Per i cristiani festa della Pentecoste ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli, mentre per gli Ebrei ricorda il giorno in cui, sul Monte Sinai, Dio diede a Mosè le tavole della Legge

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Dopo pochi giorni era Pentecoste e lo Spirito di Verità, il Consolatore che Gesù aveva promesso di inviare ai suoi per confermarli in tutta la sua dottrina e assisterli fino alla fine dei secoli, discese visibilmente sopra di loro nel Cenacolo: Egli manifestò la sua presenza con un vento impetuoso che fece tremare tutta la sala e con l’apparizione di lingua di fuoco sul capo di ciascuno, simbolizzando così la luce divina, la luce dello zelo ardente e dell’amore di cui lo Spirito Santo riempì loro le anime in quello stesso istante.

Vetrata della Pentecoste – Foto di AJ jaanko da Pixabay

Gli Apostoli, fino ad allora ignoranti, si sentirono improvvisamente illuminati con le più vive luci della scienza e della fede. Fino ad allora fiacchi e timidi, si trovarono animati da un coraggio invincibile, da una intrepidezza a tutta prova, per dare testimonianza di Gesù Cristo che li inviava a predicare il Suo insegnamento.

Gli Apostoli, fino ad allora ignoranti, si sentirono improvvisamente illuminati con le più vive luci della scienza e della fede. Fino ad allora fiacchi e timidi, si trovarono animati da un coraggio invincibile, da una intrepidezza a tutta prova, per dare testimonianza di Gesù Cristo che li inviava a predicare il Suo insegnamento…

(stralcio testo tratto dalla pagina “La lotta della Chiesa nell’Impero romano“)

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Miracolo di Pentecoste, Fidelis Schabet, 1867. (Wikipedia – Pubblico dominio)

Omelia di padre Raniero Cantalamessa (11-05-2008) tratta da: lachiesa.it

Lo Spirito Santo, motore della vita cristiana

A tutti è capitato di osservare qualche volta la scena di un’auto in panne con dentro l’autista e dietro una o due persone che spingono faticosamente, cercando inutilmente di imprimere all’auto la velocità necessaria per partire. Ci si ferma, si asciuga il sudore, e ci si rimette a spingere… Poi improvvisamente, un rumore, il motore si mette in moto, l’auto va, e quelli che spingevano si rialzano con un sospiro di sollievo. È un’immagine di ciò che avviene nella vita cristiana. Si va avanti a forze di spinte, con fatica, senza grandi progressi. E pensare che abbiamo a disposizione un motore potentissimo (“la potenza dall’alto”!) che aspetta solo di essere messo in moto. La festa di Pentecoste dovrebbe aiutarci a scoprire questo motore e come si fa a metterlo in azione.

Il racconto degli Atti comincia dicendo: “Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. Da queste parole deduciamo che la Pentecoste preesisteva… alla Pentecoste. C’era già, in altre parole, una festa di Pentecoste nel giudaismo e fu durante tale festa che scese lo Spirito Santo. Non si capisce la Pentecoste cristiana, senza tener conto della Pentecoste ebraica che l’ha preparata. Nell’Antico Testamento sono esistite due interpretazioni della festa di Pentecoste. All’inizio era la festa delle sette settimane, la festa del raccolto, quando si offriva a Dio la primizia del grano, ma successivamente, e certamente al tempo di Gesù, la festa si era arricchita di un nuovo significato: era la festa del conferimento della legge sul monte Sinai e dell’alleanza.

Se lo Spirito Santo viene sulla Chiesa proprio il giorno in cui in Israele si celebrava la festa della legge e dell’alleanza, è per indicare che lo Spirito Santo è la legge nuova, la legge spirituale che suggella la nuova ed eterna alleanza. Una legge scritta non più su tavole di pietra, ma su tavole di carne, che sono i cuori degli uomini. Queste considerazioni fanno sorgere subito una domanda: noi viviamo sotto la legge vecchia o sotto la legge nuova? Compiamo i nostri doveri religiosi per costrizione, per timore e per abitudine, o invece per intima convinzione e quasi per attrazione? Sentiamo Dio come padre o come padrone?

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Concludo con una storia. All’inizio del secolo una famiglia del sud Italia emigra negli Stati Uniti. Non avendo abbastanza denaro per pagarsi i pasti al ristorante, portano con sé il vitto per il viaggio, pane e formaggio. Col passare dei giorni e delle settimane il pane diventa raffermo e il formaggio ammuffito; il figlio a un certo punto non ne può più e non fa’ che piangere. I genitori tirano fuori allora i pochi spiccioli rimasti e glieli danno perché si goda un bel pasto al ristorante. Il figlio va, mangia e torna dai genitori tutto in lacrime. “Come, abbiamo speso tutto per pagarti un bel pranzo e tu ancora piangi?” “Piango perché ho scoperto che un pranzo al giorno al ristorante era compreso nel prezzo, e noi abbiamo mangiato tutto il tempo pane e formaggio!”. Molti cristiani fanno la traversata della vita a “pane e formaggio”, senza gioia, senza entusiasmo, quando potrebbero, spiritualmente parlando, godere ogni giorno di ogni “ben di Dio”, tutto “compreso nel prezzo” di essere cristiani.

Il segreto per sperimentare quella che Giovanni XXIII chiamava “una nuova Pentecoste” si chiama preghiera. È lì che scocca la “scintilla” che accende il motore! Gesù ha promesso che il Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono (Lc 11, 13). Chiedere, dunque! La liturgia di Pentecoste ci offre espressioni magnifiche per farlo: “Vieni, Santo Spirito…Vieni, padre dei poveri, vieni datore dei doni, vieni luce dei cuori. Nella fatica riposo, nella calura riparo, nel pianto conforto. Vieni, Santo Spirito!“.