(revisione agosto 2025)

Mele sull’albero – Wikipedia, pubblico dominio

Come accade a molte figure iconiche del passato, anche Giovannino Semedimela, al secolo John Chapman, vissuto tra il Settecento e l’Ottocento negli Stati Uniti, è diventato, suo malgrado, protagonista di narrazioni che spaziano dal mito alla storia, dal folklore all’ecologia.
Per alcuni è un personaggio da fiaba, per altri un eroe ambientalista ante litteram, un instancabile contadino, un visionario missionario, o addirittura un astuto speculatore immobiliare.

Spogliandolo dei racconti che ne hanno amplificato l’aura nel tempo, rimane una figura affascinante, sospesa tra realtà e leggenda. La scarsità di dati certi contribuisce a mantenerne vivo il mistero, mentre la sua straordinaria versatilità narrativa ha reso il suo nome familiare a ogni americano – e non solo. In base a chi lo racconta, la sua storia si colora di toni diversi: può essere una filastrocca per bambini, una parabola morale, o un racconto mitico intriso di eroismo (o di ambiguità).

Disegno di Jonathan Chapman, alias Johnny Appleseed. – Wikipedia, pubblico dominio

Secondo la leggenda, John Chapman percorreva instancabilmente migliaia di chilometri, a piedi nudi e con una pentola in testa al posto del cappello. Di indole gentile e pacifica, ispirava simpatia ovunque andasse. Simile a un san Francesco americano, viveva in totale semplicità, nutrendo amore solo per la natura, i suoi semi e i suoi frutti.

Seminava meli come il vento sparge polline, lasciando dietro di sé una traccia di alberi e fratellanza. Non conosceva ostilità, e predicava la pace e l’armonia con l’ambiente. La sua passione per la natura e la cura delle piante ispirò un primo modello di coscienza ecologica. Si racconta che il suo contributo fu vitale per molte persone povere, grazie ai frutti che coltivava e donava lungo il cammino.

Navigava sul fiume Ohio, si fermava nei villaggi come infermiere improvvisato, dispensava mele e medicine. Il suo instancabile lavoro diede un impulso concreto alla biodiversità agricola americana: milioni di semi piantati in vaste aree del Paese ne sono la testimonianza.

Ma non tutti vedono in lui un’icona disinteressata. Alcuni sostengono che John Chapman fu il primo vero speculatore immobiliare americano. Altro che spirito errante e nullatenente: secondo una lettura più realistica, e meno poetica, egli piantava meli in modo strategico, recintando accuratamente ogni frutteto per rivendicare diritti su quei terreni. Visitava regolarmente quelle aree per mantenerne la proprietà, accumulando con gli anni milioni di metri quadri di terra agricola, che infine lasciò in eredità alla sorella.

Secondo questa versione, Giovannino non era solo un generoso seminatore, ma un abile imprenditore che trasformava ogni mela in una pianta da vendere ai coloni in cerca di terre fertili. Un grande vivaio itinerante, più che un dono spontaneo alla natura.

Le mele selvatiche che Chapman piantava non erano adatte a essere mangiate crude, ma ideali per produrre sidro, la bevanda fermentata leggera molto popolare all’epoca. Il sidro godette di grande favore anche in ambito medico, tanto da sfuggire a lungo alle maglie del proibizionismo americano, prima di finire anche lui sotto accusa.

Johnny Appleseed, Harper’s Magazine, 1871 – Wikipedia, pubblico dominio

Con il bando dell’alcool, l’immagine di Giovannino cambiò bruscamente: da portatore di vita sana a figura ambigua, simbolo di tentazioni pericolose. Qualcuno arrivò a considerarlo quasi un emissario del male. Eppure, con il tempo, il giudizio tornò a essere positivo, e la sua figura fu riscattata e perfino mitologizzata.

Nel libro “La botanica del desiderio” di Michael Pollan, Chapman viene paragonato a Dioniso, il dio greco del vino, della vitalità e dell’ebbrezza. Come Dioniso, Giovannino fu un ponte fra la natura e la civiltà. Ma al posto del vino, il suo dono per l’evoluzione era il sidro.

Di certo, sappiamo che John Chapman nacque nel 1774 e fu un fervente missionario della Chiesa neocristiana. Spirito libero, vagabondo, pioniere del Nuovo Mondo, dedicò la vita alla scoperta di terre e alla diffusione dei meli.

Nel suo vagabondare tra Ohio, Indiana e Illinois, piantò decine di migliaia di alberi. Sempre con sé portava una sacca di semi, probabilmente raccolti in Pennsylvania, dove il sidro era una tradizione ben radicata e le mele una preziosa risorsa per l’alimentazione e la produzione di bevande.

Le motivazioni alla base della sua passione per i meli rimangono sconosciute. Ma la sua opera si rivelò fondamentale per altri pionieri e coloni, che grazie a lui trovarono una fonte di cibo, scambio e sostentamento.

Francobollo degli Stati Uniti emesso in onore di Johnny Appleseed (Giovannino Semedimela) – Wikipedia, pubblico dominio

Giovannino viaggiava in condizioni di estrema semplicità: scalzo, disarmato, e vestito con pochi stracci, affrontava le difficoltà del tempo fraternizzando con chiunque incontrasse. Le sue coltivazioni erano curate con regolarità, segno che il suo non era un viaggio disordinato ma un vero e proprio progetto agricolo itinerante.

Giovannino Semedimela rimane una figura enigmatica e affascinante. Forse non sapremo mai se fu davvero un santo laico o un astuto imprenditore, ma ciò che è certo è che ha lasciato un’impronta profonda nel paesaggio e nell’immaginario americano.
Più che un semplice uomo con una sacca di semi, è diventato un simbolo universale: della convivenza armoniosa con la natura, della scoperta, della libertà, ma anche della contraddizione tra ideali e realtà.

E se oggi qualcuno sorride al pensiero di un uomo con una pentola in testa che semina alberi per l’America, è perché la leggenda, come la natura, sa trovare sempre nuovi terreni dove attecchire.

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