Jacopo della Quercia – Santa Maria della Scala Hospital – Acca Larenzia – Wikipedia, autore foto Sailko, opera propria rilasciata con licenza CC BY 3.0

Nella leggenda legata alle origini di Roma, un ruolo particolare è riservato ad Acca Larenzia e a suo marito Faustolo, il pastore che avrebbe trovato i gemelli Romolo e Remo abbandonati sulle rive del Tevere.

I due bambini, secondo il mito, erano stati miracolosamente allattati da una lupa; fu allora che Faustolo e la moglie decisero di prendersene cura, adottandoli come propri figli e allevandoli fino a farli diventare gli uomini destinati a fondare la città eterna.

La figura di Acca Larenzia, però, non si esaurisce in questo episodio. Attorno al suo nome si è intrecciato un complesso di miti e racconti, così variegato da non aver ancora trovato un’interpretazione univoca. Gli studiosi, infatti, restano divisi nel cercare un significato profondo del suo personaggio.

Alcuni hanno notato che il termine Acca potrebbe indicare genericamente una “madre”, mentre Larenzia (nelle varianti Larenta, Larentia, Larentina) sembrerebbe avere un legame con i Lari, le divinità domestiche.
Il suo nome, dunque, potrebbe essere interpretato come “la madre dei Lari”, figura protettrice e benefica della comunità.

Faustolo trova la lupa con i gemelli – Rubens, Musei Capitolini – Wikipedia, pubblico dominio

Diversi autori antichi ne hanno tramandato la memoria. Plutarco, ad esempio, ricorda le feste a lei dedicate: una celebrata nel mese di aprile e un’altra nel mese di dicembre. Anche Macrobio, nei Saturnalia, e Sant’Agostino, nel De Civitate Dei, riportano una tradizione curiosa secondo la quale Acca Larenzia avrebbe avuto un legame con Ercole.
La leggenda narra che il custode di un tempio, in occasione di una festività, avesse giocato a dadi con il dio, puntando come posta una cena e i favori di una donna. Perduta la scommessa, offrì ad Ercole proprio Acca Larenzia.
Il dio, presentatosi sotto sembianze divine, si unì a lei e successivamente le procurò un prestigioso matrimonio con un ricco uomo di nome Carunzio, che alla sua morte la lasciò erede di tutte le sue sostanze.
Acca, a sua volta, destinò la sua eredità al popolo romano. In segno di riconoscenza, il re Anco Marzio fece erigere la sua sepoltura al Velabro e istituì in suo onore una festa, i Larentalia, celebrata ogni anno il 20 dicembre.

Non tutti, tuttavia, ne tramandarono un ricordo tanto solenne. Catone, con tono più prosaico e meno indulgente, ridusse la ricchezza di Acca Larenzia ai semplici guadagni della sua vita da prostituta, privandola così dell’aura sacra e mitica che altri autori le avevano attribuito.

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