(revisione giugno 2026)
Seconda lettera di Pietro 3,8-10
Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi:
davanti al Signore un giorno è come mille anni e
mille anni come un giorno solo.
Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua
promessa, come certuni credono; ma usa pazienza
verso di voi, non volendo che alcuno perisca,
ma che tutti abbiano modo di pentirsi.
Il giorno del Signore verrà come un ladro;
allora i cieli con fragore passeranno, gli
elementi consumati dal calore si dissolveranno
e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta.
Citazione biblica da traduzione CEI
..
.
RIFLESSIONE:.
Ogni Giubileo richiama inevitabilmente il tema del tempo. Ancora di più il Grande Giubileo, che celebra l’evento centrale della storia umana: la nascita di Gesù Cristo.
Non sorprende quindi che la lettera apostolica Tertio Millennio Adveniente dedichi ampio spazio a una meditazione sul significato del tempo, una realtà che accompagna ogni uomo e che, allo stesso tempo, rimane uno dei più grandi misteri dell’esistenza.
A prima vista il tempo sembra la realtà più semplice e concreta che conosciamo. Organizziamo le nostre giornate in base agli orari, misuriamo il trascorrere delle ore con gli orologi, programmiamo il lavoro, gli incontri e i progetti futuri. Eppure, se tutti gli orologi del mondo si fermassero improvvisamente, il tempo cesserebbe forse di esistere?

Gli orologi non creano il tempo: si limitano a misurarlo. Ma che cos’è esattamente ciò che misurano?
Già Aristotele definiva il tempo come «la misura del movimento secondo il prima e il poi».
Tuttavia, la fisica moderna, soprattutto dopo Einstein, ha mostrato come il tempo non sia una realtà assoluta e identica per tutti gli osservatori. Il suo scorrere dipende dal sistema di riferimento e dal movimento. Non esiste un punto esterno all’universo da cui sia possibile misurarlo in modo universale e definitivo.
La filosofia ha cercato a sua volta di rispondere a questa domanda. Nelle Confessioni, sant’Agostino definisce il tempo come una sorta di «distensione dell’anima», un’esperienza interiore che si sviluppa attraverso la memoria del passato e l’attesa del futuro. Ma anche questa spiegazione non sembra esaurire il problema. L’uomo infatti misura il tempo, ma è contemporaneamente immerso in esso e da esso condizionato.
In un certo senso non siamo noi a misurare il tempo: è il tempo che misura noi.

Agostino osserva che il passato non esiste più e il futuro non esiste ancora. Resta soltanto il presente. Ma anche il presente sfugge continuamente alla nostra presa. Nel momento stesso in cui cerchiamo di afferrarlo, esso è già diventato passato.
L’antica espressione latina tempus fugit coglie perfettamente questa esperienza. Il tempo fugge incessantemente, scorre via senza che l’uomo possa trattenerlo. Da dove viene? Dove va? Qual è la sua origine e quale il suo destino?
Sono domande alle quali la ragione umana, da sola, non riesce a rispondere pienamente.
Il mistero del tempo coincide in larga misura con il mistero stesso dell’esistenza umana. Ogni persona nasce senza aver scelto di nascere e si trova a camminare verso una fine che non può evitare. Il tempo diventa così la trama stessa della nostra vita, il tessuto invisibile sul quale si intrecciano gioie, sofferenze, speranze e paure.
Le risposte delle religioni
Nel corso della storia le diverse culture hanno cercato di dare un significato al tempo.
Molte religioni antiche lo interpretavano come un ciclo eterno, legato al ritorno delle stagioni e al continuo ripetersi degli eventi cosmici. In questa prospettiva tutto ritorna, nulla procede realmente verso una meta definitiva.
Altre tradizioni religiose hanno visto invece la salvezza come liberazione dal tempo stesso, considerato una prigione dalla quale occorre fuggire per raggiungere una condizione superiore e immutabile.
Entrambe queste visioni, però, rischiano di svuotare la storia del suo significato. Se tutto si ripete all’infinito oppure se il mondo è soltanto una realtà da abbandonare, allora le scelte dell’uomo sembrano perdere il loro valore ultimo.
La rivelazione giudaico-cristiana propone una prospettiva radicalmente diversa.
La Bibbia afferma che il tempo ha un inizio e una fine. Non è un ciclo eterno né una prigione da cui evadere. È il luogo in cui si svolge il dialogo tra Dio e l’uomo.
Poiché Dio è amore, non esiste opposizione definitiva tra l’eternità e il tempo, tra l’infinito e il finito. Dio crea il mondo non per necessità, ma per amore, e colloca l’uomo nella storia affinché possa liberamente rispondere a questo amore.
Il tempo diventa allora il luogo dell’incontro. È lo spazio della libertà, della scelta, della crescita e della responsabilità.
Ogni decisione umana acquista un significato che va oltre l’istante in cui viene compiuta.
Il tempo come storia della salvezza
La Sacra Scrittura racconta la progressiva manifestazione dell’amore di Dio nella storia.
Fin dalle prime pagine della Genesi emerge il dramma del peccato, che spezza l’armonia originaria tra l’uomo e il Creatore. Eppure Dio non abbandona la sua creatura. La storia della salvezza si sviluppa come una lunga preparazione all’evento decisivo: l’incarnazione del Figlio di Dio.
Con Abramo, con l’alleanza, con i profeti e con il popolo d’Israele, il tempo assume una direzione precisa. Non è più una successione casuale di eventi, ma un cammino orientato verso una promessa.
Questa promessa trova il suo compimento in Gesù Cristo.
Cristo, pienezza del tempo
Con l’incarnazione accade qualcosa di unico e irripetibile: l’eterno entra nel tempo.
In Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, l’infinito e il finito si incontrano in modo definitivo. L’eternità non rimane distante dalla storia umana, ma vi entra pienamente.
Come ha scritto san Giovanni Paolo II, «il tempo trova il suo significato autentico nel fatto che Dio, attraverso l’Incarnazione, è entrato nella storia dell’uomo».
Per questo il Vangelo proclama:
«Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo» (Mc 1,15).
In Cristo il tempo non viene abolito, ma redento. Non perde il suo valore; al contrario, lo acquista pienamente. Ogni istante può diventare luogo di incontro con Dio.
Dopo Cristo, il tempo non è più soltanto attesa. È presenza.
Il cristiano vive nella tensione tra il «già» e il «non ancora». Dio è già entrato nella storia, ma la pienezza del suo Regno deve ancora manifestarsi completamente.
Per questo il tempo conserva tutta la sua importanza. Ogni giorno rappresenta un’opportunità per crescere nell’amore, nella fede e nella libertà. Ogni scelta contribuisce a costruire il nostro destino eterno.
La croce e la risurrezione di Cristo rivelano che l’amore di Dio ha già compiuto tutto ciò che era necessario per la salvezza dell’uomo. Tuttavia la risposta a questo amore rimane affidata alla libertà di ciascuno.
Il tempo, dunque, non è un nemico da combattere né un semplice contenitore di eventi. È il dono attraverso il quale Dio continua a incontrare l’uomo.
E forse proprio per questo le parole della Seconda Lettera di Pietro conservano ancora oggi tutta la loro forza: davanti a Dio mille anni sono come un giorno solo. Ciò che a noi appare lungo, lento o incomprensibile trova nell’eternità un significato che spesso non riusciamo ancora a vedere.
Il tempo passa, ma non è vuoto. Per il credente, esso è il luogo in cui l’amore di Dio si manifesta e in cui la libertà dell’uomo è chiamata a rispondere.
,
.
Per ulteriori spunti di riflessione vedi:
Lasciamoci guidare




