settembre 1847, un prodromo della costituzione della Repubblica Siciliana

Nel maggio del 1847, a Napoli, era stato stipulato un accordo tra le rappresentanze progressiste di Sicilia e Calabria per preparare una rivolta che doveva scoppiare simultaneamente a Messina e Reggio il 2 settembre. 
Tutti i preparativi procedevano con attenzione per evitare le spie della polizia borbonica. 
Intanto si era saputo che il 1° di settembre gli ufficiali del presidio di Messina avrebbero offerto un banchetto all’albergo Vittoria in omaggio al generale Lualdi, da poco promosso maresciallo.

I Messinesi, che avevano l’occasione clamorosa di catturare tutto lo stato maggiore borbonico in un colpo solo, decisero pertanto di anticipare la rivolta alle ore 6 del 1° settembre. 
Gli ufficiali napoletani vennero, però, avvertiti tempestivamente e la rivolta fu sedata nel giro di poche ore. 
Questo primo episodio di rivolta anti-borbonica avrebbe portato alla rivoluzione di Palermo nel gennaio del 1848 e alla costituzione della Repubblica Siciliana con la presidenza di Ruggero Settimo.

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stralcio da wikipedia

Ruggero Settimo è stato il maggiore protagonista della rivoluzione separatista del 1848: in quell’anno per le sue idee liberali venne scelto come presidente del governo siciliano; il 10 maggio dello stesso anno era stato dichiarato padre della patria siciliana, e il 10 luglio nominato Tenente Generale dell’Esercito Nazionale Siciliano.
I liberali come Pasquale Calvi e lo stesso Settimo appoggiarono una Sicilia indipendente e confederata secondo l’idea di Gioberti alla condizione, però, che fosse rispettata la Costituzione Siciliana e l’indipendenza isolana. Alla fine si scelse di offrire la corona dell’isola al duca di Genova Alberto Amedeo di Savoia che sarebbe diventato re dell’isola con il nome di Alberto Amedeo I di Sicilia, ma questi rifiutò la carica. Si continuò, ma invano, la ricerca di un nuovo regnante. La Sicilia, dopo il rifiuto del duca di Genova, ebbe un governo senza carica centrale e diventò instabile; Ferdinando II delle Due Sicilie inviò 16.000 uomini contro l’isola per riconquistarla.
L’esercito borbonico di Carlo Filangieri attaccò la città di Messina già nel settembre del 1848; la città fu parzialmente distrutta e si verificarono episodi di crudeltà sulla popolazione civile così come sui soldati napoletani.[1] Ferdinando festeggiò l’”impresa” nella sua reggia a Caserta mentre i siciliani chiesero una tregua che fu concessa il 18 settembre.
Sei mesi dopo Ferdinando II delle Due Sicilie riprese la sua azione militare contro la Sicilia: Il 7 aprile dopo aspri combattimenti fu occupata Catania.
Il 15 maggio cadde Palermo e con essa l’intera isola: le speranze di tenere in vita uno stato indipendente svanirono a questo punto infatti definitivamente. L’indipendentista Ruggero Settimo venne esiliato a Malta, dove venne accolto con gli onori di un capo di stato.

La sanguinosa riconquista borbonica costò l’appello di “negazione di Dio” al re Ferdinando II delle Due Sicilie, e provocò una profonda frattura in tutto il suo stato, che costerà al figlio nel 1860 la perdita del regno.

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