Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)
28 gennaio e 7 marzo, San Tommaso d’Aquino

28 gennaio e 7 marzo, San Tommaso d’Aquino

Tommaso, nato verso la fine del 1225 dal conte d’Aquino, nel castello di Roccasecca, all’età di 18 anni, contro la volontà del padre e addirittura inseguito dai fratelli che avrebbero voluto sequestrarlo, entrò nell’ordine dei Predicatori di S. Domenico.
Completò la sua formazione a Colonia, alla scuola di S. Alberto Magno, e poi a Parigi.
Nello studio parigino da studente divenne docente di filosofia e teologia. Tenne cattedra anche ad Orvieto, Roma e Napoli.

Diego Velázquez – Tentazione di San Tommaso – Wikipedia, pubblico dominio

Mite e silenzioso (a Parigi lo avevano soprannominato “il bue muto”), obeso di costituzione, contemplativo e devoto, rispettoso di tutti e da tutti amato, Tommaso era soprattutto un intellettuale. Costantemente immerso negli studi, perdeva facilmente la nozione del tempo e del luogo: durante una traversata in mare non avvertì neppure la terribile burrasca e il forte rollio della nave sbattuta dai flutti, tant’era immerso nella lettura.
Ma le sue non furono letture sterili né fine a se stesse. Il suo motto, “contemplata aliis tradere”, partecipare agli altri i frutti della propria riflessione, si tradusse in una mole di libri che hanno del prodigioso, se si tiene presente che la morte lo colse all’ancor giovane età di 48 anni. Morì infatti all’alba del 7 marzo 1274, nel monastero cistercense di Fossanova, mentre si recava al concilio di Lione, convocato dal B. Gregorio X.
L’opera sua più celebre è la Summa Theologiae, dallo stile semplice e preciso, di una chiarezza cristallina, unita a una straordinaria capacità di sintesi.
Quando Giovanni XXII lo iscrisse nell’albo dei santi, nel 1323, a quanti obiettavano che Tommaso non aveva compiuto grandi prodigi nè in vita nè dopo morte, il papa rispose con una frase famosa: “Quante proposizioni teologiche scrisse, tanti miracoli fece“.
Il primato dell’intelligenza, la chiave di volta di tutta l’opera teologica e filosofica del Dottore angelico (come venne denominato dopo il XV secolo), non si risolveva in un astratto intellettualismo, fine a se stesso. L’intelligenza è condizionata e condizionante l’amore. “Luce intellettual piena d’amore amor di vero ben pien di letizia…”, così Dante, uno dei primi tomisti, traduce in poesia il concetto tomistico di intelligenza-beatitudine…

Stralcio testo tratto dalla pagina: enrosadira.it sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

Domenico Ghirlandaio – Madonna con Bambino in trono tra angeli e santi – Galleria degli Uffizi, Firenze – Wikipedia, pubblico dominio

San Tommaso sostiene che non esiste nessun conflitto tra ragione e rivelazione, poiché queste non sono che due vie d’accesso alla conoscenza della verità, la quale è solamente una. La filosofia è autonoma nell’oggetto e nel metodo ed il suo compito è quello di indagare in modo il più possibile rigoroso l’universo fisico, la struttura dell’uomo e la totalità dell’essere e delle perfezioni trascendentali. Oggetto della teologia, di cui San Tommaso difende il carattere di scientificità, sono i contenuti della rivelazione, la quale è stata offerta all’uomo per sostenerlo nella conoscenza di verità per lui indispensabili, ma che sono irraggiungibili mediante il solo ausilio della ragione.
San Tommaso rifiuta la prova ontologica dell’esistenza di Dio che era stata proposta da Sant’Anselmo, perché essa presuppone la fede, senza la quale non è possibile una conoscenza chiara di Dio, ma soprattutto perché ogni dimostrazione può partire solamente dagli effetti a noi noti e non dalla causa.

Carlo Crivelli – San Tommaso d’Aquino – Wikipedia, pubblico dominio

Nonostante questo però egli propone una serie di cinque argomenti filosofici (cinque vie) grazie ai quali è a suo avviso possibile dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, senza dover quindi ricorrere alla fede.

1) Ogni potenza è a sua volta atto di un’altra potenza, non potendo ciò procedere all’infinito, deve necessariamente esistere un primo atto il quale non sia potenza, vale a dire Dio, motore immobile.

2) I fenomeni ne causano degli altri e sono contemporaneamente causati. Poiché non è possibile che ci sia una serie infinita di cause efficienti, deve esserci necessariamente una causa prima, e questa causa è Dio.

3) Le cose sono contingenti, vale a dire possibili, non necessarie, ed esistono in forza di cose che sono anch’esse contingenti. Ma se tutte le cose fossero solamente possibili, non esisterebbe nulla. Deve perciò esserci un qualcosa di non contingente, di necessario.

4) Tutti gli enti finiti possiedono un grado maggiore o minore di perfezione, ne consegue l’esistenza di un ente perfettissimo “che è la causa dell’esistenza, della bontà e di qualsiasi perfezione di tutti gli altri enti”.

5) L’universo opera secondo un fine che non è casuale. “Dunque c’è un essere intelligente che ordina le cose naturali al loro fine.”

