Natuzza Evolo nacque in questo piccolo centro calabrese, Paravati in provincia di Vibo Valentia, il 23 agosto 1924, e sin dall’adolescenza ebbe visioni dell’aldilà, diventando testimone di visioni e di colloqui con le anime dei defunti, oltre che con la Vergine e con Gesù.
Nel corso degli anni cominciò a sperimentare ulteriori doni mistici, rivivendo in ogni Venerdì Santo la passione del Signore e ricevendo sulla propria carne le stimmate dei chiodi. Le croste delle stimmate hanno spesso mostrato immagini di ostie e di volti di Gesù, mentre il sangue uscito dalle ferite componeva delle scritte e dei disegni sacri sulle lenzuola. Anche le sue bilocazioni e la capacità di preveggenza sono state testimoniate da innumerevoli persone.
Sposa e madre di cinque figli, ha sempre proseguito in silenzio e umiltà la sua missione, in stretta obbedienza ai vescovi che si sono succeduti nella diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea.

La mistica calabrese Natuzza Evolo, morta in concetto di santità il primo novembre 2009, era particolarmente legata agli spiriti celesti.
Anzi riguardo a tutto il suo apostolato esterno di soccorso alle tantissime persone che si rivolgevano a lei per consigli ed aiuto, si può certamente dire che esso si basava soprattutto sul dono di Dio di poter vedere costantemente oltre il proprio angelo custode anche gli spiriti celesti di coloro che si rivolgevano a lei, Natuzza ha sempre affermato che la profondità delle sue risposte e dei suoi consigli provenivano non dalle proprie capacità ma dall’essere in contatto con gli angeli di Dio.

Melchior Paul von Deschwanden – L’angelo custode custodisce il sonno di un bambino – Wikipedia, pubblico dominio

Il professor Valerio Marinelli, docente universitario di ingegneria, da tutti riconosciuto come il maggior biografo della mistica calabrese dichiara: “In numerosissime occasioni ho personalmente constatato come Natuzza, dopo che le si è posto un quesito, attenda qualche attimo prima di rispondere, fissando spesso lo sguardo non sulla persona che le parla, ma su un punto vicino ad essa, ma soprattutto ho riscontrato come davvero ella è capace di dare immediatamente risposte illuminanti su questioni complesse e difficili sulle quali chi la interroga spesso non sa nulla, ed alle quali sarebbe arduo rispondere anche dopo lunghe riflessioni.
Natuzza centra immediatamente il problema e ne suggerisce la soluzione, quando vi è una soluzione; moltissime volte ho potuto poi verificare, certe volte non subito ma dopo un intervallo più o meno lungo di tempo, come davvero lei aveva ragione ed aveva risposto ottimamente.
Questa velocità di giudizio su problemi di cui lei, obiettivamente, non possiede, dal punto di vista umano, gli elementi di giudizio, l’acutezza, l’intelligenza, la sinteticità e semplicità delle sue risposte, sono, a mio parere, del tutto eccezionali e superumane, tanto che credo esse possano costituire una valida prova della sua reale capacità di colloquiare con gli angeli, spiriti puri ai quali sempre i Dottori della Chiesa hanno attribuito intelligenza superiore, potenza e santità”.
Natuzza afferma che ognuno di noi ha un angelo custode personale, che ci assiste durante tutta la nostra esistenza, ed anche oltre la vita terrena, solo dopo il raggiungimento della meta finale il nostro angelo custode ritorna al posto suo originario nella gloria del Padre. 

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La signora Anna Suriano di Vibo Valentia ha narrato: “Una sera ero disperata perché mio figlio stava molto male, con delle difficoltà respiratorie. Mi misi ad invocare Natuzza dicendole: “Natuzza, tu tutti aiuti, prega anche per mio figlio, manda l’angioletto per aiutarlo!”. Poi mi addormentai, ma, nel corso della notte, mi svegliai e vidi proprio in un angolo della stanza, un bambino meraviglioso, vestito di bianco, più bello di tutti i bambini belli che avessi mai visto, scendere lentamente verso il basso, come se galleggiasse in aria. Aveva le ali ed una candela accesa nelle mani. Io esclamai: “Aiuta, aiuta il bambino mio!”. E lui subito sparì. In seguito Natuzza mi spiegò che era l’angioletto di mio figlio che si era fatto vedere per tranquillizzarmi”.

