Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Occhi di donna (tre poesie)

Occhi di donna, tormento e panacea per l’uomo…

,

Amo i tuoi occhi

Amo i tuoi occhi, che di me pietosi,
sapendo che il tuo cuore mi disdegna,
hanno preso il lutto e amabilmente tristi
guardano con affetto la mia pena.
E meglio non sa il sole mattutino
ravvivare le gote dell’oriente,
né la lucente stella della sera
offrire maggior gloria allo smunto tramonto,
quanto gli occhi tormentati tuoi al viso.
Oh, lascia dunque che il tuo cuore sia
per me triste, perché ti fa il dolore
più bella, e sii tu a me pietosa.
Io giurerò che la Bellezza è bruna,
vane le donne che non ti somigliano.

William Shakespeare (Sonetto CXXXII)

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Agli occhi della duchessa di Beaufort

Questi non sono occhi, sono piuttosto dèi
che un potere assoluto hanno anche sopra i re.
Dèi? No, piuttosto cieli, e come i cieli hanno
agile il movimento ed il colore blu.

Cieli? No, bensì soli, chiaramente radiosi,
i cui raggi brillanti ci offuscano la vista.
Soli? No, sono folgori d’incognita potenza,
sono presaghi segni degli strali d’Amore.

Ché se fossero dèi, tanto male farebbero?
E se cieli? Uniforme sarebbe il loro moto.
Due soli? Non si può, poiché unico è il sole.

Folgori? No, ché questi a lungo e troppo splendono.
E tuttavia dichiaro, al fine di spiegarmi,
che occhi sono, dèi, sono cieli, soli, folgori.

Honorat Laugier de Porchère

..

occhi1.

Sugli occhi della sua amata

I suoi occhi colmi d’ardore! Che brace? Carbonchio ardente.
Nemmeno: sono un lampo che sfolgora nell’aria
e corre dai suoi occhi fino ai miei.
Non lampi: sono dardi di cui è solita vantarsi,

con cui suole pagare in contanti il tributo d’amore.
Non frecce: soli, con i quali ella pretende
l’altrui luci offuscare, e che nessuno vede
senza poi dover essere punito. Non soli, no, ma stelle

scese dal cielo della sua fronte. No! Cosa vedo splendere?
non è così umida la brace; il carbonchio così non brilla
né ha tal forza il lampo; né il dardo così rallegra;

né così forte è il sole; né così una stella può splendere.
Ma perché mai noi uomini folli guardiamo quelli prima
del carbonchio, del lampo, della freccia, del sole e delle stelle?

Philippe von Zesen

 

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