Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Brolo e la leggenda di Maria La Bella

Brolo e la leggenda di Maria La Bella

Situato lungo la costa tirrenica, tra i comuni di Gioiosa Marea e Capo d’Orlando, circondato dalla catena montuosa dei Nebrodi e da una vasta pianura di giardini che degrada sul mare, sorge Brolo, cittadina in provincia di Messina, indicata nelle antiche mappe dei geografi arabi come Marsā Dālīah, il “porto della vite” in quanto qui le navi caricavano il vino.
La sua storia è legata a quella del Castello di Brolo, situato su un’incantevole promontorio a picco sul mare, dominando il borgo sottostante con la sua magnifica torre. 

La torre del Castello di Brolo – Wikipedia -Foto Daniele Napolitano, opera propria – Licenza CC BY-SA 4.0

L’edificio, costruito nel X secolo d.C., fu ambita sede di nobili, oltre che residenza della Principessa Bianca Lancia, moglie dell’imperatore Federico II e madre di Manfredi, re di Sicilia.

Il Museo del Castello offre una varietà di oggetti difficilmente riscontrabili in altre sedi: armi, armature e abiti d’epoca medievali ma soprattutto antichi strumenti di tortura usati dai Tribunali dell’Inquisizione, sopravvissuti fino al XVIII.
Eretici, traditori, streghe venivano sottoposti a raccapriccianti angherie e coloro che non si dichiaravano colpevoli, finivano gli ultimi istanti della loro vita sotto questi strumenti infernali.

I vecchi pescatori di Brolo narrano una leggenda, legata con molta probabilità alla famiglia Lancia: quella di una bellissima principessa che spesso si affacciava alle finestre dell’antico castello circondato dal mare, sospirando l’arrivo del suo spasimante, il quale veniva con una piccola barca fin sotto le mura dell’edificio, aggrappandosi alle lunghe trecce della fanciulla per raggiungerla segretamente. Di ciò si accorse il principe, suo fratello che, ingelosito, decise di uccidere chi gli aveva insidiato la bella Maria. Dopo l’ultimo incontro d’amore, in una notte buia e senza stelle, l’innamorato venne ferito a morte dal fratello di Maria, appoggiato sullo scoglio antistante, forse per questo detto “Scoglio del pianto”.

Ormai senza vita, messo in un sacco, il corpo del povero giovane venne calato a fondo. Da allora la bellissima principessa lo attese invano, senza avere più pace, tanto che la leggenda narra che la sua anima ancora aleggi vicino allo scoglio, consigliando i pescatori quando è bene ritirarsi o augurando loro buona pesca quando il mare è in bonaccia.

 

Stralcio testo tratto dalla pagina: meteoweb.eu sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

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