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Fra le pagine rinvenute di Don Giovanni Capellupo, confessore di Natuzza, abbiamo questa testimonianza sul rapporto della donna con gli spiriti celesti: “Natuzza mi ha detto: “Sabato sera 22 giugno 1946 ho visto la Madonna e le domandai di darmi una risposta. Mi rispose: “Fra un momento ti manderò l’angelo custode e ti riferirà quello che io ho detto a lui”. Poi le domandai perché non mi diceva più niente e mi rispose che se ne doveva andare. Le domandai perché non mi dava la benedizione come le altre volte e se il motivo era dovuto a qualche peccato e mi rispose di mantenermi sempre nello stesso modo che mi avrebbe sempre dato la santa benedizione. Poi scomparve. Era sollevata qualche mezzo metro in mezzo alla camera ed io ero vicino alla finestra. Dopo un poco è apparso l’angelo. Appena l’ho visto mi sono spaventata e lui mi disse: “Calmati, non aver paura. Io sono l’angelo custode. Tu vuoi bene a Gesù?”. “Sì”, ho risposto. “Tu vuoi bene alla Madonna?”, “Sì”, ho risposto. “Anche loro ti hanno voluto e ti vogliono bene”, poi, in riferimento alle domande di un giovane mi disse: “Nessuno meglio di me può leggere il suo pensiero. Il suo ideale e tutti noi piace, ma è molto complicato”. La Madonna ha detto riguardo a questo giovane: “Vuole essere fedele con la Madonna e con Gesù, ma deve offrire realmente il suo cuore, affinchè tutto quello che lui vuol fare venga confermato da Gesù Cristo. Che preghi, dia buoni esempi, sia umile e caritatevole, dimostrando così di essere figlio fedele a Dio e alla Madonna”.
Poi l’angelo mi disse ancora: “Vi sono in Cielo più padri e madri che non zitelle. I santi si possono fare pure nelle grotte”. Poi a me disse: “Sii sempre buona, umile e caritatevole”. Io ho risposto: “Se sono povera come posso fare la carità?” e l’angelo, sorridendo, mi rispose così: “E’ meglio essere povera di ricchezze terrene e non di animo e di fede. Prega per tutto il mondo. E’ la migliore carità. Diglielo a tutti i fedeli di Maria che preghino se vogliono che il divin Re Salvatore dia soddisfazione ai loro cuori”. Poi gli domandai quale angelo era e mi rispose che era l’angelo custode del giovane e scomparve”.

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Una volta un padre gesuita volle conoscere Natuzza e si recò da lei in incognito, indossando degli abiti civili. Parlò di vari argomenti e poi, dopo averle detto che stava per sposarsi, le chiese un consiglio ed un parere sulle sue imminenti nozze. Natuzza allora si alzò in piedi e, inchinandosi, gli baciò la mano. Il gesuita, stupito per quel gesto, chiese spiegazioni e Natuzza gli rispose: “Voi siete un sacerdote”. Il prete replicò che non era vero ma Natuzza aggiunse: “Vi ripeto che siete un sacerdote, un sacerdote di Cristo; lo so perché quando sete entrato ho visto che l’angelo vi dava la destra. Mentre con tutti gli altri l’angelo è alla sinistra”.

