Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra)

Galileo Galilei spiegò la peculiarità delle correnti tra Scilla e Cariddi

Fu il padre della scienza moderna a dare le prime notizie sull’onda di marea nello Stretto di Messina. Ne parla nel “Dialogo dei massimi sistemi”, l’opera che fu censurata dalla Chiesa.

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Forse pochi sanno che proprio l’opera galileiana che fu censurata dalla Chiesa, vale a dire il “Dialogo dei massimi sistemi”, oggi considerato il capolavoro della letteratura scientifica d’ogni tempo e d’ogni paese, contiene fra l’altro una riflessione sulle correnti marine in cui il grande studioso parla anche dello Stretto di Messina. Neppure Galilei dunque sfuggì alla contagiosa fascinazione di questo braccio di mare “dalle profondità oceaniche” tra la sicula sponda e quella calabra.

Il primo a trasmettere un’immagine dello Stretto, poetica e favolosa insieme, fu Omero, il leggendario aedo greco che contribuì a creare il mito di Scilla e Cariddi sin dall’antichità col narrare nell’”Odissea” il terribile impatto dell’eroe Ulisse con i due mostri marini.

Le memorabili correnti di marea descritte da Omero, e che tuttora fanno ribollire le acque dello Stretto di Messina, suggestionarono pure Virgilio, che le cita nell’”Eneide“, Dante Alighieri, che le menziona nella “Divina Commedia“, e altri ancora, come Paolo Diacono, Torquato Tasso e Hans Christian Andersen, il famoso scrittore di fiabe, giunto nel 1842 fin in Sicilia per osservare il portentoso fenomeno.
Ma fu proprio Galileo Galilei, poco impressionato da mitologia e letteratura, a dare del suddetto fenomeno una spiegazione scientifica. Nell’ultima parte del suo “Dialogo”, che si svolge in quattro giornate, Galilei espone l’argomento delle maree quale prova fisica del moto terrestre.

Si tratta, in realtà, di una prova erronea (non accettata oggi dalla scienza) e Galilei sbaglia a contestare la giusta intuizione di Keplero e di altri astronomi che è invece l’attrazione lunare a causare il fenomeno delle maree. Tuttavia, l’autore del “Dialogo dei massimi sistemi” ha l’indubbio merito di aver fornito le prime notizie sulla peculiarità delle correnti dello Stretto di Messina.
Galileo Galilei osservò che le acque interessate dall’onda di marea – a meno che non siano ostacolate da «montagne o argini molto rilevati», a causa dei quali «si alzerebbero e abbasserebbero senza moto progressivo» –, «corrono e ricorrono, senza mutare altezza, nelle parti di mezzo, come accade notabilissimamente nel Faro di Messina tra Scilla e Cariddi, dove le correnti, per la ristrettezza del canale, sono velocissime».


Nota biografica

Fisico e astronomo, Galilei fu soprattutto iniziatore del metodo sperimentale matematico, che da filosofo espose e da scienziato attuò. Nel 1589 Galilei ottenne la cattedra di matematica all’università di Pisa dove condusse varie ricerche sul moto dei gravi e scoprì la legge di isocronia delle piccole oscillazioni del pendolo. Quattro anni più tardi lo scienziato si trasferì a Padova e qui scrisse il “Trattato della sfera” (1592) e “Sul moto accelerato” (1604). Costruì, inoltre, una bilancia idrostatica per la misurazione della densità di un corpo, modificò e perfezionò il telescopio (1609) di cui si servì per le sue scoperte astronomiche: i satelliti di Giove, le fasi di Venere, i “mari” della luna, le macchie solari, l’anello di Saturno.

Galilei, come è noto, fu un sostenitore del sistema eliocentrico copernicano e per questo entrò in conflitto con la Chiesa cattolica che invece secondava le teorie geocentriche. Dopo la pubblicazione del “Dialogo dei massimi sistemi” (1632) lo scienziato pisano venne chiamato a Roma e sottoposto a un processo da parte dell’Inquisizione per eresia. Ormai anziano e cagionevole di salute, imprigionato e minacciato di tortura, Galilei alla fine decise di abiurare le sue tesi pubblicamente. Ciò non lo salvò comunque dal carcere. Lo scienziato fu condannato alla prigione a vita, ma poi gli venne concesso di scontare la pena nella sua villa di Arcetri, vicino a Firenze, dove passò gli ultimi anni della sua esistenza e dove morì nel 1642.

da un articolo di Sergio Palumbo su la Gazzetta del Sud

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