La scultura che rappresenta la Lupa capitolina che allatta i gemelli Romolo e Remo, che furono aggiunti, probabilmente da Antonio del Pollaiolo, nel tardo XV secolo.
lupa_capitolinaCi hanno portato via la Lupa. Quella Capitolina, non è di epoca etrusca: smette di essere il simbolo immortale ed immutabile dell’Urbe, che ci proviene (proveniva) perfino dall’epoca dei re. E’ un bronzo di gran lunga successivo: forse di fine ‘800, più probabilmente databile tra il 1200 e il 1300. La prima a dirlo è Anna Maria Carruba, che l’ha restaurata nel 2000; ma tutti (o quasi) gli studiosi sono d’accordo. Sono daccordo Adriano La Regina, per decenni, soprintendente archeologo a Roma; Licia Vlad Borrelli, altra grande archeologa. E, ancora: Francesco Gandolfo, docente di Arte medievale a Tor Vergata, e Marina Righetti, docente alla Sapienza, Edilberto Fonnigli, un grande esperto e restauratore di bronzi. La Lupa Capitolina è fusa in un solo pezzo, con il metodo della “cera persa”: nessuna scultura classica, d’età greco-romana o etrusca, utilizza questo sistema. Qualcuno dice la Chimera d’Arezzo: «Ma ci sono evidenti tracce di saldatura», obietta la Carruba. Che continua: «La tecnica della monocolata nasce verso l’VIlI secolo, e deriva dalla fusione delle campane». Poi, porta un mucchio d’esempi: il Grifo e il Leone di Perugia; le sculture in facciata del Duomo e il Maurizio (primo automa della storia, che batte le ore) di Orvieto; l’Aquila di Todi. E, per dimostrare le sue scoperte, scomoda il Marte di Todi e l’Arringatore di Perugia, nonché il Leone di Braunschweig, fuso nel 1166. Per la prima volta, di questa Lupa parla Benedetto, un monaco dell’abbazia del Soratte, nel 995: racconta che, al Laterano, c’era un «tribunale ad Lupam»; l’animale assunto a punto di riferimento, perché palesemente ben noto, tanto era monumentale. Da allora, le citazioni non mancano. E Cicerone, Tito Livio ed altri, che già parlano di una Lupa? «Probabilmente, ne sono esistite diverse; il bronzo veniva riutiizzato; molto, in quei tempi, andava alla malora», precisa Gandolfo. E diffida d’una datazione pienamente medievale: «Non ci sarebbero raffronti. Allora, al massimo, di bronzo erano le porte: ma si trattava di pannelli, o di lamine, e non di fusioni d’impegno paragonabile a questa». Viceversa, è nel Duecento che la scultura in bronzo ha la sua fioritura. Quindi, non un’opera carolingia, come pure pensano Anna Maria Carruba e Adriano La Regina, «ma quasi un protogotico; del resto, non risulta da nessun documento che i Papi, nell’8OO, ordinassero sculture in bronzo. A me, sembra semmai un Leone adattato a far da Lupa: un Leone del XIII secolo». «Quando era, appunto, il simbolo di Roma: era senatore il bolognese Brancaleone degli Andalò; scapitozza tante torri delle casate più potenti», incalza Righetti. Sta di fatto che, comunque, ci hanno portato via la Lupa. A scuola, l’avevamo tutti conosciuta come eutrusca: bisognerà riscrivere i testi. «E’ vero: l’icona, il feticcio, aveva, fmora, superato ogni ambiguità cronologica», ammette Licia Vlad Borrelli: adesso, ci si dovrà ricredere. A conforto di questa tesi, anche gli esami scientifici («che sarebbe bene divulgare immediatamente»: Gandolfo): la ventina di valori emessi dal radiocarbonio, il famoso C 14, e dagli esami di termoluminescenza, propongono uno spettro abbastanza ampio («per carità: non mutiamo in feticcio anche questi esami; possono aiutare, ma sono spesso imprecisi; mai il Vangelo»: ancora Gandolfo), che giunge perfino al 1800 (ma dal 1471, Sisto IV Della Rovere, dal Laterano trasferisce ed espone il feticcio in Campidoglio); «però, nessun valore, nemmeno uno, che si possa riferire all’età classica», precisa la Carruba. E spiega come nasceva la fusione in unico blocco: «Occorreva una struttura all’interno, e quindi dei buchi, di solito quadrangolari, per poi rimuoverla. Nella Chimera mancano, nella Lupa sono invece evidenti». Eppure, ancora il catalogo del restauro, nel 2000, la defmisce scultura classica. «Il primo a datarla così Winckelmann: giudizio difficile da mettere in discussione», racconta Adriano La Regina, «ma già nell’Ottocento qualcuno ne dubitava». Per saperne di più, il librino di Anna Maria Carruba è: La Lupa Capitolina, un bronzo medievale, edito da De Luca.
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fonte testo: Altro che etrusca, la Lupa è medievale

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