Ovviamente il Dio che queste “cinque vie” ci indicano non è il Dio personale del Cristianesimo, ma è qui che interviene la fede, la quale completa la ragione e conferisce a Dio i tratti del Dio dei cristiani, in particolare la creatività e la provvidenza. Mentre, infatti, l’esistenza di Dio è una verità razionale, la sua essenza non può essere dimostrata dalla ragione ed è verità di fede.
San Tommaso accoglie da Aristotele l’istanza della teoria della conoscenza secondo cui tutti i concetti presenti nella nostra mente derivano dall’esperienza sensibile mediante un processo di astrazione, grazie al quale l’intelletto libera le rappresentazioni degli oggetti dai riferimenti spazio-temporali inerenti alle cose concrete. Dai concetti universali l’uomo può partire per costruire delle proposizioni che, sottomesse ai princìpi primi della conoscenza (in particolare al principio di non contraddizione), consentono di elaborare conclusioni scientifiche, nell’ottica della scienza deduttiva così come era stata impostata da Aristotele. Una provenienza aristotelica ha anche la dottrina dell’anima umana come forma sostanziale del corpo: in quanto unica forma dell’uomo, l’anima intellettiva svolge anche le funzioni di forma vegetativa e sensitiva.
Visto che dispone di operazioni estranee ai sensi (come l’autocoscienza e la conoscenza dell’universale), l’anima umana è caratterizzata da un suo essere autonomo, per cui non deve necessariamente perire assieme al corpo. E’ con un tale procedimento che l’aristotelismo viene accordato con la dottrina così importante per i cristiani dell’immortalità dell’anima, senza però ricorrere all’ammissione dell’esistenza in essa di conoscenze provenienti direttamente dal divino, come aveva fatto Agostino con la sua teoria, di stampo prettamente neoplatonico, dell’illuminazione. Nonostante questo molti sono nel pensiero di San Tommaso gli spunti di chiara origine neoplatonica, di cui questi si serve per rielaborare in modo personale alcuni aspetti della metafisica aristotelica.

San Tommaso d’Aquino – Wikipedia, pubblico dominio

Tipica è, in questo senso, la sua concezione di essenza ed esistenza, tra loro legate nel rapporto di potenza ed atto. E’ necessario distinguere tra l’essenza degli enti, vale a dire tra la loro possibilità, e la loro esistenza, cioè la loro attualità. Il passaggio dall’essenza e l’esistenza, cioè dalla possibilità all’attualità avviene per tramite di Dio, in cui “essenza ed esistenza sono la medesima cosa”.
San Tommaso ritiene incompleta l’etica di Aristotele, la quale riconduce la felicità dell’uomo alla massima attivazione della conoscenza intellettiva. Egli cerca di raggiungere una sintesi tra l’intellettualismo aristotelico ed il volontarismo cristiano. Volontà ed intelletto sono tra di loro strettamente legate, poiché dall’intelletto deriva la conoscenza del bene a cui la volontà deve tendere. Vi è una duplice felicità. La prima è quella raggiungibile dall’uomo mediante i suoi soli mezzi, cioè tramite l’utilizzo delle sue virtù morali ed intellettuali (virtù cardinali). La seconda forma di felicità, che è suprema e perfetta, risiede nella visione dell’essenza di Dio ed è raggiungibile mediante l’utilizzo di quei princìpi che Dio ha concesso all’uomo (virtù teologali). L’uomo possiede il libero arbitrio, il quale non è limitato dalla prescienza divina né dalla predestinazione. L’impegno politico deve mirare all’edificazione di una società che garantisca una pacifica convivenza tra gli uomini, perché ognuno possa vivere serenamente e dedicarsi al raggiungimento del fine ultraterreno dell’esistenza. L’autorità politica, quindi, deve operare al fine di subordinare le finalità terrene alla vita eterna.

Stralcio testo tratto dalla pagina: ildiogene.it  sulla quale vi suggerisco di continuare la lettura…

 

 

Benozzo Gozzoli – Trionfo di San Tommaso d’Aquino – Wikipedia, pubblico dominio

Tommaso è un nome biblico e deriva dall’aramaico To’ma che significa “uguale a se stesso”.

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Ricorrenze per i cattolici:

  • 29 dicembre in onore di san Tommaso Becket;
  • 3 luglio in onore di san Tommaso apostolo;
  • 28 gennaio in onore di san Tommaso d’Aquino;
  • 22 giugno si festeggia San Tommaso Moro;
  • 18 settembre, ricorrenza di San Tommaso di Villanova

Ricorrenze per gli ortodossi:

  • 6 ottobre in onore di san Tommaso apostolo,


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Varianti di Tommaso

Alterati: Tomaso, Tommasino, Tomasso, Tomasino, Tomassino, Tommassino, Tommasuccio,Tommasiello,
Ipocoristici: 
Maso, Masino, Massino.
Femminili: 
Tommasa, Tommasina, Tomasina, Tomassina, Tomasa, Masina
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In altre lingue

bielorusso: Тамаш (Tamash) 
bulgaro: Тома (Toma) 
catalano: Tomàs 
ceco: Tomáš 
croato: Toma 
ebraico: Teomo 
estone: Toomas 
finlandese: Tuomas 
francese: Thomas 
greco antico: δίδυμος (Didumos, Didymos) 
inglese: Thomas, Tom, Thom 
irlandese: Tomás 
islandese: Tómas
latino
: DIDYMVS (Didymus) , Thoma 

norvegese: Thomas , Tomas, Tom 
olandese: Thomas 
polacco: Tomasz 
portoghese: Tomás 
romeno: Toma 
russo: Фома (Foma) 
serbo: Тома/Toma 
slovacco: Tomáš 
sloveno: Tomaž 
spagnolo: Tomás 
svedese: Tomas 
ungherese: Tamás

 

 

vedi anche: San Tommaso descrive gli angeli