Anonimo – Santa Rosa da Lima – Wikipedia, pubblico dominio

Rosa nacque a Lima il 20 aprile 1586, ricevendo al fonte battesimale il nome di Isabella, come la nonna materna. Chiamata per la prima volta Rosa dalla serva india Mariana, quand’era ancora in culla, a motivo della sua straordinaria bellezza, quel nome le rimase poi sempre, confermatole peraltro anche dal santo arcivescovo di Lima.
Ancora bambina, consacrò la sua purezza a Dio e cominciò ben presto a condurre una vita di rigorosa penitenza e di mortificazione, percuotendosi spesso acerbamente, digiunando frequentemente ed abbandonandosi a lunghe estenuanti veglie.
A venti anni entrò nell’ordine di S. Domenico. Godette prestissimo di estasi, che aveva tutte le settimane dal giovedì al sabato, giungendo al più alto grado di unione mistica.

 

 

Dagli “Scritti” di santa Rosa da Lima, vergine

Il matrimonio mistico di Santa Rosa da Lima – Wikipedia, pubblico dominio

Il Salvatore levò la voce e disse:
– “Tutti sappiamo che la grazia segue alla tribolazione, intendano che senza il peso delle afflizioni non si giunge al vertice della grazia, comprendano che quanto cresce l’intensità dei dolori, tanto aumenta la misura dei carismi. Nessuno erri né si inganni; questa é l’unica vera scala del paradiso, e al di fuori della croce non c’é altra via per cui salire al cielo.” 

Udite queste parole, mi sentii spinta a scendere in piazza per gridare a tutti, qualunque fosse la loro età, il sesso e la condizione: Ascolta, popolo; ascoltiamo, genti tutte. Da parte di Cristo e con parole della sua stessa bocca vi avverto che non si riceve grazia senza soffrire afflizioni. E’ necessario che dolori si aggiungano a dolori per conseguire l’intima partecipazione alla natura divina, la gloria dei figli di Dio e la perfetta bellezza dell’anima.
Questo stesso stimolo mi spingeva fortemente a predicare la bellezza della grazia divina, mi tormentava e mi faceva sudare ed anelare. Mi parve che l’anima non potesse più trattenersi nel carcere del corpo, ma che la prigione dovesse rompersi, ed essa, libera e sola, con più agilità, se ne andasse per il mondo gridando: Oh se i mortali conoscessero che gran cosa é la grazia, quanto é bella, quanto nobile e preziosa, quante ricchezze nasconde in sé, quanti tesori, quanta felicità e delizie! Senza dubbio andrebbero essi stessi alla ricerca di fastidi e pene; andrebbero questuando molestie, infermità e tormenti invece che fortune, e ciò per conseguire l’inestimabile tesoro della grazia. Questo é l’acquisto e l’ultimo guadagno della sofferenza ben accettata.
Nessuno si lamenterebbe della croce e dei dolori, che gli toccano in sorte, se conoscesse con quali bilance vengono pesati nella distribuzione fra gli uomini.”
(Al medico Castillo; ed. L. Getino, La Patrona dell’América, Madrid 1928, pp. 54-55)

[ Testo tratto dal sitoa cura dei Monaci Benedettini Silvestrini del Monastero San Vincenzo M. ]

 


[* 1586 Lima + 1617 Lima]

Bottega di Bartolomé Esteban Murillo – Santa Rosa da Lima (La tela raffigura santa Rosa da Lima, che indossa l’abito dei domenicani, e sembra contemplare in una visione di Gesù Bambino.) – Wikipedia, pubblico dominio

Vaghissimi fiori di santità sbocciarono nel Terz’Ordine Domenicano, fra tutti Santa Caterina da Siena che primeggia, riassumendo cosi tutto l’ideale dell’Ordine, per la sua meravigliosa vita contemplativa e attiva. Santa Rosa da Lima, la prima santa del Nuovo Mondo, fu attratta al Terz’Ordine proprio dal profumo di santità della vergine senese, che imitò mirabilmente.
Battezzata col nome di Isabella Flores, si chiamò Rosa, perché quand’era ancora in culla il suo volto si trasformò in una bellissima rosa; più tardi poi la Madonna volle si chiamasse Rosa di Santa Maria.
A cinque anni fece voto di verginità e poco dopo, appena giovinetta, si recise i capelli per togliere a sé e gli altri ogni speranza mondana. Anelante al chiostro, Dio le fece conoscere chiaramente che la voleva nel mondo sotto le bianche lane Gusmane, che ricevette pubblicamente il 10 agosto 1606.
Si fece martire della penitenza volontaria, a cui Dio aggiunse un martirio ancor più torturante: quello delle desolazioni interiori, che durarono quindici anni. Purificata attraverso questa lunga e dolorosa notte, parve alfine che tutto il cielo discendesse nell’anima sua.
Gesù stesso, con divina tenerezza, le disse: “Rosa del mio cuore, sii la mia sposa!”. E fu sposa, ma sposa di sangue, tutta accesa di zelo fattivo ed operoso, per ricondurre anime al cuore del suo Gesù. Fu arricchita di doni straordinari, come quelli della profezia e dei miracoli. La sua morte, il 24 agosto 1617, fu uno spettacolo di paradiso, seguita da prodigi e da conversioni senza numero. Il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana del S. Rosario a Lima. Papa Clemente X il 12 aprile 1671 l’ha proclamata Santa. L’America Meridionale e le Filippine la invocano come loro Patrona.

[Testo di Franco Mariani – Addetto Stampa Congregazione Suore Domenicane dello Spirito Santo]

Claudio Coello – Santa Rosa de Lima, Museo del Prado – Wikipedia, pubblico dominio

Stralcio testo tratto dalla pagina: enrosadira.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…