
L’Aquario da una stampa del 1550 del Liber Astronomiae di Guido Bonatti – Wikipedia, pubblico dominio
Viviamo un’epoca di svolta: le vecchie spiegazioni darwiniane, la fisica newtoniana e i dogmi religiosi vacillano, mentre il “paradigma dell’Acquario” ci invita a rileggere le origini dell’uomo senza pregiudizi.
I nuovi “revisionisti”, da Zecharia Sitchin a Erich von Däniken, da Robert Temple ad Alan Alford, sostengono che la nostra specie sia frutto di ingegneria genetica extraterrestre.

Enlil e Ninlil – Wikipedia, pubblico dominio
Nei testi sumero-accadici, dicono, Enki ed Enlil sarebbero scienziati venuti dalle stelle per creare un’umanità ibrida, colmando l’anello mancante dell’evoluzione.
Parallelamente, la scienza ufficiale esplora la panspermia: l’idea che la vita terrestre sia stata “seminata” da microbi spaziali.
Ma c’è anche un’altra via: il pensiero orientale, che vede il corpo umano come un microcosmo dotato di chakra e ghiandola pineale, strumento di coscienza cosmica ed esperienza mistica, senza bisogno di ospiti alieni.
Anche nel cristianesimo emergono teorie revisioniste: autori come Baigent, Leigh, Ellis, Gardner e persino Dan Brown hanno riscoperto dinastie merovingie, Graal e legami egizi, ipotizzando persino una seconda vita di Gesù in Kashmir, avvalorata da toponimi locali e manoscritti tibetani e arabi.
Ognuno di questi approcci, materialista o mistico, mette in discussione la visione classica: non basta Darwin né l’Eden, e neppure un unico racconto mitico. Che l’origine dell’uomo sia aliena, spirituale o frutto di chimica cosmica, il mistero resta aperto, spingendoci a esplorare più a fondo il legame tra Uomo, Cosmo e Divino.
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