… la strega è colei che ha ceduto alle lusinghe del maligno….

La strega, statua di Cristoforo Marzaroli a Salsomaggiore Terme. – Wikipedia, pubblico dominio
Fin dall’antichità, la figura della strega è stata associata al mistero, alla sapienza temuta e al potere che sfugge al controllo. Spesso ritratte accanto a un filatoio o nell’atto di intrecciare nodi, le streghe richiamano simbolicamente l’idea di un destino tessuto, di ostacoli seminati lungo il cammino dell’uomo. È il filo del fato, ma anche quello della vendetta, secondo un immaginario profondamente radicato.
Ogni strega della tradizione è affiancata da un animale, un compagno oscuro e simbolico: gatti, corvi, civette, topi o rane. Queste creature erano considerate diaboliche, al servizio della loro padrona come spiriti guida o consiglieri.

Hugo Simberg – Strega sul rogo – Wikipedia, pubblico dominio
L’origine della stregoneria si perde nelle nebbie della storia orale. Le fonti scritte sono scarse, ma le leggende tramandate a voce narrano da sempre di uno scontro eterno: luce contro tenebra, bene contro male.
La strega incarna, agli occhi della religione, colei che ha ceduto alla tentazione del maligno per sete di conoscenza e potere, rinunciando alla grazia divina. Per questo, è vista come peccatrice, esclusa dalla protezione della Chiesa.
Per secoli, le streghe furono vittime di una violenta caccia, alimentata da ignoranza, superstizione e paura. Spesso accusate da semplici dicerie contadine, diventavano capro espiatorio di ogni disgrazia: carestie, malattie, aborti, morte del bestiame. La Chiesa, lontana dallo spirito evangelico e accecata dal dogma, diede avvio a processi iniqui e spesso crudeli.
Quando mancavano prove, si ricorreva all’ordalia – una forma di “giudizio di Dio” – che quasi sempre si concludeva con la condanna al rogo.

Scena di esecuzione dalla cronaca di Schilling of Lucerne (1513), che illustra il rogo di una donna a Willisau (Svizzera) nel 1447 – Wikipedia, pubblico dominio
Nel 1231, Papa Gregorio IX istituì il tribunale della Santa Inquisizione, destinato a colpire gli eretici e, ben presto, anche le presunte streghe. Nata per contrastare movimenti riformatori all’interno della Chiesa, l’Inquisizione si trasformò presto in un’arma feroce contro le donne, viste come portatrici del male e strumenti del demonio.
Nel 1484, Papa Innocenzo VIII emanò la celebre bolla Summis Desiderantes Affectibus, affidando ai domenicani Heinrich Institor e Jakob Sprenger l’incarico di individuare, giudicare e punire i “contagiati” dalla perversione eretica. Fu l’inizio di un’ondata persecutoria che travolse l’Europa intera, in particolare Francia, Germania e Inghilterra.
Dietro la figura della strega, in realtà, si nascondevano donne comuni, spesso guaritrici, levatrici, esperte di erbe medicinali – o, più tragicamente, semplici donne sole, anziane, oppure affette da disturbi mentali.
La persecuzione delle streghe non fu solo paura del diverso, ma anche espressione di una profonda misoginia, spesso legittimata da autorità religiose e intellettuali. Non aiutarono certo parole come quelle di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi:
“Cristo è il capo di ogni uomo, l’uomo è capo della donna […] La donna è stata creata per l’uomo, non l’uomo per la donna.”
Molti padri della Chiesa e filosofi cristiani hanno lasciato giudizi fortemente denigratori:
-
- Clemente Alessandrino, maestro di Agostino, affermava che le donne dovessero vergognarsi di appartenere al proprio sesso;
- Giovanni Crisostomo le considerava strumenti per la sola soddisfazione maschile;
- Ottone da Cluny scrisse che era meglio abbracciare il letame che una donna;
- Boezio le definì “templi costruiti su una fogna”.
E ancora più crudi furono:
-
- Goffredo di Vendôme e Bernardo da Morlas, con parole tanto offensive da risultare impronunciabili;
- Tertulliano, nel De virginibus velandis, ordinava che le donne rimanessero velate o rinchiuse in casa, anticipando un’idea di segregazione simile a quella di certe società islamiche.
La misoginia si veste persino di filosofia e teologia:
Tommaso d’Aquino scriveva che, a livello naturale, la donna era “difettosa e malnata”, frutto di un errore biologico nel seme maschile, che tendeva invece a generare l’uomo perfetto.
Alberto Magno, patrono degli scienziati cristiani, riprendendo Aristotele, ammoniva:
“La donna, più liquida dell’uomo, è mutevole, volubile e insaziabile. È meno morale, curiosa, e desiderosa di altri uomini. Fidarti di lei è illusione: la donna è un uomo mal riuscito.”
Oggi, la figura della strega viene riscoperta sotto una nuova luce: non più simbolo del male, ma emblema di ribellione, libertà e sapere negato.
Quelle donne che salirono sui roghi non erano malvagie né diaboliche, ma scomode: perché sapevano, perché curavano, perché non si piegavano.
Dietro le fiamme dell’Inquisizione, c’era spesso la paura del potere femminile, dell’autonomia, del pensiero libero.
E quelle che un tempo furono accusate di stregoneria, oggi parlano alla nostra coscienza come voci di un passato che chiede giustizia.
Vedi anche:
.




