Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

La legge eterna della natura: nascere, morire, rinascere.

21 dicembre: solstizio d’inverno

L’occhio della memoria, volgendo lo sguardo a ritroso nel tempo, incontra la prima grande conquista culturale agli albori dell’umanità, che coincide con il passaggio dallo stato ferino dell’uomo a quello di “homo erectus”. 

Pittura rupestre risalente alla preistoria, grotte di Chauvet in Francia

Pittura rupestre risalente alla preistoria, grotte di Chauvet in Francia

Questo straordinario nostro antenato, conquistata la posizione eretta, guardando verso l’alto, vide in lontananza il firmamento trapuntato da una miriade di stelle minute, mentre, molto più vicini a lui due grandi dischi, la LUNA e il SOLE, ornavano la prima la NOTTE e il secondo il GIORNO, con prerogative apparentemente diverse.

Osservando attentamente la LUNA, constatò, con grande meraviglia, che aveva un comportamento diverso dal grande astro diurno. Essa cresceva e poi decresceva per scomparire per TRE NOTTI, risorgendo alla quarta. 
È del tutto evidente che nel PENSIERO PRELOGICO E SIMBOLICO di quel nostro remoto progenitore erano poste le premesse per tenere nella dovuta considerazione e ben presto sacralizzare il numero TRE. 
Era questo un archetipo, destinato a percorrere una lunghissima strada, radicandosi, infine, nella tradizione cristiana. Gesù, si legge nei Vangeli, dopo la crocifissione sul Golgota, rimase per TRE notti nel sepolcro e risorse il TERZO giorno. 
Il riferimento alla morte e alla risurrezione di Gesù non è affatto casuale. L’abbiamo voluto riportare per due ordini di motivi: il primo di carattere formale, il secondo sostanziale: 
a) tra tutti gli analoghi riferimenti precedenti, a cui possiamo attingere, dalla Persia, all’Egitto, alla Grecia, nella storia spirituale della cultura occidentale, è di sicuro il più conosciuto;
b) LA MORTE VIENE COMPARATA CON IL SIMBOLISMO LUNARE nella sequenza esoterica di NASCITA-MORTE-RINASCITA.

Per quanto afferisce all’astro diurno, l’“homo erectus” constatò che esso era portatore di LUCE e d’un CALORE benefico per tutti i tre regni, umano, animale e vegetale, tramontava ad OCCIDENTE e, ad ogni alba, risorgeva NUOVO sull’orizzonte ORIENTALE. 

Tenendo presente il ragionamento che abbiamo seguito finora, senza alcuno sforzo mentale, ci rendiamo conto che, come la Luna, anche il Sole era un altro archetipo, presupposto per un grande complesso simbolico, di ordine maschile e spirituale.

Se scorriamo la storia delle società arcaiche tradizionali notiamo che l’OCCIDENTE veniva comparato con il MONDO DEI MORTI, e definito con un eufemismo, il “GIARDINO DEGLI OCCIDENTALI”, mentre l’ORIENTE veniva considerato come il “MESSAGGERO DELLA RESURREZIONE” e della “VITA ILLIMITATA.” 

Ma il nostro mitico antenato non si limitò solo ad alzare lo sguardo verso la volta celeste e ad osservare il moto apparente degli astri più grandi, egli si guardò anche attorno, riflettendo sul destino ricorrente nel regno vegetale. 
Vide che, nel periodo autunno-inverno, la NATURA sfioriva, le piante morivano per rinascere, d’incanto, all’approssimarsi della stagione primaverile, e vide, altresì, che alcune piante restavano sempre verdi. Proprio quest’ultime sono un altro archetipo, in quanto prefiguravano il futuro simbolismo dell’“ALBERO DELLA VITA.”

Da tutte le fonti, scritte o rappresentate, della nostra tradizione, pervenute fino a noi, emerge un dato inconfutabile: il nostro progenitore concepiva la NATURA diversamente da come la concepisce l’uomo contemporaneo fortemente tecnologizzato. EGLI SI SENTIVA IMMERSO NELLA NATURA E PARTE INTEGRANTE DELLA STESSA.

Il suo PENSIERO era di tipo ANALOGICO, e la sua mente funzionava per ASSOCIAZIONI TRA IMMAGINI DELLA REALTÀ circostante. Per questa strada, percepì che vi era una LEGGE UNIVERSALE ED ETERNA della Natura che governava il regno vegetale: NASCERE, MORIRE, RINASCERE, e, poiché anche gli altri due regni, animale e minerale, erano parte integrante della Natura, tale legge li coinvolgeva pienamente, particolarmente la specie animale-umana.

Questa originale e magica intuizione fruttificò in seguito con la costituzione delle prime organizzazioni sociali in Persia, in Egitto e le primissime “polis” in Grecia, ma soprattutto col nascere delle prime RIFLESSIONI RAZIONALI. Ai primordi del pensiero greco, in un frammento, attribuito a Museo, mitico figlio di Orfeo, leggiamo che “TUTTO NASCE DALL’UNO E SI RISOLVE NELL’UNO”. 

È del tutto evidente che l’“homo erectus” aveva posto le premesse di quel pensiero universale, riservato a pochi eletti, (oggettivamente, la stragrande maggioranza degli uomini era ignorante), definito ESOTERISMO, che sosteneva: “TUTTO È STRETTAMENTE INTERCONNESSO”, LE DIFFERENZE E LE DISTINZIONI SONO SOLTANTO APPARENTI.

