Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Elizabeth Barton, la monaca del Kent che sfidò Enrico VIII

Elizabeth Barton, la monaca del Kent che sfidò Enrico VIII

Il momento che precedette il formale divorzio di Enrico VIII da Caterina D’Aragona e il nuovo matrimonio con Anna Bolena fu per l’Inghilterra, ma anche per il re, un periodo di travaglio morale, di incertezze e di paura. La transizione di poteri tra Roma e la Corona evolverà nel dramma dello scisma che distaccherà il paese dalla supremazia papale e di fatto lo isolerà politicamente dal resto dell’Europa.

Re Enrico VIII d’Inghilterra con Anna Bolena, seconda regina consorte. – Wikipedia, pubblico dominio.

Tra decisioni meditate, atti impulsivi d’orgoglio e tentativi diplomatici ci fu però anche una donna, una donna umile e sconosciuta, che orienterà il pensiero del sovrano, non tanto per le immediate e ormai doverose prese di posizione politiche, quanto sul vicino futuro.

Re Enrico si apprestava ormai a sposare la Bolena con cui aveva un legame da anni. Anna non era un tipino facile: prepotente, aggressiva, a tratti isterica, sempre presupponente e superbiosa.
Anna non era amata né dal popolo né tanto meno dalla corte e nell’ultimo periodo, proprio a causa del suo forte carattere, un po’ meno anche dal re.

Vero è che gli inglesi continuavano ad amare Caterina e a momenti anche Enrico sembrava rimpiangere la dolcezza e la sottomissione piena di dedizione dell’aragonese.
Elizabeth Barton fu la donna che per un periodo alimentò la nostalgia per la Regina Caterina e quasi strutturò nel popolo opposizione feroce ad Anna ed anche al sovrano e mise la Bolena in una condizione di perdita di potere.

Elizabeth Barton definita “la devota fanciulla del Kent” è stata in seguito assunta dalla chiesa romana al titolo e ruolo di mistica.

Nella realtà storica la donna non fu affatto una mistica, ma una visionaria con probabili allucinazioni in una condizione di lucida schizofrenia. Le doti spirituali, definiamo così le sue visioni, si erano manifestate verso i sedici anni e la giovane aveva subito, incoraggiata dalla famiglia, preso i voti. Era diventata suora nel convento dell’abazia del Santo Sepolcro di Canterbury.

Per anni era stata una specie di oracolo del villaggio, dispensava consigli e prevedeva futuri fausti o infausti a chi lo richiedeva.
A causa di tutte queste predizioni e premonizioni la sua fama crebbe a dismisura e coloro che le richiedevano letture di futuro e consigli, cominciarono ad arrivare da tutte le contee vicine.

Naturalmente Elizabeth, a sostegno della veridicità delle sue azioni e parole, asseriva che le erano ispirate direttamente da Dio che le compariva regolarmente e proprio Dio ispirava le sue parole.
Dio le aveva anche mandato visioni del Paradiso e dell’Inferno.
Non c’è bisogno di dire che tali visioni accadessero durante i quotidiani episodi di trance che avevano sempre numerosi spettatori. Durante le frequentazioni della fanciulla in tali luoghi naturalmente venivano indicati anche i nomi delle varie anime che, nel presente o nel futuro, vi avrebbero soggiornato.

Fino a questo punto poteva rappresentare uno dei tanti episodi di patologia psichiatrica con fruizione religiosa, ma ad Elizabeth venne in mente di mettere bocca nella vicenda reale.
E bocca ce la mise e ad alti toni: illuminata dal Signore disse che Enrico aveva messo la propria anima a disposizione del demonio abbandonando Caterina e se avesse sposato Anna avrebbe messo a repentaglio anche la propria vita.
La sua era una condizione di peccato mortale, Dio lo aveva abbandonato e come re abbandonato da Dio non era degno di regnare.

Queste parole pronunciate dalla donna amata dal popolo e, a suo dire ispirate direttamente dal Padre Eterno, furono per Enrico peggio della scomunica del pontefice.
Enrico era seriamente spaventato anche dalla possibile veridicità di queste parole: non dobbiamo dimenticare che questo sovrano, ricordato spesso per la sua crudeltà, era un uomo molto emotivo e facile preda di impulsi e paure, come di frequenti innamoramenti.

Il re la chiamò addirittura a corte e, per imbonirsela, le offrì addirittura di nominarla badessa.
Elizabeth non si impressionò minimamente: e come poteva una che aveva il filo diretto con Dio, vendersi per un’abazia?
Cominciò a vantare poteri soprannaturali: era in grado di comandare il vento e di alzare le onde del mare, di più: poteva liberare le anime dal Purgatorio..

Enrico era impressionatissimo, ma il colpo di grazia lo ebbe quando la monaca gli disse di aver visto Anna conversare con i demoni e far patti con loro.

Elizabeth Barton – Questa incisione è probabilmente di Thomas Holloway basata su un dipinto di Henry Tresham per History of England di David Hume (1793-1806). – Wikipedia, pubblico dominio

Enrico sapeva che già il popolo, ma anche la corte cominciava a parlare di questo ed oltre alla preoccupazione per la propria anima subentrò, senz’altro, la più realistica preoccupazione per il suo regno e il suo potere.
Anna ingoiò amaro ma, non ancora regina, poté far poco nei confronti di tali allucinate maldicenze. Non era tipo però da dimenticare o da sorvolare ed arrivò il momento che forse la Barton aveva sottovalutato.

Appena Enrico sposò Anna le profetiche parole della suorina presero il tono della vera minaccia politica.
La Barton in pieno delirio cominciò a predire che il re sarebbe stato deposto ed esiliato con la volontà di Dio e ovviamente spedito all’inferno.
Su pressione anche e soprattutto di Anna, Enrico non poté più soprassedere e la fece arrestare insieme ad alcuni suoi complici. Era il 1533. Nella Torre di Londra, Elizabeth parve rinsavire e dichiarò di essere stata manipolata e che non tutte le sue dichiarazioni erano vere.
Ma Anna ormai voleva il suo silenzio definitivo ed anche il re era preoccupato dei possibili esiti di altre “visioni” della suora. Elizabeth Barton venne dunque condannata a morte e morì nel 1534…

Stralcio testo tratto dalla pagina: perstorie-eieten.blogspot sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

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