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La signora Carmela D’Amato di Vibo Valentia ha dichiarato: “Domenica 11 dicembre 1988 Natuzza mi diede una lettera chiusa, pregandomi di leggergliela. La aprii e vidi che si trattava di una lettera in francese, che le avevano mandato da un monastero del Carmelo. Io lessi il testo ad alta voce, e, con mia grande meraviglia, ebbi a constatare che Natuzza, come un’interpete simultaneo, subito dopo la mia lettuta di ogni singola frase, dava la traduzione italiana perfetta, senza omettere alcuna parola. La signora in questione riporta il testo francese di tale lettera e indubbiamente si notano alcune parole difficili da tradurre senza dizionario, anche per chi ha studiato bene il francese a scuola. Natuzza, come è noto, era analfabeta e a stento parlava la lingua italiana, figurarsi il francese!

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Sempre il professor Marinelli afferma: “Il 25 – 6 – 1985 Natuzza ci ha detto: “Io vedo l’angelo custode di quasi tutte le persone che vengono da me. Di alcuni non lo vedo, o non lo vedo sempre, ma questo non vuol dire che l’angelo non c’è, ma per motivi che non conosco non si fa vedere da me. Io ripeto solo quello che l’angelo mi dice. Ad esempio se una mamma mi chiede talvolta: “Di che è morto io figlio?”, e dice questo per provarmi, l’angelo mi risponde: “Lei lo sa già!”, ed io dico a quella persona: “Voi lo sapete”.
Natuzza afferma di vedere gli angeli sotto forma di bambini bellissimi, luminosi, sollevati da terra. Questa visione è molto simile all’angelo come, già abbiamo visto, veniva descritto da santa Francesca Romana. Inoltre Natuzza, come faceva anche Padre Pio, esorta le persone che a lei si rivolgono, di chiedere il suo aiuto e le sue preghiere tramite il proprio angelo custode. 

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La professoressa Tita La Badessa di Vibo Valentia a questo riguardo ricorda: “Un giorno io ero preoccupatissima perché mia madre, che era ammalata, si trovava a Milano presso un mio cugino ed io non riuscivo a telefonarle: il telefono risultava sempre occupato. Temetti che forse avevano ricoverato d’urgenza in ospedale mia mamma. Natuzza si trovava in vacanza e non era ancora rientrata a Paravati. Allora io pregai il mio angelo custode: “Diglielo tu a Natuzza che sono disperata!”. Dopo un po’ mi sentii pervadere da una tranquillità interiore, come se vi fosse qualcuno a dirmi: “Stai calma”, e mi venne in mente che forse il telefono di mio cugino era semplicemente fuori posto. Dopo cinque minuti mi telefonarono i miei parenti da Milano e mi spiegarono che il loro telefono, a loro insaputa, era fuori posto, e non era accaduto nulla di grave. Quando poi vidi Natuzza le dissi: “L’altro giorno vi ha chiamato l’angioletto?”. E lei: “Sì, mi ha detto: “Tita ti invoca, è preoccupata!”. Hai visto che si è sistemato tutto! C’è bisogno che ogni volta ti agiti tanto?”. Sempre la professoressa La Badessa: “Una notte rimasi sola a casa e, poiché era la prima volta che dormivo sola, ero inquieta. Non sapevo cosa fare e accendevo la luce ela spegnevo. Poi decisi di mettermi a letto, ma poichè non riuscivo ad addormentarmi,. Presi le carte e mi misi a giocare da sola, ma l’inquietudine non voleva andarsene. Ad un certo punto, oltre la mezzanotte, dissi al mio angelo custode: “Angioletto, vaglielo a dire a Natuzza, che non ce la faccio più!”. Poco dopo, di colpo, mi sentii serena ed anzi mi sembrò di percepire la presenza di Natuzza. Mi sembrò anche se non la vedevo con gli occhi che lei si fosse seduta sopra la poltroncina accanto al mio leto e che avesse i piedi incrociati, come usa lei, e con le braccia conserte. Mi rilassai ed a poco a poco mi addormentai. Quando poi incontrai Natuzza in carne ed ossa, le chiesi se fosse veramente venutad a me, ed ella mi rispose: “L’angelo mi ha svegliato mentre dormivo. Svegliati, svegliati, Tita ha bisogno di te e t’invoca”, così sono venuta da voi e vi ho fatto compagnia, finchè non vi siete addormentata”. “Ma eravate seduta sulla poltroncina?”. “Sì”. 

