Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
Il “bel canto” che nutre l’anima

Il “bel canto” che nutre l’anima

Un lavoro in prosa rimata, anche se libera,  di Sandro Boccia
.

Giovanni Paolo Pannini – Festa musicale data dal cardinale de La Rochefoucauld al teatro Argentina di Roma nel 1747 in occasione del matrimonio del Delfino, figlio di Luigi XV – Museo del Louvre – Wikipedia, pubblico dominio.

Nello scenario del raffinato tavolo culinario di Expo
c’è anche (aggiungi un posto a tavola) il melodramma, pensate un po’:
Violetta canterà il suo appello d’amore per Alfredo sino in fondo
mentre la gelida manina di Mimì si lascerà riscaldare;
l’eco di una musica che ancora incanta il mondo
si spanderà dai teatri con l’illusione che galleggia sul mare,
di un sussulto risorgimentale per la Patria “sì bella e perduta”
e purtroppo oggi delle mazzette e dei ritardi in un paese in libera caduta!
Da non dimenticar poi l’impasto con pomodoro e mozzarella
che fa coppia con il Barbiere di Siviglia, opera molto bella
del buon Rossini che affermava che lo stomaco è di musica maestro
che sprona l’orchestra alla gran passione, diretta dal direttor con estro.

Étienne Carjat – Gioacchino Rossini nel 1865 – Wikipedia, pubblico dominio.

E che dir dell’incompiuta Turandot pucciniana seguita da Bohème
e dai verdiano Otello e Falstaff, dalla Norma di Bellini e dal che freme
verismo di Cavalleria Rusticana e dei Pagliacci? E del centro del cuore
di donizzettiana memoria con la Lucia di Lamermoor e dell’Elisir d’amore?
Se c’è un direttor artistico che ha creduto nell’abbinata melodramma-expo
questi risponde al nome di Riccardo Muti che afferma, questo io ben so,
che il melodramma non è morto nè quello della tradizione ancora
da scrivere, melodramma che nasce con Monteverdi nel 600, alla bonora,
con l’Orfeo ove parola e musica vanno in scena, a braccetto
e che ha generato poi musical e cinema a mo’ di minuetto.
La verità è che siamo il Paese del melodramma, sia nel male che nel bene,
e speriamo ora che padiglioni, pasta e pizza ci faccian ritrovare la coscienza
del nostro tesoro musicale perchè mangiare, amore, con gioia e pene,
cantar e digerire son i quattro atti dell’opera buffa che, come semenza,
si chiama vita e che svanisce come le bollicine dello champagne, a razzo,
e chi la lascia fuggire senza aver goduto è veramente un personaggio pazzo!

Foto di Maria Callas dal talk show televisivo Small World del 31 dicembre 1958 – Wikipedia, pubblico dominio.

 

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