Nel cuore della Crociata del 1219, tra il finire di agosto e settembre, san Francesco d’Assisi raggiunse il campo musulmano per incontrare il Sultano d’Egitto, Melek-el-Kamel.
Francesco si trovava in Terra Santa durante una breve tregua tra Cristiani e Saraceni, determinato a portare non la guerra, ma l’annuncio del Vangelo.

Caravaggio – San Francesco in preghiera – Wikipedia, pubblico dominio
Molti, nel tempo, hanno fatto di san Francesco un simbolo di pacifismo universale, spesso fraintendendone il vero spirito. Francesco non era un portatore di pace vaga o neutrale, ma un uomo mosso dalla certezza della fede in Cristo, che si spogliava di tutto per annunciare la Verità che salva.
Giovanni Paolo II, nel suo storico incontro interreligioso del 24 gennaio 2002 ad Assisi, ne parlò come di un esempio di dialogo coraggioso, radicato in una fede ferma e viva.
Secondo la Leggenda Maggiore di san Bonaventura, Francesco, tredici anni dopo la sua conversione, decise di attraversare le linee nemiche per predicare il Vangelo al Sultano, nonostante il pericolo di morte. In quel periodo, infatti, era in vigore un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano riceveva in cambio un bisante d’oro.
Animato da coraggio e fiducia nel Signore, Francesco si incamminò con il frate Illuminato, compagno virtuoso. Lungo il cammino incontrarono due pecore, segno provvidenziale per Francesco, che disse:
«Abbi fiducia, fratello, perché si compie in noi la parola del Vangelo: Ecco, vi mando come agnelli in mezzo ai lupi».
Ben presto furono catturati dai soldati saraceni, insultati, picchiati e incatenati. Ma, guidati dalla Provvidenza, furono condotti dal Sultano, che li interrogò sull’identità e sulle intenzioni. Francesco rispose con fermezza:
«Sono stato mandato non da uomini, ma dal Dio Altissimo per indicare a te e al tuo popolo la via della salvezza e annunciare il Vangelo della verità».
Con parole di fuoco, predicò al Sultano il Dio uno e trino e Gesù Cristo, Salvatore del mondo. Con coraggio, forza e fervore tale da confermare la promessa del Vangelo:
«Vi darò parola e sapienza a cui nessuno potrà resistere» (Lc 21,15).
Colpito dalla fede e dal coraggio di Francesco, il Sultano lo ascoltò con interesse e lo invitò a rimanere nel suo palazzo. Ma Francesco gli propose un gesto radicale: accendere un grande fuoco, e verificare quale fede fosse la vera. Disse:
«Se tu e il tuo popolo vi convertirete a Cristo, io resterò con voi. Altrimenti, accendi un grande fuoco: io vi entrerò insieme ai tuoi sacerdoti, e così conoscerai quale fede è più santa. Se uscirò illeso, riconoscerai Gesù Cristo come vero Dio e Salvatore».
Il Sultano, pur ammirando il coraggio di Francesco, rifiutò per timore di sollevazioni tra il popolo. Offrì invece al frate preziosi doni, che Francesco rifiutò, preferendo restare fedele alla sua missione spirituale e al disprezzo delle ricchezze terrene. Questo gesto colpì profondamente il Sultano, che lo ammirò ancora di più e nutrì verso di lui un grande rispetto.

Giotto di Bondone – San Francesco davanti al Sultano (Prova del fuoco) – Wikipedia, pubblico dominio
L’incontro tra san Francesco e il Sultano non fu semplicemente un gesto di pace, ma l’espressione di una fede che, pur cercando il dialogo, non rinuncia alla verità.
Francesco fu portatore di una pace autentica, fondata su Cristo, e si fece esempio di un coraggio disarmato, capace di affrontare l’ostilità con la sola forza della fede.
.
vedi anche:
.
.