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Il dottor Salvatore Nofri di Roma testimonia: “Ero nella mia abitazione di Roma, inchiodato a letto da diversi giorni a causa di una lombosciatalgia che non mi consentiva di camminare. Depresso ed amareggiato per essere impossibilitato di andare a trovare mia madre, ricoverata in ospedale, la sera del 25 settembre 1981, alle ore ventuno e trenta, dopo aver recitato il Rosario, pregai il mio angelo custode di andare da Natuzza. Mi rivolsi a lei con queste precise parole: “Ti prego, vai a Paravati da Natuzza, dille di pregare per mia mamma e di darmi, con un segno a suo piacere, la conferma che tu mi hai obbedito”. Non erano trascorsi cinque minuti dall’invio dell’angelo che percepii un meraviglioso, indefinibile profumo. Ero solo, nella camera non c’erano fiori, ma io, per oltre un minuto, respirai profumo: come se una persona, vicino al mio letto, dalla destra, alitasse profumo verso di me. Commosso ringraziai l’angelo e Natuzza con cinque Gloria”.

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La signora Silvana Palmieri di Nicastro asserisce: “Conoscevo Natuzza da qualche anno e sapevo ormai che ogni qualvolta avessi bisogno della sua intercessione per una grazia, potevo rivolgermi a lei con fiducia. Nel 1968, mentre eravamo a Baronissi (SA) in villeggiatura, durante la notte mia figlia Roberta venne colta da un improvviso malore. Preoccupata mi rivolsi al mio angelo custode affinchè potesse avvisare Natuzza. Dopo circa venti minuti la bimba stette già meglio. Al nostro ritorno dalla villeggiatura andammo a trovare, come è nostra abitudine, Natuzza. Lei stessa, ad un certo punto disse, specificandomi l’ora, di aver ricevuto la mia chiamata tramite l’angioletto. Tante altre volte questo si è verificato, ed ogni volta che ci siamo riviste, è stata sempre lei a dirmi di aver ricevuto i miei pensieri per lei”.

Stralcio tratto dall’articolo di don Marcello Stanzione scritto su: pontifex.roma.it

Foto di bernswaelz da Pixabay

LA CHIESA E NATUZZA 

Eppure, in un passato ormai lontano, l’atteggiamento della Chiesa non era favorevole a Natuzza. Anche lei, purtroppo, come Padre Pio e altre personalità mistiche, nel 1940 ha subito la sfortuna di una “diagnosi a distanza” di padre Agostino Gemelli, che, pur non avendola mai incontrata, l’ha bollata ugualmente come isterica. Gemelli consigliava al vescovo Paolo Albera di tenersi lontano, indifferente, sostenendo che in questo modo i suoi fenomeni sarebbero svaniti.

Svanirà invece la prudente diffidenza delle autorità ecclesiastiche, di fronte all'”ottima impressione” ricevuta dalla vita umile, povera e obbediente di Natuzza. Come ha detto, dopo averla conosciuta, un gran fustigatore dei costumi come il gesuita padre Bartolomeo Sorge, ex direttore de «La Civiltà Cattolica», «l’umiltà, se uno ce l’ha, traspare anche se sta zitto. Se uno non ce l’ha, anche se dice ad alta voce “sono umile”, si capisce che è un gran superbo.
Natuzza è un’anima umile e questo è il segno della presenza di Dio… Il secondo aspetto che mi ha colpito davvero molto è la sua preghiera, lo spirito di adorazione e di amore che questa donna offre al Signore. Quando questi due elementi vanno insieme, si può stare tranquilli che c’è un’opera di Dio sostanziale».
Il nuovo vescovo di Mileto, monsignor Domenico Tarcisio Cortese, più volte ha espresso pubblicamente il suo giudizio estremamente positivo su Natuzza, sottolineando come sia «una donna di pazienza, di grande fede, che obbedisce alla Chiesa e non si è mai lasciata strumentalizzare dal denaro, non ha mai ceduto a questa tentazione che avrebbe potuto renderla miliardaria, con le folle che vanno da lei… Natuzza non costituisce un problema per la Chiesa, il problema è semmai la gente che va da Natuzza, perché spesso le chiedono di tutto e di più. Io penso che la maggior parte delle persone escano dalla sua casa con una serenità di spirito che non facilmente si ottiene andando dai padri spirituali. E quindi una persona che va molto rispettata».