HermesTrismegistusCaucPer essere più espliciti, il PENSIERO ESOTERICO sosteneva che tutto l’universo, pur nella diversità delle forme, che interagiscono tra loro, nella sua intima struttura, è un UNICO SISTEMA INTEGRATO, per cui nulla è estraneo all’uomo. La “tabula smaragdina”, attribuita da alcuni ad ERMETE TRISMEGISTO (il Tre volte Grandissimo), il grande sacerdote che portò la SCIENZA INIZIATICA nell’antico Egitto, da altri al grande filosofo dei numeri, PITAGORA, lo enuncia fin dalla sua prima espressione: “CIÒ CHE È IN ALTO È COME CIÒ CHE È IN BASSO”.

La magica intuizione dell’“homo erectus”, l’UNITÀ COSMICA, fondamento di tutto il tradizionale pensiero esoterico, sia in oriente che in occidente, bistrattata, calpestata e bandita come “eretica” dal pensiero unico della Chiesa di Roma nel corso degli ultimi due millenni, trova, oggi, una particolare corrispondenza in molte scoperte della fisica quantistica contemporanea. 

Da quando gli scienziati sono riusciti a dimostrare in laboratorio che qualsiasi particella subatomica non è un microscopico corpo a sé stante, ma è in costante risonanza con tutte le altre particelle, anche se a distanza di miliardi di anni luce, il presupposto basilare dell’esoterismo, “TUTTO È STRETTAMENTE INTERCONNESSO”, non era più concetto astratto, bensì era GRANDE E ASSOLUTA VERITÀ. 

Come è evidente, siamo in presenza di una visione delle cose interamente rivoluzionata, non solo perché la scienza è riuscita a TESTIMONIARE una legge eterna della Natura, ma anche perché la CONOSCENZA, oggi, non è solo appannaggio di una strettissima minoranza colta, l’“ELITE”, ma, dati i mezzi di comunicazione, che lo sviluppo tecnologico ci fornisce quotidianamente, essa appartiene ad un pubblico molto più diffuso ed attento.

A questo punto è sufficientemente chiaro che il PNEUMA dei greci o l’ANIMA dei latini o l’ÀTMAN induista altro non sono se non la PURA COSCIENZA, ovvero il SÉ, che lo scienziato, libero da qualsiasi credo religioso, definisce con il termine appropriato di ENERGIA. 

Inoltre, anche la chimica ci insegna che la MATERIA è un precipitato di ENERGIA = SPIRITO, per cui una sua modalità o cristallizzazione provvisoria non è altro che la risultante di una particolare frequenza vibratoria fra le tante possibili. 
“Nulla si crea dal nulla in ogni operazione di cambiamento e in ogni reazione vi è una quantità uguale di materia prima e dopo la trasformazione”(Lavoisier, “Trattato di chimica elementare).

AnaxagorasGià nel V secolo a.C. Anassagora aveva affermato che “NULLA SI CREA, NULLA SI DISTRUGGE, TUTTO CIÒ CHE ESISTE È SOLTANTO L’UNIONE O LA SEPARAZIONE DI OGGETTI CHE ESISTEVANO GIÀ PRIMA” e Tito Lucrezio Caro, vissuto nel I secolo a.C., nel “De Rerum Natura scriveva”: “NON CIÒ CHE SEMBRA PERIRE, DUNQUE, PERISCE DEL TUTTO, PERCHÈ RIFÀ LA NATURA COSA DA COSA, E NON VUOLE CH’UNA NE NASCA, SE UN’ALTRA NON LA SOCCORRA MORENDO.” 

Nell’universo non c’è soluzione di continuità, nulla nasce in assoluto, nulla muore ma TUTTO SI TRASFORMA in una incessante danza degli elettroni, simbolicamente prefigurata dal grande dissolutore delle forme. 

Tutto è COSCIENZA PURA, sia a livello microcosmico, in cui le particelle seguono le previsioni dell’osservatore, sia a livello macrocosmico, in cui le regole sono eterne. La forma altro non è se non la risposta alle svariate frequenze emesse dalle ogni singola particella.

Ciascuno di noi, dotato di un raffinato orecchio musicale, può sperimentare tale concetto, facendo vibrare le ottave della scala musicale, che, nel nostro mondo sono la fedele riproduzione della scala musicale cosmica, per ottenere nuove e inedite combinazioni nella sterminata varietà dei suoni. 

energiaAvviandoci verso la conclusione, possiamo affermare, senza smentita alcuna, che tutta la Materia, (compreso il nostro corpo), è destinata a trasformarsi per le leggi eterne della Natura, e, quindi, anche il nostro PNEUMA o Anima o Àtman, essendo ENERGIA (Materia) non potrà annullarsi, ma troverà altre forme nel piano strategico del TUTTO (Assoluto, Dio), di cui siamo intimamente parte. 

Noi uomini non dobbiamo dimenticare mai che il TUTTO È SEMPRE SUPERIORE ALLA FORMA DELLE SUE PARTI. In concreto, siamo come le foglie degli alberi, che non prescindono dai rami, dalla linfa vitale, dal tronco e dalle radici. Per questa via, trova soluzione anche la famosa espressione biblica, che troviamo nel primo libro della “Genesi”: DIO CREÒ L’UOMO A SUA IMMAGINE; A IMMAGINE DI DIO LO CREÒ; MASCHIO E FEMMINA LI CREÒ” (I, 27).

Con parole più accessibili, tutte le forme, compreso l’uomo, che si aggirano per l’universo intero, altro non sono che proiezione del PNEUMA = ENERGIA COSMICA PRIMARIA, per cui nascono, muoiono e rinascono, secondo la legge eterna della NATURA.

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scritto da Aquila BiancaeNera

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