(revisione novembre 2025)
Luca 2, 6-7
[6] Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. [7] Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
Matteo 13, 53-58
[53] Terminate queste parabole, Gesù partì di là [54] e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: “Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? [55] Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? [56] E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?”. [57] E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua”. [58] E non fece molti miracoli a causa della loro incredulità.
Marco 3, 31-35
[31] Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, lo mandarono a chiamare. [32] Tutto attorno era seduta la folla e gli dissero: “Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle sono fuori e ti cercano”. [33] Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. [34] Girando lo sguardo su quelli che gli stavano seduti attorno, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! [35] Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre”.
Marco 6, 3-4
[3] Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”. E si scandalizzavano di lui. [4] Ma Gesù disse loro: “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.

Masaccio – Pagamento del tributo – Cristo tra gli apostoli, dettaglio – Cappella dei Brancacci, Firenze – Wikipedia, pubblico dominio
RIFLESSIONI:
La notizia diffusa dallo studioso francese André Lemaire, la scoperta di un’iscrizione aramaica su un’urna funeraria del I secolo con le parole “Giacomo, figlio di Giuseppe, fratello di Gesù”, ha riacceso il dibattito su un tema che accompagna il cristianesimo fin dalle origini: chi erano davvero i “fratelli” di Gesù?
Per affrontare la questione, gli studiosi si rifanno innanzitutto ai Vangeli. Marco, ad esempio, racconta che a Nazaret la gente si stupì della predicazione di Gesù ricordandone le origini familiari: si parla esplicitamente di Giacomo, Ioses, Giuda, Simone e di alcune sorelle (Mc 6,2-3). In un’altra scena, quando gli riferiscono che sua madre e i suoi fratelli lo cercano, Gesù risponde indicando come suoi veri fratelli coloro che compiono la volontà di Dio (Mc 3,31-35).

L’ossario di Giacomo – Esposto al Royal Ontario Museum dal 15 novembre 2002 al 5 gennaio 2003. – Wikipedia, pubblico dominio
Anche fonti extrabibliche parlano di questi personaggi. Lo storico ebreo Giuseppe Flavio menziona un Giacomo, responsabile della Chiesa di Gerusalemme, chiamandolo “fratello di Gesù detto il Cristo”.
Le spiegazioni antiche sono varie.
Un testo apocrifo del II secolo, il Protovangelo di Giacomo, presenta Giuseppe come un uomo anziano e già padre: i “fratelli” di Gesù sarebbero dunque figli di un precedente matrimonio, quindi fratellastri.
Sempre nel II secolo, lo scrittore cristiano Egesippo parla invece di “parenti” di Gesù, una categoria più ampia. Su questa linea si mosse anche san Girolamo nel IV secolo, che difese energicamente l’idea che i “fratelli” fossero in realtà cugini, membri del clan familiare di Maria. Questa tesi rispondeva a chi, come Elvidio, sosteneva invece che Maria e Giuseppe avessero avuto altri figli dopo Gesù.
Uno degli argomenti del dibattito riguardava l’espressione di Luca che definisce Gesù “primogenito” di Maria. Il termine però, nel linguaggio giuridico ebraico, non implica necessariamente la presenza di fratelli minori: designa soprattutto lo status ereditario.
Quando i Vangeli parlano dei “parenti” o dei “fratelli” di Gesù, non puntano a chiarire un albero genealogico. Puntano al cuore del suo messaggio. Nella cultura ebraica il termine “fratelli” poteva indicare parenti stretti, cugini, o membri allargati della stessa famiglia. Per la Chiesa questo non mette in discussione la verginità di Maria, ma illumina un fatto più profondo: Gesù entra in una famiglia concreta, dentro relazioni vere, con legami che lo accompagnano nella sua missione.
Quando alcuni parenti cercano di riportarlo a casa perché temono per lui, Gesù risponde indicando i discepoli come sua famiglia. Non lo fa per sminuire i suoi legami di sangue, ma per dire che il Regno di Dio apre lo spazio a una parentela nuova, costruita sull’ascolto della Parola. Chi accoglie la volontà del Padre entra in quella stessa intimità che lega Gesù a Maria e a Giuseppe.
I parenti di Gesù ci ricordano che la fede non nasce fuori dalla vita di ogni giorno. Nasce dentro case normali, affetti sinceri, incomprensioni, attese e responsabilità. Il Signore ha scelto di farsi vicino così, condividendo la fragilità di una famiglia come la nostra, per trasformare ogni legame in un luogo dove Dio può passare.
La vera parentela che Gesù propone non cancella la famiglia naturale. La eleva. Ci chiama a vivere relazioni in cui la fede diventa concretezza, pazienza, servizio. Essere parenti di Gesù significa lasciarsi plasmare da questo stile e diventare famiglia per chi non ne ha una, perché ogni persona incontrata possa sentirsi accolta come in casa sua.
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