NATUZZA EVOLO, MISTERO DEL TRASCENDENTE

È una donna semplice e umile, povera e nascosta, che da circa settant’anni è un simbolo vivente della fede cristiana, vive in un orizzonte di amore e di sofferenza, possiede doni e carismi straordinari, misteriosi e unici, dei quali è ignara spettatrice e docile strumento.
Questa donna che non è mai andata a scuola, non sa leggere né scrivere e parla con influssi dialettali, ha tut tavia una capacità assolutamente naturale e spontanea di comprendere in profondità i problemi che le ven gono prospettati dai suoi interlocutori. Lei entra nella loro anima, nelle loro menti e nei loro cuori. Ha il dono di saper scrutare nelle coscienze.
Questa donna, fin da quando era bambina, ha un continuo colloquio con il suo angelo custode, che la guida, la ammonisce, la consiglia, le fa conoscere anche gli angeli protettori delle persone che incontra e con le quali parla, permettendole così di dare risposte che solo una persona colta potrebbe dare. Ha quindi il dono delle visioni angeliche, e il suo è anche un raro caso di “possessione” angelica.
Questa donna, in particolari momenti della sua vita e quando cade in estasi, ha apparizioni e colloqui diretti con Gesù e con la Madre di Dio, è visitata anche da santi e da anime elette della Chiesa. È un dono riservato solo alle autentiche personalità mistiche.
Questa donna ha visioni e colloqui con le anime dei defunti, che le appaiono in sembianze umane, presentandosi con il proprio nome e con particolari distinguibili solo dai parenti. La frequenza di contatti è assolutamente sbalorditiva rispetto ai casi studiati nella storia di alcuni grandi santi. Ha così il modo di esercitare una enorme funzione consolatoria, perché ricuce quel legame umano che la morte ha interrotto.
Questa donna, che ovviamente non conosce nulla di medicina, ha tuttavia il dono della illuminazione diagnostica, perché è in grado di stabilire immediatamente una diagnosi, suggerire un farmaco o la necessità o meno di subire un’operazione chirurgica.
Questa donna ha la facoltà di “bilocarsi”, di poter cioè apparire persino a centinaia di chilometri di distanza, spesso anche con un aspetto completamente reale e addirittura producendo azioni fisiche nella casa da lei “visitata”.
Questa donna ha il carisma delle guarigioni prodigiose mediante la preghiera, ha il carisma della profezia, e quello di poter parlare lingue sconosciute.
Questa donna che, lo ripetiamo, è analfabeta, possiede la facoltà dell’emografia, della scrittura con il sangue, attraverso la spontanea e strabiliante apparizione di frasi a carattere sacro, anche in lingue straniere, su oggetti (magliette, fazzoletti, garze) che vengono a contatto con il sangue da lei trasudato.

Questa donna vive sulla sua carne tutte le sofferenze mistiche, dalle stigmate ai tremendi patimenti della Passione del Cristo, dalle malattie non decifrabili alle vessazioni diaboliche, dai dolori fisici a quelli morali e spirituali.
Questa donna ha il dono del “profumo mistico”, che viene spesso percepito anche a distanza, nei suoi viaggi bilocativi.
Questa donna, infine, che in tutti questi settant’anni ha incontrato alcuni milioni di persone che hanno bussato alla sua porta, ha il dono della conversione delle anime, che è forse il fine ultimo della sua missione.

Stralcio testo tratto dalla pagina: apparizioni.com sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…